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giovedì 13 agosto 2020

Quaderno di matematica per le disabilità più gravi (in Comunicazione Aumentata): puoi scaricarlo qui



Al link in basso è possibile scaricare in quaderno di matematica in CAA, Comunicazione Aumentata Alternativa.

Il nostro grazie va a Giorgia Sbernini, l'autrice di questo utile strumento, con 125 schede, che raccoglie le principali abilità matematiche da insegnare ad alunni con disabilità grave.

Può essere adatto a varie classi, a seconda delle difficoltà e delle caratteristiche dell'alunno
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mercoledì 12 agosto 2020

Come rientreremo a scuola? Il Ministero apre il nuovo portale sul rientro a settembre



Nella tempesta di informazioni, linee guida, cambi di rotta, incertezze che gravano sulla riapertura delle scuole a settembre, il Ministero ha istituito un portale in cui sono raccolte tutte le informazioni, i documenti , le risposte alle domande principali che illustrano le modalità di rientro a scuola a settembre per l’anno scolastico 2020/2021
Si tratta di uno spazio in costante aggiornamento, in cui chiunque può trovare chiarimenti, riferimenti normativi, indicazioni sanitarie dal CTS e un'area dedicata alle FAQ.
Il portale si chiama "Rientriamo a scuola" e puoi vederlo cliccando di seguito:

venerdì 7 agosto 2020

Fare un errore non vuol dire essere sbagliati: mai, da educatori, identificare l'errore con l'errante - Di Alberto Pellai

Ancora una volta riportiamo i pensieri di Alberto Pellai tratti dalla sua pagina Facebook; pensieri sempre profondi, sempre ben espressi e sempre utili per genitori, insegnanti, educatori.

In questo caso si parla del rimprovero a seguito di un errore. A quanti di noi almeno una volta è scappato: "Sei un buono a nulla!", oppure, anche quando siamo stati capaci di trattenere le parole, ci siamo traditi con il linguaggio non verbale, con i gesti, gli sguardi, la postura...

Si può educare con l'errore, anzitutto non identificando chi ha sbagliato con il suo errore: è un atto ad essere sbagliato, un compito, un'azione, non la persona!

Un errore è un errore.
Fare un errore vuol dire aver fatto uno sbaglio. Ma non vuol dire essere sbagliati. Se quando sbaglio l'unica cosa che sai fare è sgridarmi dicendomi: "Sei sempre il solito", oppure: "Di te non ci si può proprio fidare" o ancora peggio: "Sei un idiota", tu mi trasformi nel mio errore e io comincio a pensare che probabilmente non ce la farò mai a essere come dovrei essere. 

Educare è trasformare l'esperienza dell'errore in esperienza di crescita. Saperlo fare vuol dire essere educatori attenti e competenti. 

La dote che serve di più è la pazienza e la capacità di capire qual è il limite dell'altro e qual è l'allenamento alla vita che serve per trasformare il suo limite in risorsa.

Il detto "Sbagliando si impara" è verità allo stato puro, ma diventa realtà solo se quando si sbaglia, abbiamo vicino un allenatore alla vita che sa guardare oltre l'errore e comprendere e guardare negli occhi e nel cuore di chi quell'errore lo ha fatto.

La vita si impara.

giovedì 6 agosto 2020

Perché? 100 storie di filosofi per ragazzi curiosi - La filosofia per i più piccoli non è un tabù


Chi scrive sostiene già da qualche anno la necessità dello studio della filosofia nelle scuole di ogni ordine e grado. Sì, anche nella scuola primaria
Non solo perché, con i necessari adattamenti (Comenio, Bruner etc), si può insegnare tutto a tutti, ma perché la filosofia permea ogni ambito della nostra vita e non darle un adeguato spazio nella scuola, andando oltre il solo triennio dei licei, non rende giustizia alla sua importanza.

