venerdì 31 luglio 2020

Storie per la scuola: "A spasso con BOB". Quando una donna, una chitarra e ... BOB ti salvano la vita

Gli "originali" BOB e James
Gli "originali" Bob e James 

Nessuno si salva da solo, neppure James Bowen.
In molti non ce la fanno, ma in ogni storia in cui, invece, qualcuno ci riesce c'è sempre un denominatore comune: le relazioni, quelle belle che ti cambiano la vita.

"A spasso con BOB" è una storia molto bella, a tratti commovente, che tocca con delicatezza argomenti importanti (la tossicodipendenza, prima di tutto): per questo è adatta ad alunni dai 10 anni in su, ma può piacere sicuramente anche agli adulti.

Ne esistono il libro e il film, quindi se ne può proporre sia la lettura che la visione in classe.




James è un tossicodipendente londinese, che vive da vagabondo rovistando nei cassonetti e suonando la chitarra per strada. 

È in cura da una bravissima psicoterapeuta, che lo sta aiutando nella difficile via della disintossicazione. La donna coglie l'ultima opportunità di salvarlo: lo toglie dalla strada e gli procura una casa, ma non può far altro, perché molto dipende dalla forza di volontà del paziente.

Entra in scena allora una graziosa ragazza dai capelli biondi, la nuova vicina di casa di James, che è il primo tassello di questo ventaglio, piuttosto esiguo, di relazioni.
L'occasione che permette ai due di conoscersi arriva però dal vero protagonista di questa storia:
BOB, un gatto randagio rosso, che si intrufola nella casa di James e da lui non vuole più staccarsi.

Inizia allora una relazione tutta particolare tra il ragazzo ed il gatto: lui esce per fare i suoi lavoretti saltuari o per suonare agli angoli delle strade e Bob non gli si stacca un secondo. Al mattino gli salta sulle spalle ed entrambi se ne vanno in giro per la città, sotto gli occhi divertiti della gente.


 
La "strana coppia" attira allora l'attenzione di un giornalista, che scrive la loro storia sul quotidiano locale.
 
Da quel momento la popolarità dei due cresce in tutta la città, e procede parallela alla vita difficile di James che, però, è prossima alla svolta e ad un inaspettato riscatto.

Curiosità: il gatto nel film è il vero BOB di questa simpatica vicenda



Insegnare vuol dire prima di tutto creare relazioni: la storia del piccolo Teddy e della maestra Thompson

Alunni con DSA e BES: il ruolo di una buona relazione insegnante ...

Una bellissima storia narrata da Elizabeth Silance Ballard.

Immaginiamo cosa sarebbe stato di Teddy se anziché il contatto con l'insegnato fosse stato dall'altra parte del monitor con la didattica a distanza.


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Mentre se ne stava davanti alla sua classe di quinta elementare, il primo giorno di scuola, la maestra disse ai bambini una falsità. Come la maggior parte degli insegnanti, guardò i suoi studenti e disse che lei li amava tutti allo stesso modo.

Tuttavia, ciò era impossibile perché lì in prima fila, accasciato sulla sedia, c’era un ragazzino di nome Teddy Stoddard. La signora Thompson aveva osservato Teddy l’anno precedente e aveva notato che non giocava serenamente con gli altri bambini…
I suoi vestiti erano disordinati e spesso avrebbe avuto bisogno di farsi un bagno. Inoltre, Teddy era scontroso e solitario.

Arrivò il momento in cui la signora Thompson avrebbe dovuto evidenziare in negativo il rendimento scolastico di Teddy; prima però volle consultare i risultati che ogni bambino aveva raggiunto negli anni precedenti; per ultima, esaminò la situazione di Teddy.

Tuttavia, quando vide il suo fascicolo, rimase sorpresa.
In prima elementare il maestro di Teddy aveva scritto: “Teddy è un bambino brillante con una risata pronta. Fa il suo lavoro in modo ordinato e ha buone maniere”.
Il suo insegnante, in seconda elementare, aveva scritto: “Teddy è uno studente eccellente, ben voluto dai suoi compagni di classe, ma è tormentato perché sua madre ha una malattia terminale e la vita in casa deve essere una lotta”.

Il suo insegnante di terza elementare aveva scritto: “La morte di sua madre è stata dura per lui e tenta di fare del suo meglio, ma suo padre non mostra molto interesse e, se non verranno presi i giusti provvedimenti, il suo contesto famigliare presto lo influenzerà”.
Infine l’insegnante del quarto anno aveva scritto: “Teddy si è rinchiuso in se stesso e non mostra più interesse per la scuola. Non ha amici e qualche volta dorme in classe”.
A questo punto, la signora Thompson si rese conto del problema e si vergognò di se stessa. Si sentì anche peggio quando i suoi studenti le portarono i regali di Natale, avvolti in bellissimi nastri e carta brillante, fatta eccezione per Teddy. Il suo dono era stato maldestramente avvolto nella pesante carta marrone di un sacchetto di generi alimentari.

La signora Thompson però aprì il regalo prima degli altri. Alcuni bambini cominciarono a ridere quando videro un braccialetto di strass con alcune pietre mancanti e una bottiglietta di profumo piena per un quarto, ma lei soffocò le risate dei bambini esclamando quanto fosse grazioso il braccialetto e mettendo un po’ di profumo sul polso.

