Leggendo “Tra il dire e il fare” di E.
Strobino, dedicato a coloro che amano oltrepassare i confini della lezione
frontale e delle discipline rigidamente definite, ritrovo felicemente questo
autentico passo sulla ‘’scrittura
collettiva’’, estratto da “Lettera a
una professoressa” di Don Milani. L’obiettivo
della scrittura collettiva era giungere alla produzione di un testo partendo
da contributi individuali anche confusi e frammentari.
Impossibile resistere alla sua
integra condivisione:
“Noi dunque si fa così.
Per prima cosa ognuno
tiene in tasca un notes.
Ogni volta che gli
viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto
da una parte sola.
Un giorno si mettono
insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano a uno a uno per
scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti
e son capitoli. Ogni capitolo si divide in monticini e son paragrafi.
Ora si prova a dare un
nome a ogni paragrafo.
Se non si riesce vuol
dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo
sparisce. Qualcuno diventa due.
Coi nomi dei paragrafi
si discute l’ordine logico finchè nasce uno schema.
Con lo schema si
riordinano i monticini.
Si prende il primo
monticino, si stendono sul tavolo i suoi foglietti e se ne trova l’ordine. Ora
si butta giù il testo come viene viene.
Si ciclostila per
averlo davanti tutti eguale.
Poi forbici, colla e
matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si
ciclostila un’altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da levare,
aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe,
due concetti in una frase sola.
Si chiama un estraneo
dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere ad
alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire.
Si accettano i loro
consigli purchè siano per la chiarezza.
Si rifiutano i consigli
di prudenza.”
(Don Milani, Lettera a una professoressa, Firenze, Libreria Editrice
Fiorentina, 1967)
Naturalmente, come viene
sottolineato anche nel libro di Strobino, con le tecnologie informatiche tale
pratica didattica può essere facilitata e accelerata nelle sue fasi.
Finalizzata all’acquisizione di "saperi
specifici", la "scrittura collettiva" si fonda su modalità di relazione
fondamentali dal punto di vista educativo:
- scambio, condivisione e
arricchimento di idee e competenze
- collaborazione tra membri di un
gruppo
- gestione pacifica di conflitti
- occasione di piacere e
divertimento
La scrittura collettiva si rifà
alle fasi della retorica antica: inventio, dispositio, elocutio, confirmatio,
che meritano di essere rispolverate e approfondite … J
Buona ricerca e buona pratica.