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martedì 31 agosto 2021

Carta del Docente: da domani la sospensione per migrazione dati. Oggi è l'ultimo giorno per gli importi dell'A.S. 2019/2022


 Riportiamo dalla piattaforma CARTA DEL DOCENTE

Si ricorda che il bonus docenti deve essere validato entro il 31 agosto 2021. Le somme residue non spese relative all’anno scolastico 2019/2020 non verranno accreditate sul portafoglio all’apertura dell’anno scolastico 2021/2022, pertanto dovranno essere spese entro e non oltre il 31 agosto 2021. 

A partire dal 1 settembre p.v. l’applicazione carta del docente sarà momentaneamente sospesa per la gestione del cambio dell’anno scolastico e saranno bloccate le funzionalità di validazione dei buoni sia da applicazione che da web service, fino al ripristino delle stesse dopo la migrazione dei dati. 

Si segnala che i portafogli dei docenti già registrati verranno momentaneamente disattivati e gli importi dei buoni prenotati e non spesi verranno annullati d’ufficio ed attribuiti come residuo relativo all’anno scolastico 2020/2021.

Accoglienza scuola primaria, cartoncini e materiali da scaricare

Riportiamo di seguito alcuni materiali utili per l'accoglienza di inizio anno scolastico dei bambini della scuola primaria.


Buon lavoro a tutti e buon inizio anno scolastico.

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Ecco per il back to school una mongolfiera piccola o grande, da colorare e attaccare sul quaderno o sulla matita.

Da scaricare qui


Segnaposto colorati o in bianco e nero da personalizzare con il nome del bambino 

Segnaposto da scaricare qui


Un simpatico striscione BENTORNATI o BENVENUTI da colorare o già colorato

striscione back to school

striscione BENVENUTI

striscione COLORATO


BANDIERINE DI PRESENTAZIONE

Scarica il modello della bandierina qui



Fonte: Materiali selezionati da: https://www.sos-educazione.it/2021/08/19/accoglienza-back-to-school/?fbclid=IwAR1k5UUcKhyqspc0J-XLePRniIQFKMMa0tcLNhQwiPqfDlyDinL9twu_-f0

domenica 29 agosto 2021

Film sugli studenti difficili: "L'erba cattiva", per le nostre classi, per noi insegnanti

 Il film ha a tema l'educazione, i ragazzi difficili, la possibilità di redenzione per chi sembra senza speranza. 

L'Erba cattiva - è questo il titolo in italiano - richiama proprio l'appellativo con cui talvolta ci si rivolge ai ragazzi particolari, a quelli che ci danno filo da torcere, ai drop out che hanno spesso situazioni familiari alle spalle molto complicate. 

Di cosa parla il film?
Wael è un truffatore e convive con Monique, sua complice. La loro vita cambia dopo aver tentato di truffare Victor, un vecchio amico di Monique, a capo di un progetto di rieducazione di adolescenti con problemi scolastici.

Wael, dietro pressione di Monique, abbandona i panni di truffatore per vestire quelli di educatore di sei ragazzi: Shana, Fabrice, Karim, Ludo, Nadia e Jimmy. I due riusciranno a riscattarsi e ad aiutare Victor e i ragazzi, facendo tesoro delle esperienze negative vissute nella vita.

E dunque il film entra nel vivo quando Wael si ritrova in una classe di 6 ragazzi dove "non se lo fila nessuno", dove occorre lavorare sulla motivazione, le strategie didattiche, l'attenzione ai ragazzi e alle loro vite. Wael è particolarmente bravo perché quelle esperienze le ha fatte in gioventù, sulla sua pelle, quindi riesce a trovare gli agganci necessari, i canali efficaci.

E adatto per bambini della quinta primaria in su. Ottimo per la secondaria con ragazzi simili a quelli presenti nel film.

DOVE TROVARE IL FILM?
Il film è distribuito dalla piattaforma Netflix, a questo link:

https://www.netflix.com/it/title/80999643

venerdì 27 agosto 2021

I quaderni della Maestra Paola: schede, risorse, materiali per lavorare nella primaria

In genere su queste colonne diffondiamo risorse e materiali gratuiti. Direi anzi quasi sempre. Tuttavia a volte vale la pena sponsorizzare materiali a pagamento, specialmente quando sono di qualità e quando dietro c'è fatica, dedizione, lavoro. 

E' il caso dei lavori della Maestra Paola De Marco.

