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giovedì 22 ottobre 2020

"Cyberbulli - pettegolezzi on line": film per la scuola sul cyberbullismo. Gratis, puoi vederlo qui

Un collega lo ha fatto vedere alla classe, con ottimi risultati. Me lo ha consigliato e difatti, dopo averlo visto su Youtube gratuitamente, confermo che è un ottimo film per sensibilizzare, discutere e affrontare seriamente il problema del bullismo in rete.

"La diciassettenne Taylor approfitta del computer appena regalatole dalla madre, per iscriversi su un popolare social network. Ben presto, però, la ragazza perde il controllo su quanto accade on line, finendo vittima di episodi di bullismo virtuale che minano la sua esistenza, facendola allontanare dalle persone che ama. La pellicola fa leva sul potere fortemente seduttivo del web, sulla possibilità di poter scrivere senza veli, di non avere nessuno intorno a sé, solo uno schermo, una realtà virtuale".

Il Film "ci mostra degli adolescenti chiusi tra le quattro pareti della propria stanza. Per loro il computer è una finestra sul mondo, dove non esistono privacy o parole d'ordine che possano essere violate, messe in rete, alla mercè di tutti. Nel mettere in scena alcuni meccanismi negativi del social network, il suo lato oscuro, il film punta il dito contro il bullismo virtuale cui sono soggette in particolare le giovani generazioni, prive degli strumenti necessari per farvi fronte. Spesso si tratta di liceali fin troppo esposti al giudizio altrui, per i quali l'immagine, l'aspetto esteriore, sono tutto".
Descrizione tratta da My Movies

Puoi vedere il film in basso o cliccando al link seguente:

Cyberbulli - pettegolezzi on line

mercoledì 21 ottobre 2020

“Le scuole devono restare chiuse!”: per quanto ancora dovremo ascoltare questa litania?

Non esiste post sui social riferito all’emergenza COVID a scuola senza commenti, da parte di alcuni insegnanti, che riportano la solita litania: “Le scuole devono chiudere!” o ancora: “Non dovevano riaprire proprio”. Talvolta si aggiunge l’apocalittico “siamo carne da macello”, condito da altri improperi rivolti a ministri e governanti vari. 

Può essere uno sfogo di frustrazione, e ci può stare, uno di quelli che dici ma non pensi. Può essere, ma quasi mai è così, perché ci sono colleghi che difatti sostengono a spada tratta, in più sedi e in più modi, questo principio avulso da qualsiasi realtà e dai basilari principi di buonsenso. 

Un atteggiamento che denota una autoreferenzialità di cui non andare per nulla orgogliosi, quella di chi ha cura del suo orticello, della sua salute, della sua condizione economica e dimentica totalmente quella degli altri e, soprattutto, sembra non vedere affatto come le nostre sorti siano irrimediabilmente interconnesse. Insomma, è l’atteggiamento del navigante che sta comodo e tranquillo a poppa, mentre a prua la nave imbarca acqua e inizia ad inabissarsi. 

Chiudere le scuole, lasciare i bambini a casa, metterci in sicurezza. Chi non vuole per sé e per gli altri la sicurezza? 

Ma la realtà è diversa e più complicata, se solo si facesse lo sforzo di vedere qualche centimetro oltre il proprio naso. 

La scuola non può chiudere in modo indiscriminato sull’intero territorio nazionale per due ragioni. La prima è di ordine pedagogico-didattico, ed è la più importante: la scuola non può, e non deve chiudere, perché è comunità, è relazione, è sapere e competenza costruiti; è collaborazione e interazione, è successo e affanno, è gioia e fatica in un contesto umano complesso e variegato. È incontro proficuo e fecondo, che coinvolge tutti e 5 i sensi. Per questo non può essere paragonata, parlando di contagi, al pub o alla discoteca. È ben altra cosa, molto più importante, come faceva notare Gustavo Zagreblesky due giorni fa. Credo che su questo si possa essere universalmente d’accordo.


La seconda delle due ragioni è molto più pratica e funzionale, eppure è senza dubbio di importanza notevole: la scuola è il luogo che ospita 9 milioni di studenti ogni giorno, mentre i loro genitori (18 milioni, più o meno) vanno a lavorare. Tenere chiusa la scuola, soprattutto quella del I ciclo, significa di fatto impedire a milioni di mamme e papà di uscire la mattina per andare a produrre; significa metterli in condizione di non poter portare a casa le risorse del loro sostentamento, privando il sistema produttivo del “Paese Italia” di lavoro e di PIL. 

Qualche purista obietta: “Uh, ma la scuola non è mica un’agenzia di baby sitting!”. Ma dai, davvero? Verrebbe da rispondere con stizza. Ma è meglio mantenere la calma e ragionare: sì, certo, non è una agenzia di baby sitting, ma ha anche questa indubbia funzione collaterale: milioni di lavoratori sanno perfettamente che mentre i loro figli imparano a leggere, scrivere e far di conto sono anche ospitati e vigilati in un contesto educativo, e questo permette loro di dedicarsi alla nobile arte del lavoro. 