Quel giorno Teddy Stoddard rimase dopo la scuola, giusto il tempo di dire: “Signora Thompson, oggi profumava come la mia mamma quando usava proprio quel profumo”.
Dopo che i bambini se ne furono andati, la signora Thompson pianse per almeno un’ora; da quel giorno si dedicò veramente ai bambini e non solo per insegnare loro le sue materie. Prestò particolare attenzione a Teddy e, con la sua vicinanza, la mente del piccolo iniziò a rianimarsi. Più lei lo incoraggiava, più velocemente Teddy rispondeva. Alla fine dell’anno, Teddy era diventato uno dei bambini più intelligenti della classe e, nonostante la sua bugia che avrebbe amato tutti i bambini in ugual modo, la maestra si accorse che Teddy divenne uno dei suoi “preferiti”.

Un anno dopo la fine della scuola, la signora Thompson trovò un biglietto sotto la porta: era da parte di Teddy; la lettera diceva che era stata la migliore insegnante che avesse mai avuto in vita sua. Passarono sei anni prima che ricevesse un altro messaggio da Teddy. Terminato il liceo, terzo nella sua classe, riferiva che la signora Thompson era ancora la migliore insegnante che avesse mai avuto in vita sua.

Quattro anni dopo, ricevette un’altra lettera, dicendo che quando le cose erano difficili, a volte, era rimasto a scuola, si era impegnato al massimo e ora si sarebbe presto laureato al college con il massimo degli onori. Confermava che la signora Thompson era sempre la migliore insegnante che avesse mai conosciuto in tutta la sua vita, la sua preferita.

Passarono altri anni e arrivò ancora un’altra lettera. Questa volta spiegava che dopo aver ottenuto la laurea, aveva deciso di andare avanti. La lettera spiegava che lei era ancora la migliore e preferita insegnante che avesse mai avuto, ma ora la sua firma era un po’ più lunga. La lettera riportava, in bella grafia, Dr. Theodore F. Stoddard.

Ma la storia non finisce qui. Arrivò ancora un’altra lettera quella primavera. Teddy scrisse che aveva incontrato una ragazza e stava per sposarsi. Spiegò che suo padre era morto un paio di anni prima e chiese alla signora Thompson di accompagnarlo al matrimonio facendo le veci della madre dello sposo.
Naturalmente, la signora Thompson accettò. E indovinate un po’ che fece?
Indossò proprio quel braccialetto, quello con gli strass mancanti, quello che Teddy le aveva regalato; fece anche in modo di mettere il profumo che la madre di Teddy indossava l’ultimo Natale che passarono insieme.
Si abbracciarono e il Dr. Stoddard sussurrò all’orecchio della signora Thompson:
“Grazie signora Thompson per aver creduto in me. Grazie mille per avermi fatto sentire importante e per avermi mostrato che avrei potuto fare la differenza.”
La signora Thompson, con le lacrime agli occhi, sussurrò: “Teddy, ti stai sbagliando. Sei tu quello che mi ha insegnato che potevo fare la differenza: non sapevo come insegnare fino a quando ti ho incontrato.”

Home Life, Elizabeth Silance Ballard, 1976.

lunedì 27 luglio 2020

Non chiamatela timidezza: il mondo viene portato avanti da chi parla poco e fa moltissimo - Di Alberto Pellai


Dalla pagina Facebook di Alberto Pellai:
https://www.facebook.com/Alberto-Pellai-607285592681142/

NON CHIAMATELA TIMIDEZZA 

Molte persone vengono considerate timide e introverse, quando in realtà sono semplicemente persone capaci di osservare in silenzio. Decidono di scegliere come e quando dare il proprio contributo. Si buttano meno nella mischia, non perché la temono. Ma perché attendono che la “mischia” diventi gruppo. 
Lì, all’interno di un gruppo, sanno sempre trovare il proprio posto e il proprio ruolo. Solitamente sono molto affidabili. 
Sono poco popolari, perché in questi tempi convulsi e sovraffollati si conquista consenso mettendosi in prima fila e alzando la voce, anche quando sarebbe meglio stare di lato e in silenzio. Se ci guardiamo intorno, vediamo che il mondo viene portato avanti proprio da chi parla poco e fa moltissimo.
C’è una maggioranza silenziosa che si è sempre fatta carico delle sorti di una nazione, di un popolo, della propria comunità. Lo fa perché è giusto farlo, perché nel farlo dà senso alla propria vita, perché è bello essere “belle persone”.
 Per questo definire queste persone “timide” è profondamente ingiusto. E sarebbe il caso di mostrare nei loro confronti anche una grande gratitudine. Invece, quasi sempre ci si dimentica di loro e ci si accalca nei luoghi dove gli urlatori sistemano i loro “scranni” e si costruiscono un podio, dal quale, urlando, si sentono potenti.
 C’è un’enorme differenza tra la prepotenza e la competenza. E non è certo una questione di timidezza. 
Se appartieni alla maggioranza silenziosa, questo messaggio e per te e per tutte le persone come te, con cui vorrai condividerlo.

 Grazie per esserci.

domenica 26 luglio 2020

"La degenerazione della scuola" - Di Umberto Galimberti


Il professor Galimberti non è nuovo ad esternazioni radicali, estreme, anche sul mondo della scuola. 

In questo video-intervista ha sferzate per tutti: per l'alternanza scuola lavoro, per l'educazione affettiva, per gli insegnanti, per i genitori, per l’istituzione scolastica in generale, per le scuole paritarie, per gli studenti (più o meno giovani). 