Di seguito ne riportiamo alcuni, a cui vale la pena dare un'occhiata:

Agenda insegnante 2021 2022

Il quaderno delle operazioni
Un semplice quaderno delle regole delle operazioni

SILLABE IN RIMA
Schede in bianco e nero per permettere ai bambini di 6 anni di iniziare a muovere i primi passi verso l'apprendimento delle Sillabe e e della lettura di semplici frasi. Si comincia con la lettura delle sillabe e di brevi racconti in rima da colorare.

Grammatica
QUADERNO DI GRAMMATICA CLASSE PRIMA IN BIANCO E NERO

GIOCO E IMPARO I NUMERI CON GATTO FELIX
QUADERNO DI MATEMATICA CLASSE PRIMA

GIOCO E IMPARO CON APE MILU'
QUADERNO DI ITALIANO CLASSE PRIMA

IMPARO IL CORSIVO CON BRUCO TINO
Quaderno del corsivo classe prima in bianco e nero

Questi sono alcuni dei lavori che meritano attenzione. Cliccando sul nome dell'autrice, in tutte le pagine a cui i link rimandano, troverete l'intera raccolta di lavori.

martedì 24 agosto 2021

Film per la scuola sull'Afghanistan: "Alle cinque della sera", gratuito (per ora) lo trovi qui

Arriviamo alla seconda tappa dei film che raccontano l'Afghanistan, utili per la scuola.
La volta scorsa abbiamo presentato il film di animazione "I racconti di Parvana" con i link di riferimento.

In questo caso proponiamo un film di produzione iraniana (che curiosamente ha lo stesso titolo di una bellissima poesia di Federico Garcia Lorca): "Alle cinque della sera".

Alle cinque della sera racconta la situazione dell'Afghanistan del regime post-Talebano in maniera drammatica e nello stesso tempo documentaristica: Noqreh, giovane protagonista del film, dopo la caduta della dittatura, si libera dal burqa e, potendo frequentare la scuola (precedentemente proibita), sogna persino un futuro da presidentessa. 

Il padre della ragazza, non condividendo il pensiero meno restrittivo della famiglia (considerato blasfemo), si ritroverà praticamente solo nel deserto, lasciandosi alle spalle la peccaminosa, per lui, Kabul.

IL film, del 2003, è stato diretto da Samira Makhmalbaf, vincitore del Premio della giuria al 56º Festival di Cannes.

IL FILM LO TROVI QUI

SE VUOI ACQUISTARLO LO TROVI QUI

OPPURE GUARDALO IN BASSO:


sabato 21 agosto 2021

Raccontare l'Afghanistan a scuola con il film di animazione "I racconti di Parvana": di cosa parla e dove trovarlo

La situazione in Afghanistan sta lasciando il mondo incredulo. Dopo 20 anni di guerra, di soldati morti, di mobilitazioni, siamo punto e a capo: il 15 agosto i talebani hanno riconquistato Kabul.

Si tratta di questioni importanti, che coinvolgono aspetti legati alla geopolitica, alla storia recente, ai diritti umani, alla condizione della donna. Per la primaria importanza che hanno, è giusto e opportuno affrontare la questione a scuola, e anche in questo caso può aiutarci il cinema.

Il primo film che proponiamo (nei prossimi giorni ne proporremo altri) è un lavoro di ottima qualità, vincitore degli Annie Award come miglior film di animazione indipendente, con una candidatura agli Oscar e al Golden Globe nel 2008. 

Si tratta del film "I racconti di Parvana"

My Movies dice che si tratta di UN FILM VOLONTARIAMENTE DIDATTICO CHE SPIEGA AI PIÙ GIOVANI IL DRAMMA DEL CONSERVATORISMO RELIGIOSO, CON PRUDENZA MA SENZA ESSERE MAI INGENUO.

Di cosa parla?

Parvana è una ragazza di undici anni cresciuta a Kabul, devastata da anni di guerra e sotto il dominio dei talebani. Quando il padre viene ingiustamente arrestato la vita di Parvana cambia: decide di vestirsi da ragazzo per aiutare la sua famiglia, rischiando in ogni momento di essere smascherata ma rimanendo determinata a trovare un modo per salvare suo padre.

I racconti di Parvana celebra con attenzione e rispetto la cultura, la storia e la bellezza dell’Afghanistan ed è un film sul coraggio delle donne e la forza dell’immaginazione e del racconto contro l’oppressione e la discriminazione. Come recita il papà di Parvana: “Le favole rimangono nel cuore, quando tutto il resto se ne va”.

