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domenica 25 marzo 2018

Si scrive "da" o "dà"? "Pò" o "po' "? Guardate con attenzione: una marea di insegnanti fa questi errori

Risultati immagini per accento o apostrofo?Non è affatto scontato, né banale, ricordare alcuni diffusissimi errori di ortografia che, ovviamente, si fanno senza saperlo.

E vengono commessi ovunque: oltre che dagli studenti, anche da professionisti coltissimi o da docenti molto preparati nella loro disciplina (diversa dall'italiano).

E senza far appello allo scandalo, o alla scuola che non funziona, diciamo semplicemente che non si può sapere tutto, che alcune cose si dimenticano soprattutto se si è impegnati a fare altro, che nell'istruzione di chiunque ci sono lacune più o meno estese. Poco male.

Questo video, ed altri video come questo all'interno dei canale, vuole porre rimedio ad errori diffusissimi nell'ortografia dei monosillabi.
Prima di lasciarvi al suddetto video, però, vi chiediamo - se volete e se lo ritenete utile - di iscrivervi al canale youtube associato a questo sito, "Sapiens Sapiens":

https://www.youtube.com/channel/UCRCBaQH-wpfK0pxJwqW7XUw?view_as=subscriber

sabato 17 gennaio 2015

Si dice metti "apposto" il libro o metti "a posto" il libro? Dubbi se unire o separare alcune forme linguistiche? Italiano senza errori

Vengono spesso molti dubbi su come scrivere correttamente congiunzioni, avverbi, locuzioni avverbiali e preposizionali.

Ad esempio, spesso si resta a pensare se scrivere "vado a capo" oppure vado "accapo". Ho invitato il mio alunno a mettersi "a fianco" o "affianco" alla cattedra? In quest'ultimo caso la soluzione del dubbio sarebbe facilissima, perché "affianco" è il presente indicativo del verbo "affiancare", da non confondersi quindi con la locuzione prepositiva "a fianco". 

In questi casi è utilissimo consultare il DOP - Dizionario d'Ortografia e di Pronunzia - che adesso si trova finalmente anche ON LINE

Ad ogni modo, per non sbagliare è utile seguire i consigli che seguono, e che riguardano i dubbi più frequenti:

Parole o espressioni che devono essere scritte sempre separate:

a fianco
a meno che
a posto

a proposito
al di là
al di sopra, al disopra
al di sotto, al disotto
all'incirca
d'accordo
d'altronde
in quanto
l'altr'anno
per cui
poc'anzi
quant'altro
senz'altro
tra l'altro
tutt'altro
tutt'e due
tutt'oggi
tutt'uno

Per alcune di queste forme può accadere che il dizionario contempli la possibilità di usarle sia staccandole che legandole, specificando però che la forma legata è antica e ormai quasi in disuso. Per questa ragione è meglio non considerare affatto la possibilità di usare entrambe le forme, scegliendo sempre di usare la più recente (cioè staccata).
A volte, ragionare sulla nostra lingua può aiutarci ad evitare spiacevoli errori anche senza far uso del dizionario, e anche se non riusciamo a memorizzare la corretta ortografia delle parole.
 Ad esempio, prendiamo la forma linguista "a posto": essa si può usare, ad esempio, per la seguente frase "Metti a posto il libro che hai preso". La frase è correttissima. Potrebbe però venire il dubbio:

Si scrive "a posto" o "apposto"?

Si può ragionare così:  "apposto" è il participio passato del verbo "apporre", che vuol dire "mettere qualcosa su altro, aggiungere qualcosa ad altro" (Diz. Sabatini- Coletti). Perciò non ha nulla a che vedere con il senso della frase che si sta utilizzando, a meno che non si completi la frase "Metti apposto il libro che hai utilizzato ... agli altri volumi".

Buon Italiano a tutti!


mercoledì 14 gennaio 2015

Eserciziario di ortografia da scaricare gratuitamente: utile per tutte le classi di ogni grado scolastico

Si tratta di un file in formato DOC - quindi modificabile a proprio piacere e utilizzabile anche nelle sole parti che servono - di 22 pagine, realizzato da R. Bertoncello.

In esso sono contenuti moltissimi esercizi di ortografia italiana. La risorsa può essere usata per tutte le classi dei diversi ordini e gradi di scuola (consideriamo che anche gli stessi insegnanti commettono molti degli errori per cui vengono proposti gli esercizi).