Citando Emanuele Severino, potremmo dire che essa è come l'aria che respiriamo, non la vediamo ma senza moriremmo asfissiati.

Una sola volta, tra l'altro, sono entrato a contatto con una bellissima esperienza di insegnamento della filosofia nella scuola primaria, ed è stato in occasione di una visita al IV circolo Montessori di Roma: i bambini, che facevano da guida nell'istituto, mi raccontarono di Talete, Platone e Aristotele, con una semplice eleganza che mi colpì.

Non erano ovviamente in grado di andare a fondo delle questioni, ma capivano perfettamente che i filosofi, tanto tempo prima, si erano posti delle domande fondamentali, decisive per l'umanità e che le risposte non erano affatto semplici.

Per questo, adesso, intendo proporre la lettura di un simpatico, ma ben fatto, libro di filosofia per i più piccoli, curato dal filosofo, psicologo e sociologo Umberto Galimberti:





Educazione Civica: cosa dovremo fare quindi in classe? Proposte per un curricolo


Da settembre 2020 l'Educazione Civica dovrà essere inserita nel curricolo di tutte le scuole, in ottemperanza a quanto stabilito dalla L. 92 del 20 agosto 2019 e dal seguente decreto di cui le Linee guida, con gli allegati A, B e C, sono parte integrante.

La domanda che dirigenti e docenti si fanno ora, alla luce delle ultime indicazioni contenute, è semplice: come declinare adeguatamente, sia dal punto di vista pedagogico-didattico che normativo, l'educazione civica nel curricolo scolastico?

Nella legge e nelle linee guida sono esplicitati chiaramente gli indirizzi per un tale scopo, ma ci si può perdere nella pratica metodologica, cioè nella esplicita attuazione pratica dei principi normativi.

In soccorso ci viene un ottimo testo della Dott.ssa Franca Da Re, più volte citata tra gli articoli di questo blog, che ha pubblicato con l'Editore Pearson un volume che, come tutti gli altri della stessa autrice, brilla per chiarezza, sistematicità e razionalità


Costituzione & Cittadinanza per educare cittadini globali. Riflessioni per un curricolo di Educazione Civica


Il testo è completo, di facile lettura, in una struttura che potremmo definire "a cerchi concentrici": parte dal generale e giunge agevolmente alla definizione concreta del curricolo, che poi è l'obiettivo primario a cui tende e ciò che agli addetti ai lavori interessa di più.

Di seguito riportiamo i titoli dei capitoli, in modo che il lettore possa già farsi un'idea sui contenuti e sull'impostazione metodologica del testo:

- La legge 92 del 20 agosto 2019

- In principio era l'educazione morale e civile. Breve storia di un insegnamento

- Gli scenari internazionali

- L'educazione alla convivenza civile negli attuali documenti di indirizzo per il curricolo

- A chi tocca l'educazione civica? Come rendere concreta la trasversalità
- L'ambiente di apprendimento per sviluppare le competenze, in particolare le competenze di cittadinanza

- Spunti e suggerimenti per i percorsi didattici

Il libro si può trovare qui:

Costituzione & Cittadinanza per educare cittadini globali. Riflessioni per un curricolo di Educazione Civica

venerdì 31 luglio 2020

Storie per la scuola: "A spasso con BOB". Quando una donna, una chitarra e ... BOB ti salvano la vita

Gli "originali" BOB e James
Gli "originali" Bob e James 

Nessuno si salva da solo, neppure James Bowen.
In molti non ce la fanno, ma in ogni storia in cui, invece, qualcuno ci riesce c'è sempre un denominatore comune: le relazioni, quelle belle che ti cambiano la vita.

"A spasso con BOB" è una storia molto bella, a tratti commovente, che tocca con delicatezza argomenti importanti (la tossicodipendenza, prima di tutto): per questo è adatta ad alunni dai 10 anni in su, ma può piacere sicuramente anche agli adulti.

