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mercoledì 15 giugno 2016

Galimberti: a scuola usate meno PC e più cervello

L'enorme illusione che l'informatizzazione nelle nostre scuole risolva problemi che prima, apparentemente, non avevano soluzione viene denunciata dal prof. Galimberti.
Nessuno vuole criticare le TIC (come potrei se sto usando il mio pc e il mio blog proprio per veicolare questo messaggio?), ma c'è davvero il rischio che esse sostituiscano le nostre abilità di pensiero, anziché essere soltanto un aiuto per la vita quotidiana.

 In fondo, i più grandi pensatori che paventano il rischio di una deriva della tecnica sostengono proprio che la schiavitù inizia quando la stessa tecnica si trasforma da mezzo a scopo. Sarà anche questo un segnale della deriva?

"Esorterei i professori a usare meno il computer. A che serve? Gli studenti, nativi digitali, ne sanno più di chi dovrebbe insegnare loro l’informatica. Ai ragazzi internet fornisce, dopo anni di guerra al nozionismo, un’infinità di informazioni slegate tra loro, ma non regala senso critico, connessione dei dati e, quindi, conoscenza.

I maestri hanno il compito di sviluppare il senso critico e mettere in connessione i dati. Questi ragazzi bisogna educarli al sentimento per evitare l’analfabetismo emotivo: la base emotiva è fondamentale per distinguere tra bene e male, tra cosa è grave e cosa non lo è. E bisogna farli parlare in classe. Il linguaggio si è impoverito. Si stima che un ginnasiale, nel 1976, conoscesse 1600 parole, oggi non più di 500. Numeri che si legano alla diminuzione del pensiero, perché non si può pensare al di là delle parole che conosciamo. E la scuola è il luogo dove riattivare il pensiero." (...)

Umberto Galimberti

1 commento:

  1. A me non sembra che lo si usi così tanto. In classe parliamo, facciamo circle time, rielaboriamo informazioni ed esortiamo ad esprimere idee e giudizi e a rimettere sempre tutto in discussione. Raccogliere le informazioni da internet è solo un primo passo e va fatto a scuola proprio per insegnare ai ragazzi a rielaborare ciò che ci arriva da internet, per distinguere il vero dalle fake. Come possiamo pensare di insegnare ad essere critici e dubitare dei contenuti che ci arrivano se non contempliamo l'utilizzo delle tic. Sig. Galimberti tanta stima, ma qui non la seguo più. E poi devo capire dove sono tutti questi docenti fissati con le tic se ancora ho un'infinità di colleghi che si lagna o pure del registro elettronico e che farebbero salti di gioia a fare un viaggio nel tempo a ritroso!

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