Qui sotto il trailer, che potete vedere anche CLICCANDO QUI
Più in basso i riferimenti su dove trovare il film


DOVE TROVARE QUESTO FILM?
Ci piacerebbe, come facciamo di solito, segnalare i link per la visione gratuita, ma per questo film non ce ne sono.

Il film si trova sulla piattaforma Netflix (piattaforma a pagamento) con un titolo diverso, cioè "SOTTO IL BURQUA" - SI TROVA QUI



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IL LIBRO
Di questa storia commovente esiste anche il libro di Deborah Ellis, SOTTO IL BURQUA, Edito dalla BUR





venerdì 20 agosto 2021

Ma traumatizzati dove? I nostri giovani, viziatelli in bambagia


Di Elena Agostini, insegnante

 "Questi poveri ragazzi oppressi dalla mascherina e dal lockdown"...

Quante volte nei mesi scorsi, ascoltando questa frase, mi è arrivato, furente, un getto di sangue al cervello.

A prescindere da quel che si pensi della pandemia, la reazione scomposta e ipocrita di fronte a due regole in croce che avrebbero causato "traumi" in queste povere anime fragili mi ha provocato sempre la nausea.

Perché a gente come noi, con le chiappe sempre  al caldo (o all'aria condizionata), supportate peraltro da copiose dosi di fibra e 5G che ci consentono di stare "connessi" alla rete - ma col cervello rigorosamente disconnesso - a guardare film, giocare e scrivere boiate sui social, i traumi evidentemente vengono facile.

Ai bambini curdi, siriani, palestinesi, afgani, somali, etiopi, nigeriani violentati, bombardati, gettati in mare, dati in pasto ai pesci, senza una casa, senza una mamma, senza Oki, Tachipirina e Monent, senza vestiti, al freddo e al gelo e che dopo viaggi allucinanti si ritrovano davanti a stronzi come noi invece, no.

Loro ci sono abituati.

Loro non ce li hanno i traumi.

E così la società dei traumatizzati, mentre i talebani uccidono Kabul, mentre si lotta ovunque nel mondo per diritti umani che restano utopia, tra una lamentela e l'altra sul caldo e una riflessione e l'altra su cospirazioni occulte mondiali, dà vita al sabba delle streghe tossiche.

Indisturbata.

Ad esser onesti, però, una verità grande in tutto questo c'è.

I traumatizzati siamo davvero noi, noi del mondo "civile" situato a Nordovest, ma la mascherina non c'entra. 

Siamo traumatizzati da anni di incultura, di ineducazione, di disvalori, di incapacità di discernimento, dal non saper più distinguere il bene dal male.

Alleviamo orde di ragazzini lobotomizzati, narcotizzati, anestetizzati, dormienti, viziati e incivili.

E chiunque provi ad invertire la rotta, in modo più o meno energico, è subito bollato come "indesiderato".

È solo per questo motivo che la nostra civiltà morirà senza se e senza ma, non per due barconi del cazzo attraccati a Lampedusa.

martedì 17 agosto 2021

Se sono proprio gli insegnanti a vivere di fake news, la faccenda si fa seria

Nessuno di noi, credo, di questi tempi, sia stato totalmente estraneo ad una qualche discussione su COVID, vaccini, green pass e libertà individuali. Sono i temi del momento e sono di primaria importanza.

Si moltiplicano sui social dibattiti, talvolta infuocati, su argomenti del genere e il mondo della scuola, proprio nelle ultime ore, discute sull’obbligatorietà dei vaccini o del green pass, collegati direttamente tra loro, per l’accesso nei locali degli istituti da parte del personale e degli studenti.


Discutere e confrontarsi è una risorsa e non c’è nulla di strano in tutto questo, se non il fatto che spesso si ravvisi un fenomeno sconcertante: la tendenza di alcuni insegnanti a nutrirsi di notizie che rientrano a pieno titolo tra le fake news conclamate.


In queste occasioni di confronto, un conto è discutere su principi etici e su temi fondamentali, come ad esempio il punto di incontro tra gli interessi del singolo e quelli della collettività, discorsi su cui non esistono confini netti; altro conto è invece quello legato alla cernita tra le varie fonti di informazione disponibili, alla loro selezione e alla capacità di individuare le notizie attendibili, separandole da quelle false: si tratta di competenze imprescindibili che chi insegna dovrebbe padroneggiare (fatto salvo qualche "granchio" da cui nessuno è immune). 


