giovedì 5 novembre 2015

Apprendimento cooperativo e lezione frontale: un'attività per potenziarla

L'attività si svolge in gruppi da 2 o 3 alunni ed è finalizzata a mantenere l'attenzione degli alunni durante la spiegazione frontale, a rielaborare i concetti spiegati dagli insegnanti rispiegandoli ai compagni di classe e a memorizzare una maggiore quantità di informazioni.

La durata dell'attività è di 2 ore circa (il tempo varia a seconda della quantità di argomenti spiegati dall'insegnante) ed è adatta ad alunni dai 9 anni in su.

Immaginiamo che si formino gruppi di 3 persone (anche se l'attività è realizzabile anche a coppie).
Gli alunni riassumono (tramite schemi, mappe, grafici) ciò che hanno appreso durante la spiegazione dell'insegnante.

Per ogni gruppo l'insegnante chiede di scrivere:
- L'argomento della lezione;
- I 5 concetti più importanti che hanno imparato (il numero dei concetti può variare);
- Le due domande che vorrebbero fare ai compagni di classe di un altro gruppo.

Ciascun alunno può occuparsi di uno dei tre ambiti, ma al termine dell'attività tutti devono essere in grado di verbalizzare su ognuno dei tre, quindi a seguito dell'attività individuale deve seguire una discussione tra gli alunni: alla fine ognuno deve essere preparato su tutto.

Le risposte dei gruppi devono essere scritte su dei fogli che l'insegnante raccoglierà al termine dell'attività. Li riconsegnerà con suggerimenti agli studenti per migliorare il loro lavoro cooperativo.

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Vai alla pagina generale dedicata all'apprendimento cooperativo e alle sue tecniche pratiche 

martedì 3 novembre 2015

Festività del 4 novembre: materiali didattici

Ogni anno la data del 4 novembre in tutta Italia è la celebrazione della vittoria della Prima guerra mondiale, è la giornata delle Forze Armate e soprattutto è l'occasione per ricordare i caduti, i morti, di tutte le guerre. 

Alle ore 15 del 4 novembre del 1918 finiva la I Guerra Mondiale, chiamata anche la Grande Guerra per il numero di morti che provocò, per la quantità degli Stati coinvolti, per la potenza distruttiva delle armi utilizzate..

Si tratta di una presentazione didatticamente molto efficace realizzata con Prezi.

Filmato tratto da youtube di 2 minuti e 45 con la registrazione del bollettino di guerra. Voce originale del generale Armando Diaz.

Si tratta del file audio dello stesso proclama di Armando Diaz riportato nel file precedente.

Il testo integrale del bollettino della vittoria della I Guerra Mondiale. Il testo è tratto dal sito lagrandeguerra.net.

Il link rimanda ad una pagina del Ministero della Difesa dove trovare immagini ed approfondimenti per la festività del 4 novembre.

Si tratta della scansione, molto ben leggibile, del Regio decreto del 1922 che istituì la festività nazionale del 4 novembre. Questa festività nel corso dei decenni ha avuto una sua particolare evoluzione, che potrete approfondire nei due link di approfondimento riportati alla fine del post.

Una pagina del Corriere della Sera dedicata al 4 novembre e, in modo particolare, ai comunicati audio di quel giorno. La pagina si inserisce in una serie di report dal titolo Cinquantamila giorni dedicati al processo che ha condotto all'unità d'Italia.

E' un file realizzato dall'IC Garibaldi di Chiavenna. Il file è liberamente scaricabile e riporta materiali per diverse festività nazionali, oltre che per quella del 4 novembre.

Si tratta di un singolo file tratto da "La teca didattica" con 4 immagini da colorare: il tricolore, la sagoma di un soldato, l'Italia divisa in regioni, l'Italia muta.

Spesso è sufficiente far appuntare due righe agli alunni perché essi ricordino l'essenziale. Il link rimanda ad un breve dettato per la classe, insieme ad una attività in arte e immagine.


