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martedì 30 agosto 2022

Umberto Galimberti: i danni della scuola facilitata

Riportiamo uno stralcio del prof. Umberto Galimberti, tratto dal suo libro "Il segreto della domanda", edito da Feltrinelli. In questo testo, tra i vari argomenti, Galimberti affronta più volte il tema della scuola. In questo caso la riflessione si concentra sulla scuola facilitata, che a suo avviso non lo sarebbe soltanto nei cinque anni della scuola superiore. Alcune considerazione riguardano anche gli insegnanti.

"Quando vedo un adolescente avvicinarsi alla scuola superiore tremo per lui. Tolto il rigore alle elementari e alle medie, dove tutto è abbastanza facile e lo sviluppo pisco-sessuale ancora non genera particolari sconvolgimenti, i ragazzi affrontano la scuola superiore, dove la preparazione che si esige è, per difficoltà, del tutto sproporzionata alla preparazione precedente. 

Per giunta, in quell'età i ragazzi affrontano problemi di identità e riconoscimento prima sconosciuti, e se il riconoscimento che arriva loro dipende dalla prestazione scolastica, la quale, stante la precedente preparazione non può essere che scadente, scadente sarà l'immagine che essi avranno di loro stessi, con due possibili via d'uscita: la depressione o il menefreghismo.

 La depressione innesca processi di auto svalutazione che, oltre a ingessare l'intelligenza, indeboliscono la forza d'animo e la stima di sé. Questa catastrofe, che avviene in età adolescenziale, rischia di determinare il proprio stile esistenziale per tutta la vita.

Il menefreghismo crea invece quei furbi che, dopo aver girato per cinque o più anni tra scuole pubbliche e private, arrivano all'università, dove, dopo la riforma appena introdotta, tutto torna facile come alle elementari e alle medie, quando non si è imparato abbastanza bene a leggere e a scrivere.

Restano dunque quei cinque anni terrificanti di scuola superiore per i quali non c'è preparazione e dopo i quali non c'è seguito. Un'isola infelice, dove si distruggono identità, si demotivano progettualità, si spengono sogni, si soffocano sviluppi, si ignorano persone, processi psichici, orientamenti sessuali, disorientamenti emotivi, nell'assoluta mancanza dei professori, che non si sentono chiamati a seguire questi processi.

Che fare? O rendiamo seria la scuola dalla prima elementare alla laurea, o attenuiamo il rigore in quell'isola infelice che è la scuola superiore, sconnessa dai percorsi di istruzione e di educazione che la precedono e la seguono, dove i danni che si compiono, nella più opaca inconsapevolezza, sono molto difficilmente riparabili, a meno che, in quel tratto pericolosissimo di scuola, non si assumano solo insegnanti capaci di prendersi cura, oltre che dei programmi, anche delle persone; e quando dico persone intendo una a una, cosa possibile se la classe è di 10-15 persone, e non come oggi di 30-35, e se sulla cattedra ci sono anche lì persone e non solo impiegati del Ministero della Pubblica Istruzione."

Umberto Galimberti, "Il segreto della domanda"

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martedì 23 agosto 2022

Umberto Galimberti: basta con i Promessi Sposi a scuola. Ecco perché


 Siamo sicuri che la lettura integrale dei Promessi Sposi a scuola abbia davvero una valida valenza educativa? 
Può un romanzo dell'Ottocento rispondere alle domande di senso e al bisogno di chiavi di lettura del reale di uno studente del ventunesimo secolo?

Il filosofo Umberto Galimberti si esprime in tal senso.

✍🗣UMBERTO GALIMBERTI: BASTA CON I PROMESSI SPOSI A SCUOLA: "[...] Siamo stati anche educati malissimo. Io sono del parere per esempio che bisogna far smettere di leggere ai ragazzi i Promessi Sposi. Ve lo dico sinceramente. Perché, cosa succede? È un romanzo bellissimo, scritto in una maniera folgorante, una grande letteratura, ma non puoi dare a un ragazzo, a un ginnasiale, il messaggio che quello che conta nella storia lo fa la Provvidenza e tu non conti un tubo. Ma che discorsi sono questi? Tu conti nella misura in cui agisci nel mondo e nella storia! Ecco, questo messaggio che c'è comunque un disegno superiore che risolve tutti i problemi, ma non c'è questo disegno: o ti dai da fare o ti dai da fare!


Io ho chiamato nichilisti attivi quei ragazzi, che sono splendidi, perché lo toccano tutti i giorni e fanno fatica a smentirlo, però si danno da fare, anche perché il futuro è biologicamente loro, il futuro gli compete per biologia. A me non compete il futuro, a loro sì. Ecco, allora ci devono credere, con la forza della biologia.