Ne esistono il libro e il film, quindi se ne può proporre sia la lettura che la visione in classe.




James è un tossicodipendente londinese, che vive da vagabondo rovistando nei cassonetti e suonando la chitarra per strada. 

È in cura da una bravissima psicoterapeuta, che lo sta aiutando nella difficile via della disintossicazione. La donna coglie l'ultima opportunità di salvarlo: lo toglie dalla strada e gli procura una casa, ma non può far altro, perché molto dipende dalla forza di volontà del paziente.

Entra in scena allora una graziosa ragazza dai capelli biondi, la nuova vicina di casa di James, che è il primo tassello di questo ventaglio, piuttosto esiguo, di relazioni.
L'occasione che permette ai due di conoscersi arriva però dal vero protagonista di questa storia:
BOB, un gatto randagio rosso, che si intrufola nella casa di James e da lui non vuole più staccarsi.

Inizia allora una relazione tutta particolare tra il ragazzo ed il gatto: lui esce per fare i suoi lavoretti saltuari o per suonare agli angoli delle strade e Bob non gli si stacca un secondo. Al mattino gli salta sulle spalle ed entrambi se ne vanno in giro per la città, sotto gli occhi divertiti della gente.


 
La "strana coppia" attira allora l'attenzione di un giornalista, che scrive la loro storia sul quotidiano locale.
 
Da quel momento la popolarità dei due cresce in tutta la città, e procede parallela alla vita difficile di James che, però, è prossima alla svolta e ad un inaspettato riscatto.

Curiosità: il gatto nel film è il vero BOB di questa simpatica vicenda



Insegnare vuol dire prima di tutto creare relazioni: la storia del piccolo Teddy e della maestra Thompson

Alunni con DSA e BES: il ruolo di una buona relazione insegnante ...

Una bellissima storia narrata da Elizabeth Silance Ballard.

Immaginiamo cosa sarebbe stato di Teddy se anziché il contatto con l'insegnato fosse stato dall'altra parte del monitor con la didattica a distanza.


******************

Mentre se ne stava davanti alla sua classe di quinta elementare, il primo giorno di scuola, la maestra disse ai bambini una falsità. Come la maggior parte degli insegnanti, guardò i suoi studenti e disse che lei li amava tutti allo stesso modo.

Tuttavia, ciò era impossibile perché lì in prima fila, accasciato sulla sedia, c’era un ragazzino di nome Teddy Stoddard. La signora Thompson aveva osservato Teddy l’anno precedente e aveva notato che non giocava serenamente con gli altri bambini…
I suoi vestiti erano disordinati e spesso avrebbe avuto bisogno di farsi un bagno. Inoltre, Teddy era scontroso e solitario.

Arrivò il momento in cui la signora Thompson avrebbe dovuto evidenziare in negativo il rendimento scolastico di Teddy; prima però volle consultare i risultati che ogni bambino aveva raggiunto negli anni precedenti; per ultima, esaminò la situazione di Teddy.

Tuttavia, quando vide il suo fascicolo, rimase sorpresa.
In prima elementare il maestro di Teddy aveva scritto: “Teddy è un bambino brillante con una risata pronta. Fa il suo lavoro in modo ordinato e ha buone maniere”.
Il suo insegnante, in seconda elementare, aveva scritto: “Teddy è uno studente eccellente, ben voluto dai suoi compagni di classe, ma è tormentato perché sua madre ha una malattia terminale e la vita in casa deve essere una lotta”.

Il suo insegnante di terza elementare aveva scritto: “La morte di sua madre è stata dura per lui e tenta di fare del suo meglio, ma suo padre non mostra molto interesse e, se non verranno presi i giusti provvedimenti, il suo contesto famigliare presto lo influenzerà”.
Infine l’insegnante del quarto anno aveva scritto: “Teddy si è rinchiuso in se stesso e non mostra più interesse per la scuola. Non ha amici e qualche volta dorme in classe”.
A questo punto, la signora Thompson si rese conto del problema e si vergognò di se stessa. Si sentì anche peggio quando i suoi studenti le portarono i regali di Natale, avvolti in bellissimi nastri e carta brillante, fatta eccezione per Teddy. Il suo dono era stato maldestramente avvolto nella pesante carta marrone di un sacchetto di generi alimentari.