Chi ascolta si farà certo la sua idea; vero è che non mancano provocazioni e stimoli di riflessione molto interessanti da parte di uno dei più noti intellettuali italiani, sebbene spesso molto discusso.
Di ciò che dice riteniamo sia difficile condividere tutto, come anche è difficile rifiutare tutto.

Da ascoltare.

Segnaliamo anche un libro molto carino di Galimberti, scritto insieme ad Irene Merlini e Maria Luisa Petruccelli, edito qualche mese fa (settembre 2019) e utile per giovani studenti dagli 8 anni in su "che vogliono ragionare con la propria testa":

Perché? 100 storie di filosofi per ragazzi curiosi


Dalla panchina alla cattedra: personalizzare. Un racconto di Pep Guardiola, dall'esempio di Julio Velasco


In ambito scolastico sentiamo sempre parlare di personalizzazione e di individualizzazione dell'insegnamento, ma spesso non è immediato distinguere i due concetti.

Prima delle definizioni "libresche", che trovate in fondo all'articolo e che citiamo dal testo "Una scuola a misura dell'alunno", riportiamo il bellissimo esempio che il mitico allenatore di pallavolo, Julio Velasco, dà della personalizzazione, ovviamente riferita al contesto sportivo.
Ciò che rende ancora più affascinante l'aneddoto è che a raccontarlo è nientemeno che Pep Guardiola, coach del Barcellona e prima ancora talentuoso centrocampista. 

"Alla fine della mia carriera, quando ho lasciato il Barcellona dopo undici anni, sono andato in Italia. E un giorno, mentre ero a casa a guardare la tv, rimango impressionato da un'intervista: era l'allenatore del mitico team di pallavolo della nazionale italiana Julio Velasco. Sono rimasto affascinato dalle cose che ha detto e da come le ha dette, così alla fine ho deciso di chiamarlo.
Mi sono presentato: ‘Signor Velasco sono Pep Guardiola e mi piacerebbe invitarla a mangiare’. 
Lui rispose positivamente e così andammo a pranzo.
Mentre parlavamo mi rimase bene in mente un suo concetto: ‘Pep, quando deciderai di allenare dovrai avere chiarissima una cosa: non provare a cambiare i giocatori, i giocatori sono come sono. Ci hanno sempre detto che per il coach tutti i giocatori sono uguali, ma questa è la bugia più grande che esista nello sport. La chiave di tutto è saper toccare il tasto giusto. Nei miei giocatori di pallavolo per esempio c'è qualcuno a cui piace che gli parli di tattica e così stiamo 4/5 ore a parlarne, perché so che adora farlo. Qualcun altro invece dopo 2 minuti già si è stufato perché non gli interessa e non vuole parlarne più. Oppure qualcuno ama che parli di lui davanti alla squadra: del gruppo, delle cose buone o cattive, di tutto, perché così si sente importante. Altri no, non lo amano affatto, quindi portali nel tuo ufficio e digli quello che gli devi dire in privato. Questa è la chiave di tutto: trovare il modo. 
E questo non sta scritto da nessuna parte. E non è trasferibile. 
Ecco perché è così bello il nostro mestiere: le decisioni che ieri sono servite, oggi non servono più..."

Pep Guardiola

Per comprendere al meglio il significato dei due termini si richiama il testo "Una scuola a misura d'alunno. Qualità dell'istruzione e successo formativo" (2008) del prof. Massimo Baldacci in cui si legge che l’individualizzazione si riferisce a “quella famiglia di strategie didattiche il cui scopo è quello di garantire a tutti gli studenti il raggiungimento delle competenze fondamentali del curricolo, attraverso la diversificazione dei percorsi di insegnamento”, mentre la personalizzazione si riferisce a “quella famiglia di strategie didattiche la cui finalità è quella di assicurare ad ogni studente una propria forma di eccellenza cognitiva, attraverso possibilità elettive di coltivare le proprie potenzialità intellettive”.

Tratto da: "
Una scuola a misura dell'alunno.Qualità dell'istruzione e successo formativo"

giovedì 23 luglio 2020

Cinema e studenti: Billy Elliott, il film perfetto per i preadolescenti - Di Alberto Pellai

 

Billy Elliott non è solo un film, ma è anche un bellissimo trattato di psicologia della preadolescenza, utilissimo per chi sta crescendo un figlio nell’“età dello tsunami”.
È ideale per una visione condivisa tra genitori e figli, perché diverte, intrattiene e permette di aprire molti fronti di discussione tra genitori e figli.
 Il protagonista è un preadolescente, orfano di madre, che cresce con il padre e il fratello – entrambi minatori – e la nonna. Billy ha uno spiccato talento per la danza. Il padre, però, lo iscrive ad un corso di boxe, sport per il quale Billy non ha alcun interesse.
Un giorno, di nascosto dal padre e su invito di una amica, Billy  si inserisce – unico maschio –  nella classe di danza della palestra in cui invece suo padre vorrebbe che si formasse nella pratica dello sport con i guantoni.

Molte volte noi genitori costruiamo intorno al futuro dei nostri figli scenari e copioni che non appartengono ai nostri figli, ma a noi stessi. Il rischio diventa quello di non permettere ad un figlio di compiere il proprio processo di individuazione, non riuscendo perciò a diventare ciò che davvero vuole essere. Billy, nel film, diventa metaforicamente genitore del proprio genitore: gli mostra cosa significa sostenere la crescita, permette al padre di dargli in dotazione non solo radici e appartenenza, ma anche un paio di ali per volare verso il proprio destino. 

