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domenica 26 gennaio 2020

Turbe sessuali, alcool e oppiacei: Giovanni Pascoli come non lo avete mai visto

Siamo soliti immaginarci i grandi di ogni epoca, quelli che studiamo sui libri, circondati da una certa aura di santità e di perfezione. E invece capita di scoprirne delle belle andando a spulciarne la biografia. 


Un caso interessante, ad esempio, è quello di Giovanni Pascoli. Tutti lo associamo alle poesie “fanciullesche” di Myricae e dei Canti di Castelvecchio, alla corrente letteraria del Decadentismo e lo annoveriamo - non a torto, ci mancherebbe - tra i più grandi della letteratura italiana. Eppure la sua vita ci riserva tante altre strabilianti sorprese e curiosità. 
La sua grigia vita sentimentale e sessuale trapela già nelle antologie scolastiche, che attingono dalle sue stesse parole e opere: il rapporto morboso ai limiti dell’incesto con Mariù e Ida, due tra le sue sorelle con cui volle ricostruire “il nido” dell’infanzia, è ben noto; come anche la sua tormentata vita sessuale che egli stesso definì, proprio in una lettera a Mariù, “forzatamente casta e orribilmente mesta”, e arrivò persino a meditare il suicidio. Taluni, di recente, sospettano che fosse un frequentatore di bordelli ai tempi in cui insegnò a Matera, ma ci sembra improbabile alla luce delle sue stesse parole appena citate.
Eppure ebbe una corteggiatrice, una tale Giulietta Poggi, di cui rifiutò le attenzioni perché troppo magra e, parole sue, “tutt’al contrario del mio ideale”; ciò nonostante non ne rifiutò un dono, un anellino d’oro, che andò subito ad impegnare. Sì, perché pochi sanno che il Nostro Poeta, soprattutto durante gli anni universitari, era così in bolletta da essere costretto a chiedere gli avanzi dei ristoranti e delle trattorie bolognesi per poter mangiare. Per le stesse ristrettezze economiche, essendo insufficienti i denari della borsa di studio che aveva vinto, vestiva in modo sudicio, con abiti strappati e le suole delle scarpe tenute insieme da un esile pezzo di legno: proprio per questo usciva di casa prevalentemente di notte, per evitare di essere visto. 
Soffriva di varie nervosi e manie di persecuzione: era convinto che il prete di Castelvecchio fosse in combutta con la Camorra e che negli ambienti universitari gli mettessero i bastoni tra le ruote perché invidiosi del suo talento. Molti tra i grandi però, e non si sa se davvero per invidia o per convinzione, non furono affatto gentili né con la sua persona, né con la sua opera: Pirandello definì la raccolta Myricae “opera di stitico” e D’Annunzio, stuzzicato nell’orgoglio dallo stesso Pascoli, ci andò giù pesante. Accadde, infatti, che il nostro “fanciullino”, in un articolo, si permise di biasimare i letterati che preferivano lo sport allo studio: apriti cielo! Il Vate lo definì “una donnetta inacidita e pettegola” con il gusto di “centellinare il fiasco e di curare la stitichezza del suo cagnolino”.
Del resto Pascoli il fiasco lo centellinava davvero, probabilmente nel tentativo di sopportare meglio il dolore dei suoi lutti, i traumi dell’abbandono e tutte le nevrosi che ne discesero. Beveva moltissimo e potremmo definirlo, senza esagerare, un alcolista, tanto che persino a lezione, negli anni in cui si dedicò all’insegnamento nei licei, si presentava sbronzo e si addormentava profondamente persino a scuola al termine delle lezioni. L’abuso di alcool si accentuò quando la sorella Ida decise di sposarsi rompendo il nido familiare, quel triangolo sospetto a molti. A quel punto, per venire fuori dallo stato depressivo in cui era sprofondato, tentò di curarsi con il laudano, un calmante oppiaceo, celebre in letteratura perché fu usato da Anna Karenina.
Il fisico del poeta risentì di questi prolungati abusi, e ne fu la conseguenza il vistoso ventre prominente che nun sfugge a chi lo osserva nelle foto che lo ritraggono. 
A quel tempo qualcuno avrebbe potuto anche vederlo camminare in malo modo, ma non per l’elevato tasso alcolemico nelle vene, quanto invece per un difetto fisico congenito: un mignolo del piede che talvolta si gonfiava rendendogli complicata la deambulazione; addirittura in un’occasione dovettero tagliargli lo stivale per liberargli il piede. Pare persino che abbia rifiutato di sposarsi quando seppe che la futura moglie detestava quel difetto fisico. Roba da poeti. 

2 commenti:

  1. Per me gli oppiacei li prendete voi. Analisi assurda e demenziale, non certo la ricerca di un letterato.

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  2. Le consigliamo di ripassare sia il concetto di analisi, sia quella di "ricerca di un letterato", perché il post in questione non è né l'una né l'altra: è semplicemente una raccolta di curiosità biografiche di Pascoli, prese da autorevoli biografia. Buona giornata "anonimo"

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