Ed ecco che, proprio su quest’ultimo punto, si resta sconcertati: si assistite a confronti e discussioni in cui vengono fornite fonti, soprattutto a sostegno di tesi cospirazioniste, la cui inattendibilità sarebbe evidente a qualsiasi persona dotata di buon senso (non tanto di cultura). Ho letto docenti fare affidamento su sconosciuti canali you tube, con video di sedicenti esperti altrettanti sconosciuti, con un numero di iscritti di poco superiore a 300.

Ho letto insegnanti che dopo 110 mila morti sostengono ancora che si possa curare il COVID con l’aspirina e la vitamina C (avete letto bene, è proprio così), e che invece si scelgano altri sistemi perché il mondo malvagio e corrotto è asservito al Dio denaro (uno scoop proprio), trascurando il fatto che possa essere del tutto plausibile che affrontare una pandemia mondiale con milioni di morti comporti persino costi molto alti.


E ancora: si sostiene l’inutilità dei vaccini affermando l’efficacia di cure che sarebbero ostacolate dai “poteri forti” (senza spiegare poi quali siano), confondendo in questo modo due momenti essenziali e distinti della salute pubblica: la prevenzione, che anticipa l’insorgere della malattia, e la cura, che cerca di porvi rimedio quando questa si è già manifestata.


Si potrebbe continuare per ore, portando decine di esempi. Molti, a sostegno della loro scelta no vax, citano con una intaccabile sicumera le parole del premio Nobel Luc Montagnier. Ora, se c'è un singolo che sostiene teorie contrarie a quelle di centinaia di esperti, soprattutto su una questione così decisiva, bisognerebbe andarci davvero molto a fondo, anzitutto pensando che nessuna legge naturale impedisce ad un premio Nobel di prendere cantonate madornali (la scienza stessa lo prevede e la storia della scienza è colma di esempi di questo tipo), e poi considerando anche l'evoluzione accademica dello stesso studioso.

Si finisce così per scoprire cose interessanti, che più di qualche dubbio dovrebbero sollevarlo:

Chi è Luc Montagnier? Le sue ricerche sono state cruciali sul fronte HIV, al punto da ottenere il Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 2008 insieme a Françise Barré-Sinussi. E questo è un fatto che nessuno può mettere in discussione. I problemi, per la sua figura e la sua autorevolezza, sono sorti negli ultimi anni. In particolare, dal 2020 parla di un virus manipolato e di studi simili al suo tenuti segreti. Informazione non vera, essendo alla portata di tutti, salvo andare incontro a continue smentite da parte della comunità scientifica.

Ancora, a novembre 2017 c’è stata, da parte di un gruppo di oltre 100 scienziati, una lettera aperta contro le dichiarazioni dello stesso Luc Montagnier a proposito del legame mai dimostrato tra vaccini e autismo. Questo, senza dimenticare che le più recenti teorie sull’HIV dello scienziato sono state respinte addirittura da Françoise Barré Sinoussi, che aveva vinto il premio Nobel con lui. Infine, è arrivato a proporre di curare il Parkinson e altre malattie degenerative attraverso l’utilizzo del succo di papaya.

Insomma, nei dibattiti su questioni così importanti e delicate si ravvisa da parte di alcuni docenti (pochi per fortuna, sebbene il numero esiguo non renda la questione meno grave) una evidente incompetenza nell'accesso alle fonti; si linkano siti sconosciuti la cui inattendibilità è data sia da chi scrive, sia dal contenuto, sia dalla forma stessa del canale di informazione, registrato spesso in un dominio web gratuito di terzo livello. 

Si tratta di docenti privi degli strumenti basilari di navigazione e di selezione delle informazioni, che rispondono a competenze specifiche:

  • Nella comparazione delle notizie;
  • Nell'analisi critica della fonte primaria;
  • Nell'individuazione del prestigio della testata;
  • Nella qualità della lingua in cui le notizie sono scritte;
  • Nelle modalità di monetizzazione di cui gode chi diffonde fake;
  • Nella chiara assunzione di responsabilità, anche giuridica e legale, di chi scrive;
  • Nella conoscenza delle principali tecniche di assemblaggio di notizie fake (la separazione, dai contesti di origine, di parziali verità e la successiva ricomposizione in una narrazione completamente falsa, seppur formalmente coerente); 


In tutto questo è ovvio che nessuno tocca la libertà di avere la propria opinione, le proprie idee; è ovvio anche, però, che è necessario che ogni idea o opinione sia documentata con pertinenza e cognizione.


Si potrebbe continuare a lungo, ma la domanda che sorge è molto chiara: come possono alcuni (pochi per fortuna) insegnare agli studenti ad orientarsi e ad informarsi sul web se loro stessi non ne sono capaci? 