Però un conto è la verità, un conto è la salute. [...]

E allora se a te ti aiuta andare a Lourdes, se a te ti aiuta Padre Pio, se ti aiuta la speranza, se ti aiuta le fede, la credenza nell'immortalità, perché te la devo togliere? Ma io te le lascio tutte queste cose che ti aiutano a vivere! Però non posso negare che sono illusioni. Illusioni per vivere. Punto."

Umberto Galimberti

L'intervista da cui è tratto il testo la trovi qui:

venerdì 11 dicembre 2020

Galimberti: "Se un docente non è all'altezza va messo fuori gioco. Il ruolo va abolito"

Parole secce, quelle del filosofo Umberto Galimberti, che suscitano discussioni e che certo fanno riflettere:

 "L’insegnante deve insegnare. Per farlo serve una capacità empatica e comunicativa, la fascinazione. Se non apri il cuore, non apri nemmeno la testa delle persone. Gli insegnanti dovrebbero essere sottoposti a un test di personalità che valuti queste cose. Se uno non sa affascinare è meglio che cambi lavoro [...]

Educare vuol dire condurre qualcuno all’evoluzione, dall’impulso all’emozione, dall’emozione al sentimento. Un ragazzo che ha sentimento non brucia un migrante che dorme su una panchina, non picchia un disabile. Se queste cose accadono è perché la scuola non ha educato. Per educare bisogna avere a che fare con la soggettività degli studenti, che oggi è messa fuori gioco. Se è vero che al posto dei temi si fa la comprensione del testo scritto, si è spostata la valutazione dalla soggettività alla prestazione. A questo punto è chiaro che anche la scuola è serva del modello tecnico. I ragazzi non contano più come soggetti ma solo nelle loro prestazioni [...] 

 È più facile correggere una comprensione del testo scritta che un tema. La realtà è che siamo passati da una scuola umanistica a un’educazione anglosassone, perdendo un’infinità di valori della prima. La scuola anglosassone è empirismo, pragmatismo, valutazione oggettiva [...] 

Se uno non sa affascinare, comunicare, non può fare il maestro, il professore. Lo dice Platone: si impara per imitazione. Io aggiungerei anche per plagio. Preferisco un docente che plagia i ragazzi che uno che li demotiva. Direi loro che il ruolo va abolito.

 Se uno non funziona lo sanno tutti ma non si può far nulla, perché è di ruolo. Che cos’è questa parola? Nessuno è di ruolo nella vita. Se un docente non è all’altezza va messo fuori gioco. Perché se si licenziano operai là dove si producono oggetti non lo si fa dove si formano le persone?" 


U. Galimberti, da una intervista del 2019 

domenica 26 luglio 2020

"La degenerazione della scuola" - Di Umberto Galimberti


Il professor Galimberti non è nuovo ad esternazioni radicali, estreme, anche sul mondo della scuola. 

In questo video-intervista ha sferzate per tutti: per l'alternanza scuola lavoro, per l'educazione affettiva, per gli insegnanti, per i genitori, per l’istituzione scolastica in generale, per le scuole paritarie, per gli studenti (più o meno giovani). 

Chi ascolta si farà certo la sua idea; vero è che non mancano provocazioni e stimoli di riflessione molto interessanti da parte di uno dei più noti intellettuali italiani, sebbene spesso molto discusso.
Di ciò che dice riteniamo sia difficile condividere tutto, come anche è difficile rifiutare tutto.

Da ascoltare.

Segnaliamo anche un libro molto carino di Galimberti, scritto insieme ad Irene Merlini e Maria Luisa Petruccelli, edito qualche mese fa (settembre 2019) e utile per giovani studenti dagli 8 anni in su "che vogliono ragionare con la propria testa":

Perché? 100 storie di filosofi per ragazzi curiosi


lunedì 8 luglio 2019

LA DEGENERAZIONE DELLA SCUOLA - Umberto Galimberti

Nel video riportato in basso ascoltiamo le parole di Umberto Galimberti sulla scuola.

Nell'intervista rilasciata a ByoBlu, il filosofo, saggista e docente universitario, interviene sul mondo dell'insegnamento, della socializzazione, delle facili diagnosi di DSA e sul ruolo dei genitori. Non mancano considerazioni, che certo provocano e fanno discutere, sul mondo digitale e su altri problemi alla ribalta della cronaca.

"Speranze non ne ho": conclude così l'intervista, lasciando molti interrogativi, e un poco di amaro in bocca.






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