giovedì 22 settembre 2016

"Respirare l'aria, che delizia", di Walt Whitman - Educare Narrando

Il testo poetico che segue è di Walt Whitman, celebre poeta americano vissuto tra il 1819 e il 1892. Sarebbe troppo lungo descrivere qui la poetica di uno dei più grandi autori americani (e del pianeta) di sempre, oltre che le sue contraddizioni, la sua presunta omosessualità o bisessualità che suscitò enorme scalpore, celata nelle sue vicende biografiche e nei suoi componimenti. Certo è che il valore poetico di Whitman è fuori discussione, e alcuni dei suoi versi, prosaici e acuti, riempiono di meraviglia anche il lettore meno esperto.
Senza alcuna appartenenza ad una fede religiosa specifica, emerge dalle poesie una spiritualità piena, vissuta "a pelle", un "m'illumino d'immenso" diluito nella raccolta "Foglie d'Erba".
Il testo che segue è tratto propri da questa raccolta: è un inno ai sensi, alla bellezza della vita, alla beatitudine su questa terra che ci rende "dei", che ci unisce all'eterno. Vale la pena leggere questo testo con partecipazione complice, con il cuore aperto alle meraviglie del mondo. E' un messaggio sublime per persone di tutte le età.

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Respirare l’aria, che delizia!
Parlare! Camminare! stringere con la mano qualcosa!
Prepararmi a dormire, andare a letto – contemplare la mia rosea carne;
Prendere coscienza del mio corpo, così soddisfatto e grosso;
Essere questo incredibile Dio che sono;
Essermi trovato con gli altri Dei – questi uomini e donne che amo.
Mirabile come io celebro voi e me stesso!
Quanto sottilmente i miei pensieri reagiscono allo spettacolo che li circonda!
Come le nubi transitano silenziose sul capo!
Come vola, sfreccia la terra! come girano perenni il sole, la luna, le stelle!
Come giocano e cantano le acque! (Certo si vive!)
Come gli alberi crescono e s’adergono – con tronchi robusti – con rami e foglie!
(Certo v’è qualcos’altro in ciascuno degli alberi – una qualche anima viva.)
O meraviglia di tutte le cose! Sino all’estrema particola!
Spiritualità delle cose!
O, musica onda che corri per le ere, per i continenti – e ora hai attinto l’America e me!
Io colgo i tuoi accordi robusti – li vario, e poi lieto ad altri li passo.
Anche io inneggio al sole, sia quando sorge, sia nel meriggio, o, come ora, al tramonto,
Anche io palpito all’intelligenza e alla bellezza del mondo e di quanto cresce sul mondo,
Anche io ho avvertito l’irresistibile appello di me.
Quando a bordo di un battello sono sceso per il Mississippi,
Quando ho vagato per le praterie,
Quando ho vissuto – Quando ho guardato per le mie finestre, i miei occhi,
Quando sono uscito al mattino – Quando ho contemplato la luce spuntare a oriente;
Quando mi sono bagnato sulla spiaggia del mare orientale e poi sulla spiaggia del mare occidentale;
Quando ho errato per le strade della continentale Chicago – per qualunque strada io errassi;
o per città, o boschi silenziosi, nella pace o anche in mezzo a scene di guerra
Ovunque io sia stato, mi sono saturato di contento e di trionfo.
Sino all’ultimo canto le Personalità, nuove o antiche,
canto il fine eterno delle cose;
Dichiaro che la Natura continua – La Gloria continua;
Io intono le lodi con voce elettrica,
Perché non scorgo una sola imperfezione nell’universo;
E non scorgo una causa sola o un solo effetto di cui alla fine ci si possa lamentare nell’universo.
O Sole al tramonto! sebbene l’ora sia giunta,
Modulerò sotto te, e fossi pure io il solo, inni di adorazione assoluta.
Traduzione di Enzo Giachino
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Splendor of ended day, floating and filling me!
Hour prophetic—hour resuming the past!
Inflating my throat—you, divine average!
You, Earth and Life, till the last ray gleams, I sing.


Open mouth of my Soul, uttering gladness,
Eyes of my Soul, seeing perfection,
Natural life of me, faithfully praising things;
Corroborating forever the triumph of things.
Illustrious every one!
Illustrious what we name space—sphere of unnumber’d spirits;
Illustrious the mystery of motion, in all beings, even the tiniest insect;
Illustrious the attribute of speech—the senses—the body;
Illustrious the passing light! Illustrious the pale reflection on the new moon in the western sky!
Illustrious whatever I see, or hear, or touch, to the last.
Good in all,
In the satisfaction and aplomb of animals,
In the annual return of the seasons,
In the hilarity of youth,
In the strength and flush of manhood,
In the grandeur and exquisiteness of old age,
In the superb vistas of Death.
Wonderful to depart;
Wonderful to be here!
The heart, to jet the all-alike and innocent blood!
To breathe the air, how delicious!
To speak! to walk! to seize something by the hand!
To prepare for sleep, for bed—to look on my rose-color’d flesh;
To be conscious of my body, so satisfied, so large;
To be this incredible God I am;
To have gone forth among other Gods—these men and women I love.
Wonderful how I celebrate you and myself!
How my thoughts play subtly at the spectacles around!
How the clouds pass silently overhead!
How the earth darts on and on! and how the sun, moon, stars, dart on and on!
How the water sports and sings! (Surely it is alive!)
How the trees rise and stand up—with strong trunks—with branches and leaves!
(Surely there is something more in each of the tree—some living Soul.)
O amazement of things! even the least particle!
O spirituality of things!
O strain musical, flowing through ages and continents—now reaching me and America!
I take your strong chords—I intersperse them, and cheerfully pass them forward.
I too carol the sun, usher’d, or at noon, or, as now, setting,
I too throb to the brain and beauty of the earth, and of all the growths of the earth,
I too have felt the resistless call of myself.
As I sail’d down the Mississippi,
As I wander’d over the prairies,
As I have lived—As I have look’d through my windows, my eyes,
As I went forth in the morning—As I beheld the light breaking in the east;
As I bathed on the beach of the Eastern Sea, and again on the beach of the Western Sea;
As I roam’d the streets of inland Chicago—whatever streets I have roam’d;
Or cities, or silent woods, or peace, or even amid the sights of war;
Wherever I have been, I have charged myself with contentment and triumph.
I sing the Equalities, modern or old,
I sing the endless finales of things;
I say Nature continues—Glory continues;
I praise with electric voice;
For I do not see one imperfection in the universe;
And I do not see one cause or result lamentable at last in the universe.
O setting sun! though the time has come,
I still warble under you, if none else does, unmitigated adoration. 
Walt Whitman (da Foglie d’erba  – Canti d’addio, 1891) 
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