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domenica 9 febbraio 2020

“E così vorresti fare l’insegnante?”


Risultato immagini per faccia dubbiosa"

Se lo fai per avere un posto fisso e un lavoro sicuro, lascia perdere: dopo due giorni rimpiangeresti di non aver chiamato per quell’annuncio come animatore in quel villaggio turistico.

Se sei di quelli che “I giovani d’oggi sono tutti dei rammolliti” e “Non hanno voglia di far niente” e “Una volta qui era tutta campagna”, lascia che ti dica una cosa: non fa per te.

Se quando vedi un ragazzino un po’ timido, un po’ in disparte, un po’ sfiduciato, non ti viene l’istinto di andare lì ad abbracciarlo, a dirgli “Dai, proviamoci insieme”, è meglio se ti trovi qualcos’altro.

Se lo fai per i due mesi di vacanza, trova un altro lavoro che te ne dia altrettanti, ma non questo:
ad ogni giugno sentirai di aver bisogno di almeno il doppio del tempo per riprenderti.

Se non ti nasce dentro come un ruggito,
se non ti spuntano le branchie a stare in mezzo a quegli oceani di sguardi paure desideri orrore e voglia di spaccare il mondo che sono gli occhi di un adolescente, scusa ma non è roba per te.

Se non ci credi tu per primo, che qualcosa possa cambiarese sei di quelli ormai rassegnati se nemmeno leggi più il giornale perché ogni giorno ti sembra uguale davvero non lo fare.

Se poi lo fai perché hai studiato e non hai trovato altro, assolutamente, davvero assolutamente, no.

Questo non è un lavoro che fai quando non c’è altro. Lo fai quando non c’è altro che vorresti mai fare.

Prof. Enrico Galiano

martedì 6 maggio 2014

"In fondo...la SCUOLA ci ha bruciato il FUMO!"

(di patrizia benevenga)

 
-La prof che ci ha cambiato-                                   

Eravamo tre, Gino, Stefano e io, inseparabili. Le nostre storie familiari così simili fra loro, così irreparabilmente disastrate, ci avevano reso subito amici.

Ci rifugiavamo nei cessi, insieme... Riuscivamo a farla al prof di turno. E lì fumavamo, a volte una canna in tre. Ogni tanto eravamo beccati.

"Diretto', la marijuana è il mio ossigeno... Non mi fa pensare a tutti i problemi che c'ho a casa"

Gino incalzava:
"...E' giusto, Direttore, avete ragione, non si fuma dentro il Centro! Ma voi non potete capire, certe cose bisogna provarle prima...".

Stefano la buttava sullo spirito e rassicurava:
"Non è che le stiamo proponendo di fumare... Gli altri ne stanno fuori, non si preoccupi, Direttore, fumiamo senza coinvolgere nessuno".

Io insistevo sul patetico:
"Sono troppo nervoso, ho troppi pensieri in testa, il fumo mi rilassa, mi fa sentire più allegro... cosa vuole? Preferisce che mi butti nel lago?"

E così per quasi un anno, fino a quando una prof di matematica...

Quella sì che era brava! Veramente era pure giovane e carina. E poi ci voleva bene, a tutti e tre. Con lei riuscivamo a parlare dei nostri problemi, di ciò che veramente ci piaceva.

Quando eravamo assenti, e ci capitava spesso, ci chiamava al cellulare ed era impossibile dirle di no! Riuscì persino a farci studiare... non assai, ma quel che basta per farla finita con la scuola... A diciotto anni, se stai ancora fra i banchi e la testa è fuori... scoppi, non li sopporti quei prof cravatta o tacchetti che ti ricordano quanto sei incivile e senza regole e non si preoccupano di come stai veramente. Quella prof invece era speciale, aiutò me, Stefano e Gino. Divenne nostra amica. Conosceva i Metallica, era tifosa della magica Juve, ci dava consigli persino con le ragazze... e con lei non ci sentivamo dei cretini a parlare di certe cose.