Il plico, gratuitamente scaricabile, contiene:

- Esercizi sull'uso di accenti e apostrofi

- L'uso dei monosillabi (con accenti, apostrofi etc ...)

- Uso di -CIA/-GIA

- L'uso di C/G/QU/CU

- Uso dell'apostrofo davanti all'articolo UN

- Uso di LI/GLI - GNI/NI - MP/NP/MB etc...

- Hai/ai/ahi - Ho/o/Oh e simili...

- Elisione e troncamento

- Uso delle doppie

- Uso di digrammi e trigrammi

- Comuni errori ortografici


Risorsa tratta da www.scuolaedidattica.com

domenica 26 ottobre 2014

Si scrive " da, dà o da' "? Guida ad accenti e apostrofi nei monosillabi - Italiano Senza Errori

L'uso dei monosillabi da - dà o da' è solo un esempio che richiama questioni più generali rispetto a tutti i monosillabi accentati. Anche rispetto ad essi, infatti, è frequentissimo trovare errori vari e nei più svariati contesti, persino - e l'ho notato qualche giorno fa - nella barra dei titoli del TG2. Alcuni non si pongono il problema, altri si affidano al caso o alla "sensibilità del momento" pur ponendoselo.

In realtà basta capire un pochino il meccanismo della lingua italiana, anche rispetto a questo argomento, per scrivere correttamente e per rispettare - lo leggevo qualche giorno fa - la quarta lingua più studiata al mondo (l'italiano, appunto)!

!!!!!!!!!!!!!!!!!
Diciamo anzitutto che l'apostrofo e l'accento, come anche altri segni grafici, non sono aggiunte che la lingua italiana usa perché non ha nient'altro da fare o perché è più bello. C'è sempre una funzione dietro ai segni linguistici che aiuta la lingua ad essere più chiara e, in questo caso, i segni servono per distinguere le varie funzioni delle parole che, apparentemente, si sembrano la stessa cosa perché si scrivono allo stesso modo.

L'apostrofo, generalmente, si usa nella nostra lingua quando "tagliamo via qualcosa", quando ad esempio eliminiamo da una parola una vocale o una sillaba. A quel punto l'apostrofo entra a sopperire la mancanza che si è generata nella parola.

Facciamo un esempio, per poi arrivare al caso che abbiamo esposto nel titolo.
In italiano possiamo dire "POCO", tuttavia possiamo anche scrivere PO': notate bene! Non ho scritto "" con l'accento, ho scritto po' con l'apostrofo. Molte persone, invece, scrivendo commettono proprio l'errore di scrivere con l'accento, cosa sbagliatissima perché si tratta di un troncamento (un'eccezione tra l'altro), che non ha nulla a che vedere con l'accentuazione della sillaba.

Quando usiamo DA' (con l'apostrofo)? Si usa da' con l'apostrofo quando usiamo il verbo dare all'imperativo, il tempo verbale che serve per dare ordini, disposizioni categoriche. La forma estesa sarebbe "DAI", come ad esempio "Dai una mano a tuo fratello per i compiti"; ebbene, la lingua italiana permette di eliminare la vocale "i" e, al suo posto, occorre utilizzare l'apostrofo. 
Quindi "Dai una mano a tuo fratello" oppure "Da' una mano a tuo fratello", vanno bene entrambe... ma mai " una mano a tuo fratello" oppure "da una mano a tuo fratello". Perché, ci chiediamo?

La parola "DA" in italiano può avere due funzioni: preposizione semplice (di, a, da, in con su...), come per esempio "vado da mia nonna", oppure verbo dare: Es. "Il distributore non dà resto".
L'accento serve proprio per distinguere le due funzioni: anche se la parola è la stessa, si tratta di due funzioni grammaticali completamente diverse, in un caso preposizione semplice, nell'altro verbo dare!
L'accento perciò non è affatto un "segnetto così" (come una volta mi disse un alunno), ma è di fondamentale importanza per rendere chiara questa importante distinzione linguistica.

Quindi:

- Ho una fame da lupi: in questo caso l'accento non ci vuole perché non si tratta del verbo dare

- Il tuo tono di voce mi pace: in questo caso occorre l'accento perché si tratta del verbo dare.

UN TRUCCO: per non sbagliare può essere utile usare il seguente accorgimento, molto semplice ed efficace. In presenza di da provate a sostituirlo con "dava" (l'imperfetto del verbo dare), se il verbo alle vostre orecchie "suona bene" e la frase ha senso, si tratta di un verbo, e quindi vuole o l'accento , oppure l'apostrofo da'. Nel caso contrario, cioè se appurate che la sostituzione non è pertinente, vuol dire che si tratta di una semplice preposizione e quindi si scrive senza accento: da.