Per approfondire: la pagina di Wikipedia dedicata alla festività del 4 novembre

Per approfondire: Il Milite Ignoto

Per approfondire: Sacrario militare di Redipuglia

Per approfondire. L'Altare della patria

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lunedì 2 novembre 2015

Come stimolare i bambini attraverso il disegno - di Alessandro Battan

Riporto un interessante articolo che mi è stato inviato dall'amico Alessandro Battan, creatore del sito uffolo.com.



Stimolare i bambini attraverso il disegno

Durante la formazione e la crescita di un bambino, avvengono svariati cambiamenti e l’approcciarsi verso nuove attività o giochi, e la capacità di relazionarsi con gli altri coetanei, tende a svilupparsi creando una maggiore autostima. Fra le molte attività consigliate che accompagnano i bambini durante la giornata rimane senz’altro l’attività motoria, che aiuta molto nella lotta alla sedentarietà per prevenire l’obesità e i rischi connessi di gravi malattie come ad esempio il diabete, dunque credo sia sempre utile ricordarlo a chi ne da poca importanza, visto che ad oggi i casi di obesità infantile dei bambini in età scolare sono in Italia secondo alcune indagini dell’Osservatorio e Metodi per la Salute del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’università “Milano Bicocca” circa il 25 %.
Un’altra attività immancabile nel percorso formativo è quella di stimolare i bambini attraverso il disegno per metterli a proprio agio, in quanto ha la capacità di rasserenare la mente facendo riscoprire il piacere di essere creativi, magari in compagnia dei propri amichetti. Un genitore o un insegnante che non da il giusto peso e valorizzazione a questo tipo di attività fondamentale nella sua formazione, non farà altro che limitarne gli stimoli naturali di cui il bambino ha continuamente bisogno ed è alla ricerca. Il mezzo espressivo artistico ha il vantaggio, rispetto ad altre forme di educazione e apprendimento, di poter essere praticato da tutti senza limite di età mettendo alla prova le proprie capacità.

Creare un ambiente in grado di stimolare i bambini attraverso il disegno è elemento essenziale per poter puntare ad un coinvolgimento totale, naturalmente bisogna far si che questo avvenga nel migliore dei modi ed è responsabilità degli adulti perché tutto ciò abbia una ricaduta positiva sui bambini, è vero che hanno capacità innata di assorbire ogni nuova informazione o gesto, ma la conseguenza è che da soli non sono in grado di comprendere in maniera nitida tutti gli stimoli a loro disposizione, quindi sta all’adulto insegnare a collocare ogni informazione al posto giusto.

Il disegno in età prescolare è lo strumento più grande di cui i bambini dispongono per raccontare se stessi le proprie paure e i momenti di gioia, dunque un mezzo in cui anche la scuola e la famiglia possono comprenderne lo stato d’animo, raccogliendo informazioni di utilità per capire la sua visione e la sua capacità di elaborazione dati. Il disegno è ottimo mezzo di comunicazione che rappresenta la capacità artistica di ogni bambino e ne racconta la sua psiche, quindi una fonte di informazioni utili ed inesauribile a chi ogni giorno lavora con i bambini, per poterli aiutare e migliorare nel percorso formativo.

Quando per esempio vediamo i bambini interessati alla presentazione di un nuovo argomento discusso a scuola la prima cosa che viene in mente, è quella di coinvolgerli realizzando disegni e immagini che possano raccontare questa esperienza, ciascuno con la propria sensibilità e capacità di organizzazione, creando così un nuovo progetto scolastico dove avranno modo di confrontarsi e scambiare nuove idee in gruppo e con le maestre, per dimostrare il loro grado di comprensione e di interesse sull’argomento. Quindi in conclusione il disegno non va mai considerato come un mezzo di comunicazione di secondo piano rispetto ad altri, perché per un bambino in età prescolare, rimarrà una delle fonti primarie su cui la maestra potrà costruire un buon programma scolastico educativo di efficacia nella fase di apprendimento, basato sopratutto sul gioco.