Allo stesso modo, durante un prolungato ricovero ospedaliero di un malato i parenti stretti possono assolvere nel contempo ad altre mansioni, senza per questo che si declassino le strutture ospedaliere al ruolo di semplici ospizi.

Pare invece che l’uomo del “particulare”, citando Guicciardini, afferri con le unghie le condizioni che mettono in sicurezza la propria salute, senza curarsi se agli altri sono garantiti i suoi stessi diritti. Che importa se, chiudendo le scuole, milioni di persone, in famiglie per lo più nucleari, dovranno accudire i loro figli rinunciando al lavoro e provocando un impronunciabile e apocalittico (questo sì) crollo economico della nazione? 

Il paradosso sarebbe quello di continuare a distanza ad edificare cittadini e persone di domani (ammesso e non concesso questo sia possibile dietro i monitor di un pc), mentre si compromettono il tessuto economico e sociale di quello stesso domani. È Il paradosso. 

Sembra che tutto questo non importi affatto agli insegnanti che reclamano per sé la sicurezza.

La realtà è che ci troviamo in una situazione straordinaria, che ha provocato e continua a provocare un crollo economico spaventoso, che compromette il tessuto sociale e relazionale delle persone, che ci obbliga a necessarie privazioni di libertà che costano fatica; ecco, in un contesto del genere ad ognuno spetta la sua parte, ad ognuno tocca quella componente di rischio che serve per salvaguardare più che si può la collettività, le strutture sociali e, soprattutto, quelle economiche su cui, ci piaccia o no, poggia tutto il resto. E tocca anche agli insegnanti. Tocca anche a me, e di certo ne farei volentieri a meno. 

Un conto è esigere il più possibile condizioni di sicurezza, ed è un diritto assoluto, altro conto è chiedere dei privilegi che altri non hanno, o chiederli negando diritti ad altri. Questo no, non possiamo farlo.

domenica 18 ottobre 2020

Giochi Geografici, per far giocare i tuoi alunni con la geografia

 Riportiamo al link in basso un'ottima risorsa piena di spunti ludici e didattici, che avrà senz'altro il merito di rendere l’insegnamento della geografia e il suo apprendimento più interessanti, dinamici e creativi.

Il sito è completamente gratuito, ma vi si accede previa registrazione.

Le attività sono ripartite in tre ambiti: Italia, Europa, Mondo.
Lo studente, o l'insegnante, sceglierà a quale di esse fare riferimento.

VAI A GIOCHIGEOGRAFICI.COM



giovedì 15 ottobre 2020

Insegnare a contare da Zero a Dieci: percorso didattico facilitato


La maestra Michela, che ringraziamo, ci fornisce un plico di 15 pagine che consiste in un utile percorso facilitato per apprendere i numeri da 0 a 10.
L'utilizzo che se ne può fare è, ovviamente, vario.

Le schede presenti in modo alternato in questo sussidio sono le seguenti:

- Contare
- Linea dei numeri
- Numeri in parola


PUOI SCARICARE IL PLICO QUI

Su e giù per l'Italia: passi il mouse sulla regione e ne impari la geografia

 Si tratta di un gioco didattico molto interessante e utile. Sulla schermata iniziale appare la penisola con tutte le regioni.

Cliccano su una di esse si verrà condotti ad una schermata con tutti gli aspetti di studio della regione:
- Curiosità;
- La regione in tavola (enogastronomia);
- Album fotografico;
- Pronti, partenza, test;
- Le carte della regione (da riempire dopo averle memorizzate)
- Destinazione (regione), con l'illustrazione dei principali contenuti.

Regioni d'Italia, mappe da compilare per la primaria e la secondaria di I grado

Sono davvero molto utili: si tratta di schemi, sotto forma di mappe, da riempire con i dati che si trovano sui libri. E' un modo per schematizzare le informazioni principali e creare, se si ritiene didatticamente utile, un archivio di regioni italiane. Sono utili per la primaria e la secondaria di I grado.

 Regioni d'Italia - Scheda

Regini d'Italia - Scheda 2


giovedì 1 ottobre 2020

Punteggiatura: esercizi e giochi on line per imparare senza noia


Riportiamo al link in basso una serie di risorse utili per insegnare la punteggiatura. Si tratta di una pagina piena di finestre che rimandano a giochi ed esercizi di diversa difficoltà.
Scorrendo ci sono anche quelli relativi all'uso di specifici segni su cui si intende far esercitare i propri alunni. 
La fruizione è libera e sono adatti ai diversi ordini di scuola.
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