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giovedì 12 novembre 2020

Pensare con la propria testa? No, cari studenti, rischiate di fare più danni che utile - La riflessione di una prof.

La riflessione di un'insegnante sul "pensare con la propria testa", su tutti i limiti che una tale affermazione trova nella società della conoscenza. Forse occorre prima conoscere, studiare, informarsi, poi pensare con la propria testa e poi dire cosa si è pensato.
Buona riflessione

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C'era un tempo in cui esortavo gli studenti a pensare con la propria testa, a "uscire dallo stato di minorità", rifiutando l'indottrinamento e ricercando da soli la verità, le soluzioni possibili ai problemi, le informazioni.

Da qualche tempo, invece, ho smesso di esortare i ragazzi in questo senso. Qualche giorno fa mi sono ritrovata ad elogiare la figura di Pitagora, che nella propria scuola non dava diritto di parola a chi non sapeva. E ho detto loro senza troppi giri di parole che se non conoscono a sufficienza un argomento, devono imparare a stare zitti e ad ascoltare.

Forse è perché mi guardo intorno e a perdita d'occhio vedo i danni che il "pensare con la propria testa" fa. Specie da quando il "pensare con la propria testa" è stato accompagnato dalla possibilità di laurearsi su Google.

Esistono teste bacate, poco alfabetizzate, incapaci di scegliere le proprie fonti di informazione, di usare gli strumenti logici minimi che consentano loro di compiere un ragionamento corretto.

E poco democraticamente ormai penso che queste teste dovrebbero smetterla di pensare "mentula canis modo", trincerandosi dietro la libertà di parola e di opinione, e avere l'umiltà di tacere, ascoltare e lasciar prendere le decisioni importanti a chi ne sa di più.

E. L.

sabato 6 giugno 2015

Pensa creativo! Come misuri l'altezza di una torre? - Educare Narrando

La creatività, la capacità di risolvere problemi, trovare soluzioni, strade nuove su terreni nuovi: tutte abilità fondamentali per riuscire nella vita, nel lavoro, nello studio...
Ho estrapolato il testo che segue da un libro che ho letto di recente sulle mappe mentali e concettuali, in un capitolo dedicato al "pensiero laterale", vale a dire alla capacità di pensare attraverso vie parallelle non scontate. 

Non occorre citarne la fonte perché ho scoperto che questo testo veniva fatto girare qualche anno fa per email, a mo' di catena di Sant'Antonio, quindi non ha un autore definito (qualcuno mi ha suggerito che si tratta di un filosofo, ma non ricordo chi: potete suggerirmelo, nel caso, commentando il post).

Va letto con attenzione perché spiega con un fatto concreto come si manifesti la creatività che - essendo un'interfaccia dell'intelligenza umana - rappresenta una forma di adattamento alla realtà.

Più creativi = più capaci di adattarci
 al mondo che cambia!

Il professore incaricato di selezionare i candidati per l’ammissione ad una Facoltà di Scienze mostra un barometro ad uno studente e gli chiede: “Come farebbe,
con questo barometro, a misurare con discreta approssimazione l’altezza della torre della nostra Università?”.

La risposta che si aspettava era: “So che ogni millibar di differenza di pressione corrisponde a circa 10 metri. Rilevando la pressione alla base della torre e in sommità potrei determinare l’altezza”.

Il ragazzo risponde invece: “Salirei in cima alla torre, legherei il barometro a un lungo spago, lo calerei fino al suolo e poi misurerei lo spago”.

Il professore, disapprovando la soluzione, scuote il capo e dichiara: “Lei non conosce la soluzione di un problema come questo; come spera di risolvere quelli che incontrerà nel corso degli studi che ha scelto?”.

“A dire il vero non è che non abbia la soluzione” risponde sorridendo il giovane. “Forse il problema è che ne ho troppe, ma sono diverse da quelle che lei ha in mente”.

“Allora me ne dica qualcuna” ribatte incuriosito il docente “Sono pronto ad ascoltarla”.