Insomma, alla fine dell'anno, noi, i veterani del Centro, ottenemmo la qualifica. Io e Stefano trovammo pure lavoro. Gino no, fuori della scuola non ce la fece. Entrò, però, in una comunità di recupero. Ora non so più nulla di lui. Con Stefano, invece mi vedo e ci esco insieme. Lui, ogni tanto, ci torna a scuola e li va a salutare tutti i prof, anche quelli cravatta e tacchetti. In fondo-mi dice- la scuola ci ha bruciato il fumo!"

Che dirvi? Cosa aggiungere? Cosa commentare?
Tratto dal volume "TRIBU' DI FRONTIERA, insegnanti in costruzione" di Roberto Pozzi,
questo bellissimo brano parla da sè.




sabato 17 agosto 2013

Il racconto romantico che ha commosso gli USA. Davvero? Come lo valutereste?

Qualche giorno fa su Craiglist - un sito molto popolare negli USA su cui la gente scrive di tutto - è apparso un breve racconto romantico di un utente. La trama, in breve, riguarda un incontro casuale avvenuto in metropolitana, da cui nasce un innamoramento che ... naturalmente non vi dico altro, perché, se vi interessa, il racconto lo trovate di seguito.
Qual è, però, l'eccezionalità dell'evento? Pare che questo testo, nel giro di poche ore abbia fatto il giro del web e abbia commosso gli USA (e non solo).
L'evento ha subito catturato l'attenzione dei media, che si sono pronunciati sul valore letterario del racconto: alcuni sostengono che sia la migliore opera "Missed Connection" di sempre, cioè diffusa per pura casualità (o almeno credo significhi questo).
Al di là di questo, comunque, ciò che mi chiedo è se questo testo, dopo averlo letto, sia davvero quel capolavoro che si dice. Certo, non lascia indifferenti, ha degli spunti creativi ed interessanti... ma è davvero di tanta bellezza da stregare i lettori del web?
Lo sottopongo ai lettori che, magari, avranno chiavi di lettura diverse dalle mie e che spero condividano. Se l'autore fosse un alunno, che voto dareste?

Ah, l'Autore? E' ancora sconosciuto, perché ne postare ha preferito l'anonimato.

Di seguito il testo integrale...

"Ti ho vista sul treno della linea Q di Brooklyn diretto a Manhattan. Io indossavo una maglietta a righe blu e un paio di pantaloni marrone rossiccio. Tu indossavi una gonna vintage rossa e un'elegante camicetta bianca. Entrambi portavamo gli occhiali. Immagino che li portiamo ancora adesso.

venerdì 28 settembre 2012

"Cullato dal Mare": un racconto per la Festa dei Nonni

 I nonni che oggi non sono più nonni come una volta. I nonni che si occupano dei nipoti o che li accolgono d'estate quando i genitori sono ancora a lavoro. I nonni che continuano a lavorare perché la pensione non basta. Quelli tenacemente attaccati alla tradizione. Quelli più moderni in rete che scrivono nei blog. Il due ottobre sarà la festa a loro dedicata, una bella occasione per la didattica che ci lasceremo sfuggire...

Cullato dal mare
-I pesci del mare, tu che ancora non sai nuotare, li puoi osservare all'albeggiare- così scherzava il nonno prendendo in giro Lorenzo...

Continua alla fonte

domenica 23 settembre 2012

Racimolando... un racconto per la vendemmia


Il rito della vendemmia, che al sud in questi ultimi giorni di Settembre ancora si consuma, in passato non era uguale per tutte le famiglie, quelle che non potevano permettersi l'acquisto o la produzione dell'uva necessaria si arrangiavano in un solo modo: racimolando i piccoli grappoli d'uva che restano nella vigna al termine della vendemmia.  Da noi si dice che una parte del raccolto debba tornare alla terra, così nelle viti ormai spoglie dai grossi grappoli restavano i recimoli, piccoli grappoli spesso nascosti dalle foglie e quindi a maturazione più tardiva.
Il racconto sotto ricorda quei momenti, certamente non perché se ne auspica il ritorno, ma per lo spirito semplice di allora e per riesumare un bel verbo spesso dimenticato, che stranamente ha conservato proprio a scuola, e in determinate situazioni, il suo significato.

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