Se non lo avete visto Billy Elliot è un film imperdibile. E permette di trascorrere una magnifica serata insieme ai figli, a partire dai 9 anni.

Di questo bellissimo film esiste anche il libro, edito dalla BUR, per ragazzi, insegnanti e genitori.
  
Ecco di seguito tutti i riferimenti:

Libro in lingua italiana: Billy Elliott, di Melvin Burgess
Libro in lingua inglese: Billy Elliott, follow your dreams
Qui il film in DVD: Billy Elliott

martedì 21 luglio 2020

Concorsi scuola (incluso il TFA Sostegno): i migliori testi per prepararsi al meglio, con le nostre recensioni


Diciamo anzitutto che, in preparazione a qualsiasi concorso, e quindi anche ai concorsi scuola, avere buoni testi di riferimento può fare la differenza: se sono ricchi, ben organizzati, corredati da schemi e mappe rendono la vita, e il lavoro, del candidato molto più semplice.

Diciamo anche, fin da subito, che i testi più venduti, che vedremo in seguito nel dettaglio sono essenzialmente di due case editrici: EDISES ed EDIZIONI SIMONE

Libri che consentono di accedere alla normativa scolastica, ed è indispensabile per avere una buona preparazione a 360 gradi.

LEGISLAZIONE SCOLASTICA
Legislazione Scolastica (Italiano) Copertina flessibile – 30 marzo 2020
Ed. Simone: testo agile, chiaro e scorrevole; non approfondisce molto, ma permette di avere un quadro normativo chiaro, con le coordinate essenziali. La sezione on line ha qualche limite di funzionalità e di accesso, per cui la sua consultazione può risultare farraginosa.

Il testo, in 454 pagine, affronta in forma sintetica tutte le principali tematiche della legislazione e della normativa scolastica richieste nelle Avvertenze Generali (D.M. 95/2016): l'attuazione del dettato costituzionale; l'evoluzione della legislazione; l'organizzazione amministrativa (centrale e periferica) del Ministero dell'Istruzione; l'autonomia (didattica, organizzativa, amministrativa, contabile) delle istituzioni scolastiche; gli organi di governo della scuola; funzioni, poteri e responsabilità dei dirigenti scolastici. 
Ogni capitolo è completato da una batteria di quesiti a risposta multipla al fine di verificare il grado di apprendimento conseguito. Il volume è aggiornato alle più recenti novità normative

CONCORSO ORDINARIO
Si tratta senza dubbio del testo più diffuso. È articolato in sei volumi. Gli unici due limiti potrebbero essere il prezzo, anche se è giustificato dal numero enorme di pagine, e dalla quantità di informazioni che contengono: accade, difatti, che il corsista possa avere poco tempo per preparare il concorso e potrebbe avere bisogno di meno informazioni. Ecco, questo testo è molto dettagliato. In tantissimi lo acquistano per approfondire soltanto alcuni argomenti particolarmente importanti (ad esempio la normativa, i BES oppure per esercitarsi sui quesiti svolti), che sono trattati francamente molto bene. 

Questi i titoli dei sei volumi: i Test per la preselezione Scuola Infanzia e Primaria; Volume unico per la Scuola dell'Infanzia e Primaria; Avvertenze Generali (Parte generale) per tutte le classi di concorso; La prova orale per la Scuola dell'Infanzia e Primaria - Progettare e condurre una lezione efficace; La prova scritta della Scuola dell'Infanzia e Primaria: 265 quesiti svolti e 85 quesiti con punti chiave; La prova di Inglese per la Scuola dell'Infanzia e Primaria: manuale per la preparazione alle prove scritte e orali.


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L'editore è Guerini e Associati e la pubblicazione è recentissima (21 maggio 2020).
Manuale molto comodo perché raccoglie in un unico volume molti ccontenuti ed esempi pratici.
Nonostante le oltre 400 pagine, il prezzo è senza dubbio più accessibile rispetto ai KIT della Edises: 33 euro circa. La parte normativa sulle avvertenze generali è molto chiara e ben fatta (ci risulta che il curatore sia esperto del tema).

Si consiglia di affiancargli il secondo tomo, che contiene esempi pratici di progettazione curricolare e realizzazione interdisciplinare per UDA, con un prezzo ancora più contenuto, che è il seguente:

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Kit preselezione Scuola secondaria. Teoria e test per una preparazione completa alla prova preselettiva del concorso ordinario su posti comuni e di sostegno. Con software di simulazione. Con Video
Sui contenuti di questo testo vale quanto già detto più su rispetto all'omologo per la scuola primaria: testo molto articolato, ricco di contenuti ... ma costoso.
Anche questo Kit è composto da sei tomi: La Preselezione del concorso ordinario nelle Scuole Secondarie (Test commentati per la preselezione); Avvertenze generali (Manuale teorico sulla Parte generale); Capacità logiche, comprensione del testo, lingua inglese (Nozioni teoriche per capacità logiche e lingua inglese); Test commentati Avvertenze Generali (Test commentati normativa scolastica).


Concorso Scuola Parte Generale (Avvertenze GENERALI) - Manuale Completo
Testo piuttosto semplice e scorrevole. Nell'esposizione capita che ripeta parecchie volte lo stesso concetto nell'ambito di un medesimo capitolo, e questo può favorirne la memorizzazione con il rischio, però, di sembrare a volte dispersivo. 
Questa ricorsività alla fine di uno studio approfondito del libro non vi lascerà dubbi. 
Per quanto riguarda la prime due parti, quelle su psicologia, pedagogia e metodologie didattiche, il libro funziona benissimo; la terza parte, quella sulla legislazione scolastica, procede più velocemente e può essere utile integrarne i contenuti con qualche altro manuale o con un testo di legislazione scolastica.  



