Visualizzazione post con etichetta Educare i bambini alle regole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Educare i bambini alle regole. Mostra tutti i post

domenica 13 novembre 2016

"Crescerli senza educarli. Le antiregole per avere figli felici", il libro sull'educazione di Raffaele Morelli


"I genitori migliori sono quelli che non si chiedono continuamente se sono bravi genitori".

E' una frase significativa, questa, che può racchiudere il messaggio educativo che Raffaele Morelli - noto psicoterapeuta e ospite fisso di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive - intende comunicare con questo suo ultimo libro.
Nella video presentazione del suo lavoro, inoltre, l'Autore racconta un altro aneddoto significativo: riferisce la testimonianza di una famosa psicanalista, Maria Luisa Von Franz, che a Napoli si imbatté in una cuoca, madre di numerosi figli (circa 6/7). Rimase impressionata dalla difficoltà con cui la donna riusciva a tenere a bada i pargoli, che saltavano, scappavano, gridavano, rompevano gli oggetti: lo faceva gridando, dimenandosi, imprecando. Eppure, sottolinea, la madre era spontanea e quei figli erano straordinariamente felici. 

Spontaneità, quindi, in antitesi all'eccessiva intellettualizzazione e "mania di perfezione" dei genitori "moderni". Che sia proprio questo a rovinare la salute affettiva dei figli e a minare profondamente la loro aspirazione alla felicità?
E cos'altro dovrebbe desiderare un educatore - nel caso specifico il genitore - se non la felicità dell'educato?
Sulle proposte educative di questo libro non sveliamo oltre. La presentazione la trovate nel video in fondo al post.

Sarebbe anche interessante chiedersi se il modello educativo genitore-figlio proposto da Morelli possa essere esportato nella relazione educativa insegnante- alunno, pur con tutti i necessari distinguo dovuti alla diversità di ruoli e funzioni. Queste conclusioni spettano a ciascuno, e saranno inevitabilmente diverse. 
Eppure nella pedagogia recente c'è un esempio di educazione libertaria istituzionalizzata, dove gli allievi sembrano più cresciuti che educati, forse anche più accolti che istruiti: è il modello educativo della scuola di Summerhill, una località a nord di Londra. 

Un bellissimo libro ne racconta le caratteristiche, ed è possibile scaricarlo gratuitamente a questo link:

I RAGAZZI FELICI DI SUMMERHILL, di A. Neil - Una scuola diversa: scarica il libro gratis



martedì 30 agosto 2016

Gli errori da non commettere quando il bambino non vuole regole (da un intervento di Alberto Pellai)

Perché un bambino non vuole regole? Come comportarsi in questi casi?

Il professor Pellai fornisce indicazioni utili dal canale youtube di quimamme.

Di seguito riportiamo un estratto del suo intervento, liberamente riadattato, e, in fondo, il video integrale.

Solitamente un bambino è sregolato per due ragioni: o perché non ha ricevuto regole (e quindi, per forza di cose, non può averne), oppure perché di regole ne ha ricevute troppe; in questo caso, nel giro di pochi minuti gli vengono date "vagonate" di stimoli-informazioni-ordini su cosa deve o non deve fare. Così accade che il bambino non è in grado di prestare attenzione a questa lunga serie di indicazioni e va in tilt.

Un'altra regola importante per educare è, inoltre, predicare bene, ma razzolare ancora meglio. Non c'è modo migliore, per creare confusione nel bambino, che mostrargli che l'adulto non fa quello che gli dice di fare.

Le regole al bambino devono essere spiegate: ti dico di fare, o non fare, questa cosa "perché" ... Serve un motivo che metta il bambino nelle condizioni di sapere il perché di quella regola. Non servono però prediche lunghissime, che otterranno l'effetto opposto. Serve, invece, una spiegazione breve e chiara: "Non camminare scalzo altrimenti rischi di prendere freddo e farti male ai piedi". Punto.

Un'altra cosa che non funziona è fare troppe eccezioni alla regola: se c'è una regola, va bene un deroga, ma quando le deroghe diventano troppo il bambino, intelligentemente, interiorizza l messaggio che ... proprio una regola vera non è! 


sabato 20 agosto 2016

Cosa fa bene ad un bambino che non vuole regole (un video di Alberto Pellai)

Perché un bambino non vuole regole? In che modo far sì che si senta fiducioso verso le regole che gli vengono date?

Anche in questo caso il professor Alberto Pellai fornisce indicazioni utili dal canale youtube di quimamme.

Di seguito riportiamo un estratto del suo intervento, liberamente riadattato, e, in fondo, il video integrale.

La prima sfida è capire quali sono le regole di cui il bambino ha bisogno e quante riesce a "contenerne", cioè quante regole riesce a seguire senza andare in saturazione per eccesso di regole impartite.
Ovviamente quelle fondamentali di cui ha bisogno riguardano la sua autoprotezione (che gli servono per esplorare il mondo senza farsi male), e quelle che necessarie per gestire i momenti della giornata, come i pasti, la nanna, i momenti del gioco etc.

Come comunicare le regole?
"Io mi aspetto da te che tu faccia o non faccia questa cosa", è il modo più immediato. Ma proprio nel momento in cui va applicata la regola l'educatore deve ricordarla al bambino: "Ecco, adesso devi fare quello che dicevamo prima".
Ovviamente la migliore abitudine ad una regola è l'esempio, e quindi il bambino non dovrà mai vedere un adulto che fa il contrario di ciò che gli dice.
Fondamentale è anche il rinforzo: il bambino che avrà applicato la regola è bene che venga premiato, ed è anche utile farsi "reinsegnare" dal bambino quello che ha imparato: "Fammi vedere come si fa, perché tu sei più bravo!".

I bambini perfetti non esistono, quindi succede che non rispettino sempre le regole. Cosa fare?

Niente punizioni corporali, innanzitutto: queste fanno sentire l'adulto potente, ma non lo rendono competente.

Con pazienza serve una ricorsività della regola, attraverso cui ricordare al bambino cosa deve e non deve fare. A lungo andare la regola verrà interiorizzata, nella maggior parte dei casi.
In caso negativo, il bambino va accompagnato in uno spazio di riflessione, in un cantuccio in cui deve pensare a ciò che non è andato bene e al suo comportamento sbagliato. A quel punto l'adulto, dopo 5-10 minuti, dirà al bambino di venire fuori dal suo cantuccio e il piccolo deciderà se fare o no la cosa giusta. Questo serve per allontanarlo dal luogo in cui trasgrediva la regola e, in più, gli dà la possibilità di decidere quando iniziare ad applicarla, senza un'inutile coercizione. 
In questo modo, sempre o quasi sempre, i bambini saranno pronti ad allearsi con l'adulto per il rispetto della regola. 

Cliccando qui sarai ricondotto alla pagina dedicata agli 

interventi del prof. Alberto Pellai


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...