lunedì 11 maggio 2015

"Insegniamo" o "Insegnamo"? "Ingegnere" o "Ingegniere"? Ecco come comprtarsi con la GN - Italiano senza errori

La classica "regoletta" che si sente alle elementari è la seguente: non bisogna mai usare la "i" dopo la forma "gn".

In effetti sembra un buon criterio per evitare errori/orrori ortografici.
E le maestre della scuola primaria hanno il compito principale di semplificare la mole di prescrizioni ortografiche, per evitare confusioni nelle piccole testoline dei fanciulli.

Tanto di cappello, quindi.

In ogni caso, leggere "ingegniere" fa venire l'orticaria anche ad un immigrato che padroneggia poco la lingua italiana. 

La forma esatta è senza dubbio "ingegnere", senza la "i", appunto. 

Possiamo dire, quindi, che la regola della maestra vale sempre e comunque?

Purtroppo no.

C'è una sostanziosa eccezione che riguarda la coniugazione dei tempi verbali. 

In questo caso si vedono errori ovunque: in sovrimpressione durante i telegiornali, nei "curricola" inviati nella speranza di un'assunzione, nei più comuni temi scolastici da Palermo a Bolzano.

I verbi, rispetto alla "regola della maestra" (la chiamiamo con affetto così, in onore alle mie colleghe e ai miei colleghi maestri), si comportano in modo un po' diverso.

Sappiamo che i verbi hanno una loro radice e una desinenza. Prendiamo per esempio uno dei verbi più belli: AMARE.
E' un verbo della prima coniugazione e lo decliniamo di seguito:

Io am - o
Tu am - i
Egli am - a

Noi am - iamo
Voi am - ate
Essi am - ano

In neretto troviamo evidenziate le desinenze del verbo amare. 

Queste desinenze valgono sempre, in ogni caso (eccetto naturalmente per le forme irregolari), nei verbi della prima coniugazione.

Ora prendiamo un verbo che abbia nella sua radice la forma linguistica GN: insegnare (perdonate la deformazione professionale; in fondo siamo sempre su un blog dedicato ad insegnanti e studenti :) ).

La radice del verbo è INSEGN - ;
ARE, invece, è la desinenza.

Torniamo adesso alle desinenze del verbo AMARE: o - i - a - iamo - ate - ano.

Queste desinenze, abbiamo detto, non cambiano.

Decliniamo quindi il verbo INSEGNARE:

Io insegn - o
Tu insegn - i
Egi insegn - a

Noi insegn - iamo
Voi insegn - ate
Essi insegn - ano

Notiamo la prima persona plurale del verbo: INSEGNIAMO. Ed è la forma corretta.

Per concludere, quindi, nei verbi che hanno all'interno la forma GN la desinenza giusta è - IAMO.

Quindi:

Insegniamo, impegniamo, accompagniamo, rassegniamo, bagniamo ... etc.

Spero che il post vi sia stato utile. Buon lavoro e/o buono studio a tutti!

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giovedì 7 maggio 2015

Insegnare a leggere e scrivere: un percorso per insegnanti in un e-book gratuito

Proponiamo una risorsa davvero straordinaria e totalmente gratuita.

 Si tratta di un intero percorso dedicato ad insegnanti, educatori e genitori che volessero insegnare a scrivere e a leggere ai più piccoli.

Il testo integrale dell'E-book, che sarà possibile scaricare dal link proposto in basso, è stato scritto da Olivia Guerini.

Si tratta di un percorso scandito in 10 passaggi:

1. Introduzione
2. Evoluzione del segno
3. Segni - base manipolazione e scrittura segni convenzionali
4. suono e segni
5. Vocali e consonanti = abbinamento - traduzione = scrittura e lettura
6. Difficoltà
7. Primi dettati e attività - Lettura e scrittura
8. Espressione grafica ed espressioni verbali
9. Bibliografia
10. Allegati

Si può usufruire di questa risorsa in due modi:

1. Andando sulla pagina a cui rimanda questo link: qui troverete le varie sezioni del libro su cui è possibile cliccare separatamente e consultarle direttamente on line.


martedì 5 maggio 2015

Gianni Rodari: filastrocca sulla mamma


In occasione della Festa della Mamma riportiamo in questo post una bella filastrocca scritta da Gianni Rodari.