TFA SOSTEGNO
In questo caso segnaliamo un ottimo testo che Antonia Carlini, dirigente scolastica fortemente impegnata in attività di formazione, ha preparato come supporto alla preparazione per il concorso a posti di docente di sostegno e ai percorsi TFA di specializzazione

lunedì 20 luglio 2020

"Spazio alla scuola": una piattaforma per calcolare quanti studenti ci stanno in una classe, dalla Fondazione Agnelli


Un progetto di Fondazione Agnelli, Politecnico di Milano – BIMgroup, Università di Torino

Spazio alla Scuola è uno strumento pensato per aiutare le scuole a preparare la ripresa delle attività didattiche a settembre dopo l’emergenza dovuta al Covid 19. Sviluppato dalla Fondazione Agnelli con BIM Group del Politecnico di Milano e Università di Torino, fornisce ai dirigenti scolastici e ai loro collaboratori un supporto concreto per verificare la capienza degli spazi scolastici e programmare flussi scaglionati delle classi all’ingresso e in uscita.

Programmare il rientro a scuola per contenere il rischio.
Per la riapertura a settembre, ogni scuola dovrà ripensare aspetti della propria organizzazione per garantire la sicurezza nel rispetto delle indicazioni delle Linee Guida del Ministero dell’Istruzione e del Comitato Tecnico Scientifico.

Perché è utile "Spazio alla scuola?"

Configurare gli spazi didattici
Il distanziamento interpersonale obbliga a considerare la capienza e le possibili disposizioni interne delle aule e di tutti gli altri spazi che dovessero rendersi temporaneamente necessari per una didattica in sicurezza. Con Spazio alla scuola è possibile configurare ogni spazio didattico, inserendo le sue dimensioni, quelle degli arredi e il distanziamento che si intende garantire fra gli studenti e dalla cattedra. Il sistema calcola la capienza massima e la disposizione dei banchi che permette di ottimizzare lo spazio in base al distanziamento indicato.

Organizzare i flussi d’ingresso e uscita
Per ridurre il rischio di assembramenti e alleggerire i flussi di studenti all’interno della scuola è possibile scaglionare l’ingresso e uscita delle classi. Spazio alla Scuola permette di simulare diverse soluzioni per l’ingresso e/o l’uscita da scuola, stabilendo di volta in volta quali accessi e scale utilizzare e quali percorsi far seguire agli studenti per raggiungere gli spazi didattici. Ogni simulazione fornirà un’indicazione sul tempo necessario per un flusso di studenti in sicurezza. Si potranno confrontare le diverse soluzioni e individuare quella più adatta alle esigenze della scuola.

sabato 18 luglio 2020

Perché facciamo tanta fatica con la matematica? L’intelligenza numerica mortificata a casa e a scuola - Di Daniela Lucangeli


Questo video di Daniela Lucangeli ci introduce ad un argomento importantissimo e interessante: l'intelligenza numerica.

Cos'è? 
Ce lo spiega con l'esempio delle tre mucche, che dimostra che "il numero sta sotto ogni elemento", e la discriminazione della quantità è una abilità innata del bambino, che riconosce i numeri ancora prima dell'odore della madre.
Non solo: fin da piccolissimo il bambino riconosce le quantità in termini di "maggiore, minore, uguale".
Le ragioni di una così precoce e innata competenza sono evolutive: per proteggerci, sin dalla notte dei tempi, dovevamo sapere se avevamo di fronte tanti nemici o pochi nemici, se erano grandi o piccoli.
Per questo le categorie dello spazio e della quantità si sviluppano molto prima di quelle del linguaggio.

Ma se è così, perché facciamo così tanta fatica con i numeri?
Oltre alla capacità innata che ci contraddistingue, abbiamo bisogno di chi ci insegni adeguatamente a svilupparla; in questo caso abbiamo l'influenza fondamentale del fenotipo, cioè dell'ambiente, che è fatto di genitori, parenti, amici e ... insegnanti!
Ebbene, a fronte di un bambino che fin dai primissimi mesi utilizza le sue innate competenze numeriche, i nostri sistemi di istruzione iniziano a stimolarle sistematicamente solo in età scolare, in parte nella scuola dell'infanzia, poi in quella primaria. Ed è troppo tardi.

Difatti lo sviluppo motorio, con tutti gli stimoli annessi, e lo sviluppo del linguaggio avvengono immediatamente. Quello del calcolo no.

Molti di noi non ce la fanno con i numeri perché nell'età plastica di competenze hanno un vero e proprio abbandono educativo.

Una volta a scuola l'insegnamento della matematica avviene con il tramite del linguaggio, che rende le cose molto più complicate

Prima di lasciarvi all'interessantissimo, seppur breve, video di Daniela Lucangeli, che vale ore di aggiornamento, segnalo una serie di testi della stessa autrice:

- Intelligenza numerica nella prima infanzia. Attività per stimolare le potenzialità numeriche: dalla quantità alla numerosità



 

venerdì 17 luglio 2020

Film per studenti: “Ovunque tu sia, vai a scuola”: Il ragazzo che catturò il vento


La storia è tratta da una vicenda realmente accaduta, e questo la rende molto più interessante.

Un film da proiettare nelle scuole e da vedere in famiglia: è una storia di tenacia, miseria, intelligenza, disperazione e riscatto. E di scuola, soprattutto.