La signora Thompson però aprì il regalo prima degli altri. Alcuni bambini cominciarono a ridere quando videro un braccialetto di strass con alcune pietre mancanti e una bottiglietta di profumo piena per un quarto, ma lei soffocò le risate dei bambini esclamando quanto fosse grazioso il braccialetto e mettendo un po’ di profumo sul polso.

Quel giorno Teddy Stoddard rimase dopo la scuola, giusto il tempo di dire: “Signora Thompson, oggi profumava come la mia mamma quando usava proprio quel profumo”.
Dopo che i bambini se ne furono andati, la signora Thompson pianse per almeno un’ora; da quel giorno si dedicò veramente ai bambini e non solo per insegnare loro le sue materie. Prestò particolare attenzione a Teddy e, con la sua vicinanza, la mente del piccolo iniziò a rianimarsi. Più lei lo incoraggiava, più velocemente Teddy rispondeva. Alla fine dell’anno, Teddy era diventato uno dei bambini più intelligenti della classe e, nonostante la sua bugia che avrebbe amato tutti i bambini in ugual modo, la maestra si accorse che Teddy divenne uno dei suoi “preferiti”.

Un anno dopo la fine della scuola, la signora Thompson trovò un biglietto sotto la porta: era da parte di Teddy; la lettera diceva che era stata la migliore insegnante che avesse mai avuto in vita sua. Passarono sei anni prima che ricevesse un altro messaggio da Teddy. Terminato il liceo, terzo nella sua classe, riferiva che la signora Thompson era ancora la migliore insegnante che avesse mai avuto in vita sua.

Quattro anni dopo, ricevette un’altra lettera, dicendo che quando le cose erano difficili, a volte, era rimasto a scuola, si era impegnato al massimo e ora si sarebbe presto laureato al college con il massimo degli onori. Confermava che la signora Thompson era sempre la migliore insegnante che avesse mai conosciuto in tutta la sua vita, la sua preferita.

Passarono altri anni e arrivò ancora un’altra lettera. Questa volta spiegava che dopo aver ottenuto la laurea, aveva deciso di andare avanti. La lettera spiegava che lei era ancora la migliore e preferita insegnante che avesse mai avuto, ma ora la sua firma era un po’ più lunga. La lettera riportava, in bella grafia, Dr. Theodore F. Stoddard.

Ma la storia non finisce qui. Arrivò ancora un’altra lettera quella primavera. Teddy scrisse che aveva incontrato una ragazza e stava per sposarsi. Spiegò che suo padre era morto un paio di anni prima e chiese alla signora Thompson di accompagnarlo al matrimonio facendo le veci della madre dello sposo.
Naturalmente, la signora Thompson accettò. E indovinate un po’ che fece?
Indossò proprio quel braccialetto, quello con gli strass mancanti, quello che Teddy le aveva regalato; fece anche in modo di mettere il profumo che la madre di Teddy indossava l’ultimo Natale che passarono insieme.
Si abbracciarono e il Dr. Stoddard sussurrò all’orecchio della signora Thompson:
“Grazie signora Thompson per aver creduto in me. Grazie mille per avermi fatto sentire importante e per avermi mostrato che avrei potuto fare la differenza.”
La signora Thompson, con le lacrime agli occhi, sussurrò: “Teddy, ti stai sbagliando. Sei tu quello che mi ha insegnato che potevo fare la differenza: non sapevo come insegnare fino a quando ti ho incontrato.”

Home Life, Elizabeth Silance Ballard, 1976.

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