La riteniamo adatta per bambini della scuola dell'infanzia e della scuola primaria. 

Auguri a tutte le mamme!

Filastrocca delle parole:
si faccia avanti chi ne vuole.
Di parole ho la testa piena,
come dentro ‘la luna’ e ‘la balena’.
Ma le più belle che ho nel cuore,
le sento battere: ‘mamma’, ‘amore’.
Ecco anche la poesia di Marino Moretti:
Mamma. Nessuna parola è più bella.
La prima che si impara,
la prima che si capisce e che s’ama.
La prima di una lunga serie di parole
con cui s’è risposto alle infinite,
alle amorose, timorose domande
della maternità.
E anche se diventassimo vecchi,
come chiameremmo la mamma
più vecchia di noi?
Mamma.
Non c’è un altro nome.



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lunedì 4 maggio 2015

Salvatore Quasimodo, Lettera alla madre - Festa Della Mamma

Riportiamo di seguito la bellissima "Lettera alla madre" di Salvatore Quasimodo, tratta dalla raccolta "La vita non è sogno". Emerge da questo testo un sentimento di profonda gratitudine che il poeta nutre nei confronti della madre, che ringrazia per averle trasmesso il dono dell'ironia, che "lo ha salvato da pianti e da dolori".

Il testo è utile per studenti della scuola secondaria di I e II grado.

Mater dolcissima, ora scendono le nebbie, il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve; non sono triste nel Nord:
non sono in pace con me, ma non aspetto perdono da nessuno, molti mi devono lacrime da uomo a uomo.
So che non stai bene, che vivi come tutte le madri dei poeti,
povera e giusta nella misura d’amore per i figli lontani.
Oggi sono io che ti scrivo:
Finalmente, dirai, due parole di quel ragazzo che fuggì di notte
con un mantello corto e alcuni versi in tasca.
Povero, così pronto di cuore lo uccideranno un giorno in qualche luogo.
Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo di treni lenti che
portavano mandorle
e arance, alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze, di sale,
d’eucalyptus.
Ma ora ti ringrazio, questo voglio, dell’ironia che hai messo sul mio labbro,
mite come la tua. Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te, per tutti quelli che come te
aspettano, e non sanno che cosa.
Ah, gentile morte, non toccare l’orologio in cucina che batte
sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto del suo quadrante,
su quei fiori dipinti: non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde?
O morte di pietà, morte di pudore.
Addio, cara, addio, mia dolcissima Mater.


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domenica 3 maggio 2015

7 consigli per andare "a capo" - Italiano senza errori

E' vero che spesso ad andare "a capo" ci pensa il computer, ma è bene non fidarsi troppo, perché spesso lo fa a sproposito.


Seguono 7 consigli da tenere presente quando si scrive.


 E' un vademecum che può evitarvi spiacevoli errori, soprattutto quando siete costretti a scrivere "a mano".




1. Non andare mai a capo con una vocale: quindi fia‑to, reu‑ma, rea‑Ie, mania‑co. Sono accettabili anche re‑ame e mani‑aco, ma è meglio applicare la regola a tutte le parole;

2. Dividere sempre due consonanti uguali: affret‑to, ter‑ra, tet‑to, (si divide anche il rarissimo gruppo cq: ac‑qua);

3.  Non dividere mai un gruppo di consonanti formato da b, c, f, g, p, t, v + I oppure r: ru‑blo, mi‑crobo, af‑fronto, si‑gla, capra, a‑trio, a‑vrei;

4. Non dividere mai un gruppo formato da s + consonante: quindi a-spro, de‑stra, ca‑sto e mai as-pro, des‑tra, cas-to;

5.  Dividere tutti i gruppi di consonanti non compresi nei punti 3 e 4: cal‑ma, pom-pa, por‑to, strin‑go, ecc.;

6.  Nei gruppi di tre o più consonanti la divisione va fatta fra la prima e la seconda: inter‑stizio, scon‑tro, pol‑trona;


7. Queste regolette vanno applicate anche alle parole composte con un prefisso come trans, iper, sub, super: Quindi tran‑salpino e non trans-alpino, iperat‑tivo e non iper‑attivo, superat‑tico e non super‑attico.

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