In un villaggio del Malawi le condizioni di vita si fanno critiche. La carestia, dovuta alla scarsità di pioggia, imperversa, e le morti di inedia si susseguono giorno dopo giorno. Chi può tenta la sorte e migra altrove; gli altri restano nel villaggio, razionando cibo ed energie, aggrappati alla speranza che le cose possano andare meglio.

La famiglia intorno a cui ruota la vicenda è quella dei Kamkwamba. Anche loro vivono nella miseria e coltivano come possono la poca terra che hanno. Gli sforzi, però, sono vani: le zolle sono aride e non cresce nulla. 


Ma tra loro c’è William, uno dei tre figli dei coniugi Kamkwamba.

Lui è diverso perché è andato a scuola. Ha potuto frequentare le lezioni per poco tempo, finché la famiglia è stata in grado di pagare la retta. Poi è stato espulso dall’istituto, ma di nascosto ha frequentato la biblioteca dove ha appreso nozioni di ingegneria elettronica sulla produzione di energia.


Quando tutto sembra perduto William gioca l’ultima carta: assemblando materiali di fortuna raccolti nella spazzatura, pezzi ricavato dalla bicicletta del padre e una dinamo della bici del suo insegnante di scienze, mette insieme un mulino a vento, che serve ad alimentare una pompa idraulica con cui estrae acqua dal pozzo. 

I campi possono così essere irrigati e coltivati tutto l’anno, cessa la carestia e il villaggio è salvo.


“Ovunque tu sia, vai a scuola”. Si conclude così questa bellissima storia, raccontata nelle memorie del vero William Kamkwamba, pubblicate nel 2010. 


In una conferenza TED del 2007, nel suo discorso disse: “I went to the library, I read a book about making a windmill. I tried it, and I made it”.


E questa sintesi racchiude tutto.


Il film è disponibile sulla piattaforma Netflix 

Di questo bellissimo film c'è anche il libro, consigliato come lettura a scuola

E c'è anche il libro in inglese


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Cliccando qui sarai ricondotto/a alla nostra MEGA RACCOLTA 

di film gratuiti per la scuola

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Qui il vero protagonista della storia, William Kamkwamba, che racconta la sua vicenda: "Come ho costruito un mulino a vento"

giovedì 16 luglio 2020

Casio Italia, calcolatrici gratis per le scuole secondarie. Ecco come chiederle


Riportiamo dal sito ufficiale del MI:

Casio Italia offre gratuitamente alle scuole secondarie di primo grado kit di calcolatrici
Avviso alle scuole secondarie di primo grado per la fornitura gratuita di 15 kit di calcolatrici scientifiche Casio



Casio Italia offre gratuitamente alle scuole secondarie di secondo grado kit di calcolatrici grafiche
Avviso alle scuole secondarie di secondo grado per la fornitura gratuita di 40 kit di calcolatrici grafiche Casio

Avviso Casio secondo grado 




mercoledì 15 luglio 2020

Cinque lezioni leggere sull'emozione di apprendere, di Daniela Lucangeli


Un'ottima lettura che proponiamo per queste settimane estive, tra le altre che troverete su questo sito, è il libro di Daniela Lucangeli (in basso trovi la sua presentazione) "Cinque lezioni leggere sull'emozione di apprendere", edito da Erickson.
Si tratta di una lavoro utile, motivante, interessante, narrato piacevolmente ed in modo scorrevole.
Si divide in 5 capitoli, che riportiamo di seguito, con una breve didascalia.

Il libro lo trovi a questo link

Lezione 1: la scuola dell’abbraccio
 Le emozioni sono così spiegate come flussi di corrente neuroelettrica che lasciano una traccia indelebile nelle nostre memorie. Per questo motivo è necessario che ogni insegnante conosca bene le emozioni che “transitano” nell’apprendimento: “ci si può occupare di apprendimento se, e solo se, si comprende la potenza della sincronicità fra le informazioni e le memorie emozionali”.

Lezione 2: sbagliando si impara
Essere alleati degli studenti "contro" gli errori: in questo modo l'errore diventa una chiave di lettura del percorso cognitivo ed emotivo di ogni singolo studente, perché ci aiuta a capire dove ha incontrato difficoltà nel suo percorso di apprendimento. 

Lezione 3: verso il successo scolastico
 Le emozioni che accompagnano il successo scolastico, come “l’intuizione, la creatività nella soluzione dei problemi e una disposizione ottimistica verso l’impegno che si deve affrontare” dovrebbero essere sostenute, con l’obiettivo di promuovere il benessere scolastico di tutti. Come sostenere queste emozioni positive?

Lezione 4: stare male a scuola
In questa lezione sono riportati i dati di un’indagine condotta in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, in cui si rileva che il 73% degli studenti intervistati dichiara di stare male a scuola.
Di fronte a questo malessere diffuso, è importante promuovere la possibilità di stare bene fin dai primi anni di scolarizzazione.


Lezione 5: tutti bravi con i numeri
 L’ultima lezione riguarda uno degli ambiti di specializzazione dell’autrice: l’intelligenza numerica. Partendo dal presupposto scientifico che “la forma più antica di intelligenza che noi possediamo, la prima che compare, è proprio l’intelligenza numerica di quantità”, Daniela Lucangeli offre preziose indicazioni per tutti coloro che intendano promuovere l’intelligenza, fin dai primi anni di vita.