Lo studente per qualche istante guarda in aria, si accarezza il mento con aria pensierosa, poi risponde: “Per esempio, in un giorno di sole potrei appoggiare il barometro in terra, misurare la sua ombra e quella della torre, per ricavare l’altezza della torre con una proporzione. Oppure salire in cima alla torre, lasciar cadere il barometro, cronometrare il tempo di caduta e calcolare l’altezza considerando la legge di gravità. Oppure legare il barometro a un pezzo di spago per farne un pendolo, rilevare il periodo di oscillazione alla base della torre e in cima, per poi mettere in relazione la sua posizione con la distanza dal centro della terra. Oppure lasciar cadere il barometro e misurare lo scostamento dalla verticale: conoscendo la velocità di rotazione della Terra potrei ottenere all’altezza di caduta”.

Il professore, piacevolmente sorpreso, gli chiede: “E se le chiedessi una soluzione più semplice?”.
“Ammetto che non osavo dargliela” esclama il ragazzo, sorridendo di nuovo “Potrei andare dal custode della torre e proporre uno scambio: gli darei il barometro per sapere quanto è alta la torre!”.

Sei in grado di "pensare in modo diverso"? Riesci a trovare soluzioni nuove uscendo dagli schemi? Ti chiedi, di fronte ad una novità che hai davanti agli occhi, "cos'è?" oppure "cosa potrebbe essere?".





mercoledì 16 luglio 2014

Esopo, "Il contadino, il figlio e l'asino" - Educare Narrando

Comportarsi in funzione dell'approvazione degli altri forse è davvero da sciocchi. Ce lo insegna questa favola di Esopo davvero piena di significato. Un padre, un figlio ed un asinello in viaggio; dapprima il loro comportamento è in funzione delle opinioni dei passanti, poi muta prendendo consapevolezza di un principio fondamentale: vivere, agire, secondo una personale ragionevolezza e non secondo le opinioni altrui è assolutamente giusto, poiché ci sarà sempre chi avrà da ridire o che la vedrà ... diversamente da te!

Ma se per la tua gioia hai bisogno del permesso degli altri sei proprio un idiota!

H. Esse

Di Esopo

C’era una volta un vecchio commerciante di stoffe che aveva un figlio giovane e forte che si chiamava Valeriano. Un giorno, entrambi si misero in viaggio verso Roma per acquistare delle nuove stoffe che provenivano dal lontano Oriente. Partirono una mattina molto presto: il cammino era lungo e faticoso, per questo decisero di portare anche il loro piccolo asinello. La bestiola era giovane ma mansueta: spesso lo portavano con sé per giungere fino al mercato, caricando la sua schiena di pesanti tessuti e stoffe pregiate. Padre e figlio decisero di portare con loro l’asinello in modo che, portati a turno dalla bestiola, potessero alleviare la fatica del percorso.

Mentre il padre veniva portato dall’asinello e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti, vedendoli, li schernivano: “Ecco!”, dicevano, “un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto!”. Valeriano, sentendo queste parole, diceva ai passanti: ”Mio padre è anziano e io sono giovane e forte; per questo lui è trasportato dall’asino e io cammino a piedi!”. Ma il vecchio padre si vergognò tanto che in un attimo saltò giù e ordinò a suo figlio di salire al suo posto, suo malgrado.


Così, il vecchio padre camminava a piedi e il giovane Valeriano viaggiava comodamente sul dorso dell’asinello. Ma dopo poco, la folla dei viandanti non tardò a borbottare: “Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito!”. Il ragazzo, vinto dalla vergogna, si sentì in colpa e costrinse il padre a salire sull’asino insieme a lui.

Così, venivano portati entrambi dall’unico quadrupede: il borbottio dei passanti e l’indignazione si accresceva, perché un unico piccolo e giovane animale era montato da due persone. “Povera bestiola, quanto peso è costretto a trasportare sulla sua giovane schiena!”. Padre e figlio, sentendo le chiacchiere della gente, si sentirono entrambi in colpa: scesero dall’asinello e decisero di procedere a piedi, liberando così la bestiola da ogni peso. Allora sì che si sentì, dopo poco, lo scherno e il riso di tutti i passanti: “Due asini, mentre ne risparmiano uno, non risparmiano se stessi”.

Allora il padre, stanco di tutti questi discorsi disse saggiamente: “Vedi figlio: nulla è approvato da tutti; ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci”.
La favola insegna che le persone intorno a noi, e che non ci conoscono bene, spesso ci giudicano facilmente qualsiasi cosa facciamo o diciamo. Bisogna sempre comportarsi correttamente senza dare troppo ascolto alle critiche degli altri che a volte sono poco costruttive e dannose per noi.

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