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sabato 11 aprile 2015

"Si vizia donando gratis?", Teresa di Calcutta - Educare narrando

La riflessione che segue può servire a rispondere ad una domanda che ci poniamo spesso:

"E' giusto dare all'essere umano ciò che non merita (o sembra non meritare)?"

Non c'è dubbio, la risposta superficiale è: "Chiaro che no! Ciascuno deve guadagnarsele le cose! Altrimenti c'è chi lavora e chi mangia! Ognuno otterrà in base all'impegno con cui si è dato da fare ... etc etc..."
Abbiamo pensato tutti parole simili a quelle scritte in alto. Magari non le stesse, ma certo il concetto non cambia.

Tutto legittimo. Eppure l'essere umano - qualsiasi esso sia, qualsiasi cosa faccia o non faccia, qualsiasi sia l'impegno che mette per una o più cause ... - ha il diritto ad essere amato che nessuno può negargli, fosse anche il peggiore dei criminali o il più reietto dei banditi.

In occasione di una riunione a Bengrabre, una religiosa mi rinfacciò: 

"Madre Teresa, lei sta viziando i poveri dando loro le cose gratuitamente, in questo modo perdono la loro dignità!"

Lasciai che tutti si tranquillizzassero e, con calma, dissi:

"Nessuno ci vizia quanto Dio stesso. Guardate tutti i doni che ha dato gratuitamente. Vedo che nessuno dei presenti porta gli occhiali. Ci vedete tutti! Che accadrebbe se Dio vi chiedesse di pagare per la vista? Respiriamo di continuo e viviamo in virtù di un ossigeno per il quale non paghiamo. Che accadrebbe se Dio ci dicesse:

- "Lavora quattro ore e ne avrai due di luce"? Quanti di noi in una tale ipotesi riuscirebbero a sopravvivere?-

Quindi aggiunsi:

"Vi sono molte congregazioni religiose che viziano i ricchi. Non è male che ve ne sia una per i poveri, sia pure per viziarli"

Regnò un profondo silenzio. Nessuno disse mezza parola.

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sabato 4 aprile 2015

La più grande malattia dei nostri giorni... - Teresa di Calcutta - Educare Narrando

Seguono le parole di Madre Teresa di Calcutta, che alla sua attività missionaria di "povera in mezzo ai poveri" aggiungeva un'analisi acuta della società, del mondo in cui viveva, del cuore dell'essere umano scandagliato nei suoi numerosi meandri. Ed è così che questa donna umile, minuta, che prendeva su di sé le pene dei poveri e dei reietti senza il clamore dei media (morì a pochi giorni di distanza da Lady Diana, e la sua dipartita fu oscurata dai media mondiali, concentrati sulle vicende della principessa del Galles), riconosce la povertà dell'uomo nel "non sentirsi amati".

Da leggere attentamente:

La più grande malattia dei nostri giorni non è la lebbra o la tubercolosi, bensì l'esperienza e la sensazione di non sentirsi amati, protetti, e di sentirsi anzi respinti da tutti.

Il più grande dei mali è la mancanza di amore e di carità, le tremenda indifferenza di ognuno nei confronti dei propri vicini che vivono dirimpetto e che restano vittime dello sfruttamento, della corruzione, della povertà e della malattia.

La lebbra peggiore è la solitudine, e la solitudine sta a Roma, a New York, dovunque. Puoi trovare Calcutta in tutto il mondo, se hai occhi per vedere. Dovunque ci sono i non amati, i non voluti, i respinti, i dimenticati. Questa è la povertà più grande. Se ci fossero i poveri sulla luna noi dovremmo andarci. 

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