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lunedì 18 gennaio 2021

Non per profitto. Perché il mondo ha bisogno delle materie umanistiche



Il titolo del libro che propongo in questo caso è leggermente diverso rispetto al titolo riportato
nel post.
Il libro, di Martha C. Nussbaum, dice: "Perché le democrazie hanno bisogno ha bisogno della cultura umanistica"; nel post, invece, ho scritto: "Perché il mondo ha bisogno ha bisogno delle materie umanistiche".
Le ragioni di questa modifica che mi sono permesso di osare sono semplici: innanzitutto credo, e spero, che i più desiderino un mondo democratico, e da qui la modifica da "democrazie" a "mondo"; in secondo luogo la cultura umanistica passa anche, e forse soprattutto, attraverso la scuola, dove le "materie umanistiche", appunto, organizzate in curricoli e con solide basi epistemologiche, possono costruire quella "cultura umanistica" di cui tanto si sente bisogno.


Le ragioni di questa necessità? Ecco le parole che introducono questo testo che consiglio:
Assistiamo oggi a una crisi strisciante, di enormi proporzioni e di portata globale, tanto più inosservata quanto più dannosa per il futuro della democrazia: la crisi dell'istruzione. Sedotti dall'imperativo della crescita economica e dalle logiche contabili a breve termine, molti paesi infliggono pesanti tagli agli studi umanistici ed artistici a favore di abilità tecniche e conoscenze pratico-scientifiche. E così, mentre il mondo si fa più grande e complesso, gli strumenti per capirlo si fanno più poveri e rudimentali; mentre l'innovazione chiede intelligenze flessibili, aperte e creative, l'istruzione si ripiega su poche nozioni stereotipate. Non si tratta di difendere una presunta superiorità della cultura classica su quella scientifica, bensì di mantenere l'accesso a quella conoscenza che nutre la libertà di pensiero e di parola, l'autonomia del giudizio, la forza dell'immaginazione come altrettante precondizioni per una umanità matura e responsabile.


lunedì 19 agosto 2019

Letture d’agosto: Yuval Noah Harari, SAPIENS. DA ANIMALI A DEI: BREVE STORIA DELL’UMANITÀ, Bompiani

Letture d’agosto: consiglio n. 8

Yuval Noah Harari, SAPIENS. DA ANIMALI A DEI: BREVE STORIA DELL’UMANITÀ, Bompiani

Tempo di lettura: poco, se vi prende. E vi prenderà

Immaginate una persona estremamente intelligente, estremamente colta e padrona della sua materia, con un’ottima capacità rielaborativa, una eccellente padronanza delle fonti, un humor sottile e che sia, nello stesso tempo, priva di peli sulla lingua. Poi immaginate che questa persona scriva una storia dell’umanità suddivisa in capitoli che affrontano i nodi fondamentali che ci hanno portato dall’Africa occidentale al resto del Pianeta: la rivoluzione cognitiva, agricola, industriale ...
Ora immaginate cosa può venirne fuori: un libro brillante, che si legge come un romanzo e che vi tieni incollati alle pagine piene di aneddoti e chiavi di lettura dei principali eventi dell’umanità a cui forse non avevate pensato. Un libro da cui imparare davvero un sacco di cose.
L’autore è uno storico, saggista e professore universitario israeliano, oltre che seguitissimo YouTuber, insignito di diversi premi per la ricerca e soprattutto per la sua capacità divulgativa.

Avvertenza: Dopo le prime 20 pagine, se vi piace l’argomento e la saggistica, non vi staccherete più dal libro.

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mercoledì 7 agosto 2019

Letture d'agosto: L'AULA VUOTA. COME L'ITALIA HA DISTRUTTO LA SCUOLA, di Ernesto Galli della Loggia

L'aula vuota. Come l'Italia ha distrutto la scuola, di Ernesto Galli Della Loggia

Probabilmente molti contenuti di questo testo possono non essere condivisibili. Altrettanto probabilmente qualche pedagogista potrebbe risentirsi di alcune osservazioni tutt'altro che tenere che l'Autore rivolge alla sua professione.

Vero è che un principio presente nel testo è indiscutibile, e forse ne è addirittura la colonna portante: la constatazione che, di fronte alla scolarizzazione di massa che ha portato nelle scuole italiane studenti provenienti dai più disparati contesti sociali, anziché dare di più e meglio a chi si trovava in situazioni di svantaggio si è invece "abbassata l'asticella" per tutti. Anziché potenziare l'offerta, in special modo a chi aveva in partenza di meno, si è svilita la domanda, rendendo la scuola apparentemente "di tutti", ma lasciandola in balia di chi, disponendo di risorse economiche che altri non hanno, quel "di più" lo ha cercato e lo cerca altrove, a suon di quattrini: master, perfezionamenti, scuole di élite, studio all'estero.
Ernesto Galli della Loggia, che probabilmente non è un addetto ai lavori, ma che certo è un intellettuale lucido ed onesto, evidenzia in un percorso storico senza fronzoli l'evoluzione della scuola italiana che ha aderito alle differenze senza fare la differenza; che spesso ha perso l'essenziale per il superfluo.


Il libro, inoltre, mette sotto accusa i miti culturali responsabili della crisi attuale: l'immagine a tutti i costi negativa dell'autorità, l'obbligo assegnato alla scuola di adeguarsi a ciò che piace e vuole la società (dal digitale al disprezzo per il passato), la preferenza del «saper fare» sul sapere in quanto tale, la didattica «attiva» e di gruppo. Altrettanti ideologismi che sono serviti a oscurare il ruolo dell'insegnante, la misteriosa capacità che dovrebbe essere la sua di trasmettere la conoscenza e con essa di assicurare un futuro al nostro passato.


Un pedagogista come Dario Ianes ha apprezzato questo libro, nonostante l'Autore, lo ripetiamo, non sia affatto clemente con la categoria.

 A questo proposito scrive:
Una voce severa contro una scuola debole, asservita e riproduttrice delle disuguaglianze sociali e funzionale alla inesistente politica, senza contestazioni studentesche né familiari, una voce impegnata verso un’istruzione alta ed emancipatrice davvero, in una scuola “bastione di un’orgogliosa diversità dalla società”.
L’autore non è tenero con i pedagogisti, ma da pedagogista sono più in accordo che disaccordo

Un'ulteriore e valida ragione per leggerlo.



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