domenica 1 novembre 2015

Gli errori di grammatica (anche in percentuale) più commessi dagli italiani

In occasione della settimana della lingua italiana e della giornata ProGrammatica organizzata da RAI3, Miur e dall'Accademia della Crusca, il web si è scatenato nelle celebrazioni della nostra lingua come veicolo di eccellente cultura planetaria nel corso dei secoli; non sono mancate, ovviamente, bacchettate sulle mani agli italiani che sembrano avere un rapporto conflittuale con la loro lingua madre. Troppi errori, ancora, commessi dagli italiani nella lingua parlata e scritta.
Di seguito riportiamo un sintetico censimento degli errori di italiano più commessi... dagli italiani. 

L'apostrofo - Errore commesso dal 71% degli italiani.
E' diffusissimo il caso di po', che si scrive, appunto con l'apostrofo, ma che la maggior parte degli italiani scrive ancora con l'accento pò (il 54% degli italiani commette questo errore). Ci sono molti altri esempi, come ad esempio il fa' nel caso dell'imperativo fai... e così via. Per inciso, anche E' scritto all'inizio di questo paragrafo è un errore; infatti ci vuole l'accento, non l'apostrofo ... ma non so metterlo sulla maiuscola con la tastiera che uso. :)
Per approfondire: Guida ad accenti o apostrofi

Qual è o qual'è - Errore commesso dal 67% degli italiani.
Ebbene sì, si tratta di uno degli errori più diffusi. Qual è e tal è non vogliono l'apostrofo, ma errori del genere, purtroppo, si trovano ovunque. Di recente ne ho trovato uno nella quarta di copertina di un libro venduto in edicola.
Per approfondire: Guida ad accenti o apostrofi

L'uso del congiuntivo - Errore commesso dal 65% degli italiani.
Tempo fa girava in rete un post in cui c'era scritto "Il congiuntivo non è una malattia degli occhi", ma pare che per molti italiani lo sia davvero.

Gli e le - Errore commesso dal 58 % degli italiani
Anche in questo caso sono moltissimi gli italiani che non distinguono - o pur distinguendolo non hanno intenzione di metterla in pratica - la differenza tra "gli" e "le". Gli = "a lui", Le = "a lei".  

C o Q? - Errore commesso dal 51% degli italiani
Si va in panne, molto spesso, di fronte a parole come PROFICUO, TACCUINO, EVACUARE: ci va la C o la Q? Ebbene, più della metà degli italiani sbaglia l'ortografia di queste parole.

La punteggiatura - Errore commesso dal 43% degli italiani
La punteggiatura è definita "il respiro del testo". Sembra, però, che molti italiani il testo lo facciano morire asfissiato, oppure lo mandino in affanno. Nel migliore dei casi lo sottopongono a lunghe apnee.

Ne o né? - Errore commesso dal 37% degli italiani.
Sembra una sciocchezza, ma mettere o no l'accento cambia molto le cose. Ne, scritto senza accento, è un pronome; né, invece, con l'accento è una congiunzione.
Per approfondire: Guida ad accenti o apostrofi

I dati sono tratti dal sito libreriamo.it, integrati con i contenuti di questo blog e con osservazioni di chi scrive.

Per approfondire:

ITALIANO SENZA ERRORI
 Pagina dedicata alla lingua italiana
 e ai dubbi linguistici più comuni

domenica 25 ottobre 2015

L’Amore è un diritto basato su un’infinità di doveri - Di Alberto Pellai (Educare Narrando)

Tratto dalla pagina Facebook di Alberto Pellai (in basso trovi il link). Una bella riflessione sull'amore, da leggere e, perché no, condividere.

Amare vuol dire non essere sempre e costantemente felici.


