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venerdì 6 aprile 2018

Troppe TIC fanno male. E prendi pure voti bassi in matematica

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Immagine eloquente tratta da "Il Sussidiario"
Un articolo del 28 marzo su La Repubblica riporta dei dati davvero interessanti sui risultati scolastici degli alunni che usano molto le TIC a scuola.

Ci hanno bombardato sull'innovazione didattica (che, per carità, è legittima e necessaria), sulla digitalizzazione degli ambienti di apprendimento (in fondo tutto oggi è digitalizzato), sulla necessità di LIM e tablet (come potrei misconoscerne l'utilità se li sto usando per scrivere questo post?).
Ma c'è un "però", e pure abbastanza consistente: l'uso massiccio delle nuove tecnologie mortifica gli apprendimenti. 
In matematica, per esempio, c'è un divario di 40 punti tra chi studia in modo tradizionale, sulle "sudare carte" potremmo dire, e chi si rimbambisce davanti ad un device qualsiasi; ovviamente il divario è a svantaggio di questi ultimi.

I dati eccoli qua:

Estrapolando dall’enorme database di Timss i dati in base alla permanenza degli alunni davanti a computer e tablet, si nota che per ottenere buoni risultati basta studiare il vecchio libro di testo. Un trend che soprattutto alla primaria è sorprendente. All’elementare, in Matematica, i bambini italiani totalizzano nel complesso 506 punti, ma quelli che non usano quasi mai le tecnologie per svolgere i compiti a casa raggranellano 522 punti. E i loro coetanei che invece usano computer e tablet ogni giorno si fermano a 481 punti. Una differenza di oltre 40 lunghezze.

Secondo Benedetto Vertecchi, noto docimologo (sui cui manuali ha studiato anche chi scrive), ci sono due elementi di analisi da considerare: uno riguarda la componente socio-culturale di questa tendenza, poiché i figli di persone meno acculturate e con un livello socio economico più basso tendono a trascorrere maggior tempo davanti a strumenti elettronici multimediali; per contro, i genitori con un livello di istruzione più alto cercano per i loro figli alterative costruttive e creative al device.
Il secondo elemento, invece, è di natura evolutiva e psicologica: checché le multinazionali dell'elettronica ne dicano (a vantaggio dei loro fatturati), l'utilizzo di pc, tablet e smartphone mortifica in modo consistente la capacità di ragionare, creare, esplorare, oltre a compromettere irrimediabilmente una componente dell'apprendimento, e prima ancora della vita, irrinunciabile: la relazione.

Aveva ragione il buon Galimberti, che abbiamo citato in questo post tempo fa:

Galimberti: a scuola usate meno PC e più cervello



Certo, nulla è letale se consumato (o utilizzato) con moderazione, ma converrà forse scriverlo sulle scatole di tali aggeggi almeno con la stessa frequenza e visibilità con cui si scrive sui prodotti di giochi d'azzardo o sui pacchetti di sigarette?

venerdì 25 novembre 2016

"Cosa si perde a smettere di scrivere a mano", di Benedetto Vertecchi

In un mondo dominato dalla chat, dal touch screen, della comunicazione simultanea, che senso può avere parlare della scrittura a mano e, ancor più, dell'importanza della scrittura a mano?

Una riflessione in questo senso si sviluppa, in questo caso, in occasione del convegno "La scrittura a mano ha un futuro?", organizzato dall'Associazione Calligrafica Italiana.

Il professor Benedetto Vertecchi, professore di Pedagogia presso l'Università Roma 3 nonché uno dei relatori in occasione del convegno citato (chi scrive ha avuto il piacere di studiare sui suoi testi di docimologia) prova a rispondere a questa e ad altre domande in un'intervista a "Il Libraio".

Anticipiamo una parte interessante dell'intervista, sperando di suscitare curiosità:

“È stato possibile raccogliere circa 28.000 documenti, ordinati in serie diacroniche, dai quali ci si può rendere conto dei cambiamenti che intervengono attraverso una pratica costante della scrittura manuale: si tratta di cambiamenti che riguardano sia la qualità dei segni tracciati, sia quella dei testi prodotti. Per quanto nessuno abbia spinto i bambini a modificare il loro comportamento, nel succedersi delle settimane si poteva osservare non solo il progressivo miglioramento nella qualità grafica dei documenti prodotti, ma anche una maggiore appropriatezza ortografica e una più accurata selezione del lessico." 






sabato 23 gennaio 2016

"Valutazione senza idee", di Benedetto Vertecchi

Un intervento del professor Benedetto Vertecchi, liberamente scaricabile dal portale www.academia.edu.

Benedetto Vertecchi è un luminare della pedagogia e, in special modo, della docimologia, la scienza della valutazione; chiunque abbia compiuto studi pedagogico-didattici avrà senz'altro avuto a che fare con alcuni sui testi, come ad esempio il Manuale della valutazione, oppure Le parole della scuola.

In questo contribuito, dal titolo Valutazione senza idee, Benedetto Vertecchi ragiona sulle pratiche valutative attuali, sul modo che le scuole hanno di approcciare al "problema valutazione" e, soprattutto, quanto questo sia ancora inadeguato ad opporsi al determinismo naturale, per il quale le opportunità vengono colte da chi già è avvantaggiato, per motivi socio-economici o socio-culturali, nel processo di affermazione ed emancipazione personale e lavorativa.

Il testo, di appena 3 pagine, offre spunti pedagogici interessanti su cui confrontarsi e su cui riflettere. Esso è scaricabile dalla pagine a cui rimanda il link in basso, accedendo semplicemente (quando non ci si voglia registrare sul sito) tramite il proprio account Facebook o Google.

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