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giovedì 8 marzo 2018

Nonna mi manda a scuola ogni giorno, con quegli occhi che non leggono più il mondo

Poco fa guardavo la TV con mia nonna, seduti allo stesso tavolo. Il TG1 ha mandato in onda un servizio su Trump, che vuole introdurre dei dazi sull'alluminio e sull'acciaio. Mia nonna strizza gli occhi, cerca di capire. Poi si gira verso di me, con una faccia un po' smarrita e un po' frustrata. In dialetto ciociaro mi ha chiesto cosa volesse dire quella notizia. Poi tenta:  "Ferr' i acciai' n'n so buon chiù?". Ferro e acciaio non sono più buoni?
Mi riempie di compassione.


È una donna di 89 anni, che ha studiato fino alla seconda elementare. Dopo di che ha passato le giornate a cucinare per gli uomini che lavoravano nei campi, quando l'Italia era in prevalenza un paese agricolo: "i' ammasseva i maccarun", io ammassavo i maccheroni. Ha lavorato come un mulo, e se oggi l'Italia è un paese ricco dovremmo essere grati alle persone come lei.

Eppure c'è del rammarico in quegli occhi, quando dalla TV arrivano suoni ed immagini di un mondo che non capisce, che a volte interpreta come può e che altre volte rinuncia a comprendere. "I' chess capisc, alla scola n'n m' c'hann mannat": io questo capisco, perché a scuola non mi ci hanno mandato. Lo ripete sempre, amareggiata. Il mondo non lo capisce davvero, o lo capisce troppo poco ormai, ma è abbastanza intelligente da capire di non capire, e questa è insieme una consapevolezza e una condanna. Non ha mai imparato ad imparare; legge male e quindi legge poco e in tutta la sua vita avrà usato la scrittura solo per fare la sua firma, non più di cinque o sei volte.

Però nonna spesso mi fa da carburante quando proprio non mi va. Mi capita di essere demotivato a volte, con la sensazione di chi prova a svuotare l'oceano con un bicchierino da caffè. Faccio molti errori quando sto in classe: "avrei potuto o dovuto fare così", me lo dico sempre troppo tardi. Mi piace scherzare con gli studenti, ma a volte li accartoccerei. Poi segue un respiro profondo, mantengo la calma quasi sempre, e si va avanti. Altre volte però sbrocco, come direbbero loro. Pazienza.

Ma l'obiettivo, per quanto possibile, è togliere dagli occhi delle persone la frustrazione di chi si accorge di non capire il mondo, per mancanza di curiosità o per mancanza di chi la curiosità te la poteva far venire. Sarebbe bello avere un mondo di nonne libere: libere di leggere quel mondo che i loro nipoti sono impegnati a scrivere. E per questo - come direbbe lei scherzando - a 37 anni ancora vado a scuola.
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