Un po' di esempi (po', non pò!!!):

1. Giulio non mi ascolto ------- Infatti, "Giulio non mi dava ascolto"

2. Da' ascolto a tuo padre! ---- Qui si può sostituire con dava, quindi è chiaro che si tratta di un verbo, ma trattandosi anche di un ordine, un comando, si riconosce subito l'imperativo, quindi sarebbe "dai ascolto a tuo padre", che diventa "da' ascolto a tuo padre".

3. Sta tornando da Napoli ---- Proviamo la sostituzione: "sta tornando dava Napoli". E' ovvio che la sostituzione non ha senso, quindi non si tratta di un verbo. Per questa ragione abbiamo una preposizione semplice che non ha bisogno né di accento né di apostrofo.

Gli stessi criteri si usano per tutti gli altri monosillabi. Occorre sempre tenere presente che l'italiano usa segni grafici - accento, apostrofo - solo quando è necessario, vale a dire quando occorre distinguere due funzioni linguistiche.

Prendiamo, ad esempio, la parola fa: essa può essere un verbo, usato spesso come locuzione temporale nelle frasi come "l'ho visto tempo fa", o la quarta nota musicale. Essa non è, a differenza del monosillabo da, una preposizione semplice.
Per questa ragione non ha alcun senso scrivere perché la parola non può confondersi con nessun'altra. Scrivere fa con l'accento (fà), infatti, è un errore gravissimo che, purtroppo, viene commesso molto spesso. 

Avremo quindi fa, senza alcun segno grafico in aggiunta, per indicare semplicemente il verbo fare:

Es. - Antonio non fa i compiti

E avremo invece il fa' con l'apostrofo quando si tratta di un verbo al modo imperativo (per un ordine o un comando):

Es. - Sbrigati! Fa' i compiti ---- infatti: fai i compiti; si elide la "i" e diventa fa' i compiti


Per tutti gli altri di monosillabi, e per avere un quadro generale di tutti i casi in cui si hanno dubbi, invito a scaricare una scheda riassuntiva che ho creato io stesso per gli alunni. Si tratta di un promemoria ortografico che non ha nessuna pretesa di esaustività, ma che può risultare utile e di immediato utilizzo.


A questo punto una domanda:

mercoledì 18 dicembre 2013

Gli errori più comuni della lingua italiana: se li conosci... li eviti!

In questa pagina raccolgo una serie di link che rimandano ad interessanti post, sparsi qua e nel web, in cui è possibile trovare risposta ai tanti dubbi sull'uso della lingua italiana che, se ignorati, ci portano inevitabilmente a sbagliare. Penso che da italiani sia indispensabile conoscere la nostra meravigliosa lingua che, soprattutto con i nuovi mezzi di comunicazione (sms, chat etc...), viene continuamente sottoposta a maltrattamenti e storpiature. Fare un po' più attenzione ad accenti, apostrofi, doppie, ad imperativi e congiuntivi... giovi a , agli altri... e alla lingua di Dante, Petrarca e Boccaccio.

N.B. Le parole scritte in rosso sono proprio tra quelle che scrittori distratti - o, diciamolo, ignoranti - sbagliano più di frequente

Una tabella da grammaticaitaliana.eu in cui, in una tabella a due colonne, vengono raggruppati gli errori più diffusi e le rispettive forme corrette.

In questa pagina vengono aggiunti alcuni errori diffusi non presenti nella pagina segnalata in precedenza, ad esempio: si scrive E o ED? A o AD? Entusiasto o Entusiasta?

A questa pagina, tratta dal sito "Una finestra sull'Italia: impariamo l'italiano", trovate in 41 punti una seria di informazioni sugli errori più comuni. In più - ed è ciò che rende la pagina molto utile - in alcuni punti viene spiegato quali e quali parole vanno scritte separate e quali "tutto attaccato".

Sono effettivamente tra i 10 errori più diffusi che l'autore della pagina affianca ad immagini che fungono da esempio e che aiutano la memorizzazione delle forme corrette

Pagina ricchissima che, in ordine alfabetico, segnala i principali errori e dubbi sull'uso della lingua italiana. Tra quelle segnalate è forse la risorsa più approfondita, che consiglierei a coloro che già sono esperti e abbiano già una buona conoscenza della grammatica tradizionale.

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