Per andare al libro clicca di seguito:



Daniela Lucangeli è Professore Ordinario in Psicologia dell'Educazione e dello Sviluppo (2005) presso l’Università di Padova. Presidente Accademia Mondiale delle Scienze Learning Disabilities (International Academy for Research in Learning Disabilities – IARLD) Sessione Sviluppo (2015); Presidente Nazionale CNIS (Associazione per il Coordinamento Nazionale degli Insegnanti Specializzati e la ricerca sulle situazioni di Handicap); Presidente Comitato Scientifico Polo Apprendimento;

 Socio di numerose associazioni scientifiche internazionali e nazionali nell'ambito del Developmental Sciences. Prorettrice con delega all'orientamento e tutorato per l’Università degli Studi di Padova per la continuità formativa Scuola-Università-Lavoro ( dal 2007 ad oggi). 

Le sue principali aree di ricerca sono: i processi maturazionali del neurosviluppo con particolare attenzione al rapporto tra apprendimento ed emozioni. Gli ambiti di ricerca sperimentale in specifico riguardano i trend evolutivi (intelligenza numerica) e difficoltà di apprendimento.

La strada per il successo spiegata da Ennio Morricone - Educare Narrando


«Ci siamo conosciuti a Roma nell'Anno Santo, il 1950. Era amica di mia sorella Adriana. A me piacque subito moltissimo. Ma a lei io piacevo meno. Poi Maria ebbe un incidente con la macchina. La ingessarono dal collo alla vita, come si faceva allora. Soffriva moltissimo. Io le sono rimasto vicino. E così, giorno per giorno, l'ho fatta innamorare. Perché nell'amore come nell'arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine, o l'intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la serietà, la durata. E la fedeltà. Fatto sta che ci fidanzammo. E ci sposammo nel '56».

«Come si fa a stare settant'anni con la stessa donna? Ora non usa più» 

Morricone sorrideva:

«La domanda la deve fare a mia moglie; è stata bravissima lei a sopportare me. Vivere con uno che fa il mio mestiere non è facile. Attenzione militare. Orari rigorosi. Giornate intere senza vedere nessuno. Sono un tipo duro, innanzitutto con me stesso e di conseguenza con chi mi sta attorno. Altrimenti i risultati non arrivano. Il successo viene certo dal talento ma più ancora dal lavoro, dall'esperienza e, ripeto, dalla fedeltà: alla propria arte come alla propria donna. Mi sono dato la regola di dare il meglio, sempre. Anche se non sempre ci si riesce».

Storie per educare: La maestra e i palloncini - Educare Narrando

Una bella storia da leggere e, se si può, applicarne i contenuti:

Una maestra ha portato i palloncini nella sua scuola e ne ha regalato uno ad ogni studente. Poi ha ordinato a ciascuno di scrivere il proprio nome sul palloncino, lasciarlo sul pavimento e lasciare l'aula. Una volta fuori, disse loro: "Avete 5 minuti affinché ognuno trovi il palloncino che porta il suo nome". Gli alunni sono entrati e hanno iniziato la ricerca, ma finiti i 5 minuti nessuno era riuscito a trovare il suo palloncino.

La maestra allora disse: "Prendete qualsiasi palloncino e consegnatelo al proprietario, trovandolo tra gli altri dicendo a voce alta il nome che ci è segnato sopra".

In pochi minuti tutti gli alunni avevano già il loro in mano.

Alla fine disse la maestra: " Ragazzi, i palloncini sono come la felicità. Nessuno la troverà cercando solo la sua. Invece, se ognuno si preoccupa di quella dell'altro, trova in fretta quella che gli appartiene".

martedì 14 luglio 2020

Adolf Hitler a scuola: cosa pensava dei suoi insegnanti ... e cosa loro pensavano di lui


Ce lo immaginiamo difficilmente tra i banchi di scuola, seduto a lezione mentre prende appunti; la nostra immaginazione, difatti, si proietta più facilmente verso altre rappresentazioni, ad esempio quella del Fuhrer sanguinario che infiamma la folla con occhi spiritati, oppure in divisa durante le parate militari. 

Eppure anche il dittatore tedesco, tra le persone più infime che il Novecento abbia partorito, è stato, ovviamente, uno scolaro, e le informazioni riguardo quella sua fase della vita le prendiamo soprattutto da tre fonti: il famigerato Mein Kampf, letteralmente "La mia battaglia", che lo stesso Hitler scrisse in carcere dopo il fallimento del Putch di Monaco, un colpo di Stato mal riuscito del 1923; dall'opera Adolf Hitler, main Jugendfreund, di  August Kubizek, del 1953, e infine da Conversazioni segrete di Hitler, Richter 1954.

Per il prof. Karl Mittelmaier Adolf era "un ragazzo distratto ma saggio. Aveva spesso uno specchio con sé, che usava per giocare col sole".

Il prof. Aduard Humer, invece, insegnante di francese a Linz, lo descrive come un ragazzo "senz'altro ben dotato, anche se solo in alcune materie. Ma non sapeva controllarsi: era ritenuto a dir poco un attaccabrighe, un testardo, un presuntuoso sempre di cattivo umore, incapace di sottomettersi a qualsiasi tipo di disciplina". Strano se pensiamo che della disciplina fece un caposaldo della sua organizzazione politica.
 
Theodor Gissinger, il prof di scienze naturali, sosteneva: "La mia impressione su Hitler a Linz non è né favorevole né sfavorevole. Certo non era il primo della classe. Lo ricordo snello ed eretto, con una faccia pallida e affilata, come quella di un tisico, gli occhi splendenti e lo sguardo particolarmente fisso".