È una questione importante che solleva una necessità formativa che merita di essere affrontata con urgenza.

sabato 7 agosto 2021

L'obbligo vaccinale esplicito è la strada migliore e più giusta: basta tergiversare con obblighi mascherati


A nessuno di noi piacciono le privazioni di libertà. E ci mancherebbe altro. Eppure conviviamo quotidianamente con decine, centinaia, di queste limitazioni: non possiamo sfrecciare per strada alla velocità che vogliamo, ad esempio: ci sono i limiti di velocità. Non possiamo far stare i nostri figli senza istruzione: c'è l'obbligo di istruzione e dobbiamo mandarli a scuola. Non possiamo detenere un bene senza pagarne una tassa allo stato: ci sono le imposte sugli immobili. Si potrebbe continuare così per ore.

Questo vuol dire che, per alcuni ambiti, non esiste la libertà assoluta; esiste invece una libertà relativa, che è indispensabile quando si convive in comunità più o meno ampie. E difatti queste limitazioni di libertà si pongono quando entrano in gioco gli interessi di più persone. A quel punto la libertà del singolo trova un limite per garantire anche agli altri di esercitare i loro diritti.

I limiti di velocità per strada, ad esempio, non servono solo a tutelare la salute dello sconsiderato che li infrange, ma soprattutto quella di un malcapitato che potrebbe essere investito, ammazzato o ferito dal comportamento di chi non li rispetta. 
Ancora. I bambini devono sottostare all'obbligo di istruzione perché l'ignoranza non nuoce solo al singolo, ma all'intera comunità. Occupare porzioni di suolo con una abitazione di proprietà significa generare una quantità di inquinamento e consumare risorse che appartengono alla collettività: con le tasse sugli immobili si compensa questo utilizzo di risorse.  

Quindi, la libertà individuale è sempre un valore assoluto? No, a volte è un valore relativo che trova dei limiti quando due o più libertà si incontrano.

E con i vaccini? Con i vaccini funziona allo stesso modo.
La comunità scientifica ha giù risposto alle obiezioni tecniche, legittime, che si sollevano, e cioè a quelle sulla presunta mancata sperimentazione dei vaccini (quella influenzale, che cambia di anno in anno, ha forse una sperimentazione alle spalle?) e sulle sciocchezze secondo cui i contagi, i ricoveri e i decessi sarebbero i medesimi tra vaccinati e non vaccinati.
A questo punto resta la questione legata al tema della libertà, rispetto a cui valgono gli stessi principi già detti: se non vaccinandomi restassi confinato in casa e non potessi in nessun modo influenzare le vite altrui, ben venga il diritto di non inocularmi alcunché; ma se invece andassi in giro e contribuissi alla circolazione del virus, allora le cose cambiano: vaccinarsi diventa un dovere verso la collettività. E' uno di quei casi in cui la libertà da assoluta si tramuta in relativa. 

Per questa ragione, e cioè per la tutela della salute pubblica, è da ritenere indispensabile l'obbligo vaccinale, soprattutto per gli ufficiali che sono a contatto con decine e decine di persone ogni giorno: personale sanitario, insegnanti, addetti agli sportelli pubblici, ristoratori...
Se non si accetta l'obbligo vaccinale, poiché si mette al primo posto la propria salute rispetto a qualsiasi altra cosa (persino la salute dell'intera collettività!), si corra allora il rischio di restare senza stipendio (anche questa è una scelta della tanto invocata libertà).

Con i vaccini si rischia qualcosa? Certo, come si rischia per ogni farmaco assunto (si legga a questo proposito il bugiardino della tachipirina), ma ogni limitazione di libertà implica delle privazioni.
Un esempio può chiarire il concetto: il diritto al lavoro implica il dovere di recarsi sul posto in cui si presta il servizio lavorativo: l'ufficio, la fabbrica, il cantiere...
Una quantità enorme di persone raggiunge il proprio posto di lavoro in macchina. Ecco, nel solo 2019 in Italia ci sono stati, per incidenti stradali, 3.173 vittime (morti entro 30 giorni dall’evento) e 241.384 feriti. Una quantità infinitamente più alta rispetto a qualsiasi effetto collaterale previsto per i vaccini. Eppure, per evitare il collasso dell'economia personale e nazionale, nessuno si sognerebbe mai di invocare la libertà di non andare a lavorare per evitare il rischio di morte per incidente stradale.
Per il vaccino vale lo stesso.

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