Hitler, dal canto suo, fu molto meno indulgente con i suoi insegnanti, eccetto che con uno di loro, il dottor Leopold Potsch, insegnante di storia, di cui dice: "Lo ricordo ancora con una certa commozione, quel vecchio grigio, che con le sue parole di fuoco ci faceva dimenticare il presente riportando in vita le meravigliose storie del passato... Il nostro giovane fanatismo nazionale era per lui un mezzo per plasmare la nostra educazione... È stato lui che mi ha fatto amare la storia, e che ha contribuito a farmi diventare, pur senza volerlo, un giovane rivoluzionario".
Che responsabilità grava sulle spalle di questo povero dottor Leopold Potsch. 

Per tutti gli altri insegnanti provava solo disprezzo: "Ho il ricordo più sgradevole dei miei maestri ... almeno a metà di loro erano anormali e non pochi finirono la loro esistenza come veri dementi... Erano dei tiranni assoluti [e detto da lui... ndr] ... Il loro unico obiettivo era l'imbottirci il cervello allo scopo di trasformarci in scimmie erudite come loro".

Sempre a proposito di scuola, forse una buona attività di orientamento, come la chiameremmo oggi, avrebbe giovato sia al dittatore tedesco sia alle sorti dell'intero pianeta. In effetti, egli scrive nel Mein Kumpf: "Non avevo ancora 11 anni quando per la prima volta nella mia vita mi ribellai... non volevo diventare un impiegato, no e poi no! [...] Un giorno, all'improvviso, mi apparve chiara qual era la mia vera aspirazione: fare il pittore, l'artista. Il mio talento per il disegno era indubitabile. [...]
Quel che risultò subito certo fu comunque il mio evidente fallimento a scuola. Studiavo solo le materie che mi piacevano. I miei voti toccavano gli estremi, secondo l'importanza che assegnavo alle diverse materie: dall'ottimo, al buono ai molti insufficienti. Le mie materie preferite erano la geografia e la storia, nelle quali ero il primo della classe
".

E di pagine di storia, e di geografia, ne scrisse parecchie qualche anno dopo. Purtroppo tristissime.  





lunedì 13 luglio 2020

MI. Bandita la gara per l’acquisto di 2 milioni di kit sierologici per il personale della scuola

Test sierologici: no al fai da te | Altroconsumo

Riportiamo dal sito ufficiale del MI:

Il Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, ha bandito la “procedura semplificata e di massima urgenza” per l’acquisto e la distribuzione di 2milioni di kit sierologici destinati al personale della scuola.

Avviso di indizione di gara in procedura semplificata e di massima urgenza per l’acquisizione e la distribuzione di 2.000.000 kit rapidi qualitativi per l’effettuazione di test sierologici sull’intero territorio nazionale prioritariamente destinati agli operatori scolastici.


Concorso straordinario, tre video tutorial che seguono passo passo il candidato nella presentazione della domanda

Concorso straordinario abilitante, il MIUR ha presentato la bozza ...

Riportiamo tre video tutorial che aiutano coloro che devono fare domanda per il concorso straordinario.

I link sono tratti dalla pagina YouTube della Cisl Scuola.

1. Le operazioni preliminari e la scelta della regione

2. I requisiti di accesso

3. Altri titoli valutabili

sabato 4 luglio 2020

Ripartiamo alla grande: AWWAPP, una lavagna interattiva on line senza bisogno di registrazione

Awwapp
è un ottimo strumento, sia per gli strumenti che mette a disposizione gratuitamente, sia per la funzionalità. Difatti non ha bisogno di alcuna installazione, a differenza di strumenti analoghi che richiedono sempre il download sul pc. In più, con pochissimi click permette la creazione di contenuti in modo collaborativo e sincrono.

Per i più intuitivi che volessero iniziare a smanettare con questa risorsa riporto subito il link di seguito:

https://awwapp.com/


Per gli altri c'è il video tutorial che illustra passo passo le funzionalità, sia al link in basso, sia direttamente nel video che segue:

AWWAPP: VIDEO TUTORIAL

Il "Diario delle mie vacanze" da scaricare gratis: tutto meno che un libro per le vacanze! Consigliato.


Per le vacanze dei nostri alunni, o dei nostri figli, proponiamo un divertentissimo libriccino di 28 pagine: "Diario delle vacanze", scaricabile gratuitamente ai link riportati in basso.

Tranquilli/e: nessuno vuole ammorbare i bambini, soprattutto dopo l'anno scolastico appena trascorso, che è stato tra i più stressanti di sempre 😅
Difatti la risorsa proposta è tutto meno che noiosa: è corredata di giochi, schede, cruciverba storici, barzellette...

Per rendere l'idea riportiamo di seguito tutte le sezioni di questo simpatico diario per le vacanze:

- Ridiamo un po': il colmo di...
- Il viaggio: diario di una vacanza...
- Cruci-indovinello
- Cruciverba preistorico
- Labirinto
- Il quizzone
- Osservo e disegno
- Il crucipuzzle con i verbi al modo indicativo
- Dove sei stato? La cartina dell'Italia ... delle vacanze
- Il quadro delle mie vacanze: immagina di essere un pittore e disegna ciò che vedi
- La pagina delle nuove amicizie
- La frase cifrata 
- Documenti e accordi di viaggio
- Trova gli errori
- Disegna e racconta
- Un avvenimento importante

Il libro puoi scaricarlo CLICCANDO QUI