Amare davvero a volte significa dover fare fatica, accettare frustrazioni inaspettate, sperimentare emozioni che ci possono lasciare disorientati o confusi.
La forza dell’amore non sta nella sua capacità di farci sentire sempre al “top”.
La forza dell’amore sta, invece, nella sua capacità di dare significati alla nostra vita, impossibili da conquistare in solitudine. Diventare compagno di vita di una persona, promettergli/le di essere fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarlo/a e onorarlo/a tutti i giorni della propria vita vuol dire fare un “salto incredibile” nell’ignoto. 
Chi sarai tu, mio amore, tra 20 anni? E chi sarò io, di fronte a te?
Accettare l’amore “per sempre”, nonostante il cambiamento del corpo e la fatica della quotidianità che giorno dopo giorno ci chiede di essere presenti a noi stessi, alle persone di cui siamo responsabili, ai nostri impegni e doveri significa imparare a costruire un’esistenza fondata sul concetto di “noi”, ovvero di “io più te”. E questo è straordinariamente fuori moda oggi, dove tutti rincorriamo un “Io”, un “me stesso” che sta davanti a tutto il resto. Un “Io” che ha dei diritti inalienabili che devono essere rivendicati ad ogni costo. E che spesso significano la fine di una coppia, di una famiglia, di un progetto cominciato con passione e poi abbandonato per inerzia.

Lavorando a volte con coppie che sanciscono la fine del loro progetto in comune mi rendo conto che alcune di loro semplicemente non erano mai state coppie. Erano partite male, non avendo mai compreso il concetto di “noi per sempre”. Queste coppie è bene che si sciolgano perché il permanere in uno stato confuso e indeterminato non giova a nessuno. E a lungo andare fa danni.

Ma ci sono altre coppie, invece, che la potenza del “noi per sempre” l’avevano intuita bene. Intorno a quella potenza hanno costruito progetti e sogni, fatto figli e una casa, investito le loro energie migliori. Poi, all’improvviso arriva una brezza leggera che invita al cambiamento. Un volo di farfalla che dà una sensazione di fresco che non si provava da tempo. Ci si dimentica del senso profondo del nostro esistere, dell’identità di genitori e compagni che abbiamo costruito fino a quel momento. Ci si lascia tentare dall’idea di poter essere e diventare una persona nuova, libera da catene che imbrigliano e tolgono libertà. Così si butta tutto per aria. Si generano “tsunami” che radono al suolo tutto e tutti. I progetti che erano stati fatti, le case, i legami, i sogni. E tutto a volte solo per quel “freschino” improvviso, per quel battito d’ali che si sente nello stomaco e che non arriva nemmeno al cuore.
L’Amore con la A maiuscola è un impegno. E’ un diritto che si basa su un’infinità di doveri. E’ costruire un “Noi” dove Io e Te insieme diventiamo qualcosa di tutt’altro da quello che siamo stati prima di incontrarci. Diventiamo ciò che non sapevamo bene cosa fosse e che al traguardo della vita potremo definire “la nostra magnifica storia d’amore”. Proprio come un maratoneta che taglia il traguardo. Quel traguardo che gli dà una gioia infinita. Ma per arrivare al quale, ha fatto fatica, sudato anche l’anima, provato il terrore di non farcela.
Ecco l’Amore vero è come una maratona. Ne scopri il senso e sai chi sei solo quando sei arrivato al traguardo. Durante il percorso spesso ti dici “Non ce la farò mai”. E invece, passo dopo passo, arrivi in fondo. E guardando tutta la strada fatta sorridi. Perché sai chi sei. E sai che nella vita hai Amato davvero. 

Siete d’accordo con l’affermazione "l’Amore è un diritto basato su un’infinità di doveri?" Lo avete sperimentato nella vostra vita? E c’è qualcuno tra le persone che conoscete al quale la metafora dell’Amore come “Maratona” potrebbe servire in questo momento? Allora condividete il post e fatelo soprattutto con chi si sta preparando ad una convivenza o a un matrimonio. Così che sappia che l’Amore con la A maiuscola è la cosa più bella della vita. Ma a volte anche la più faticosa.

PAGINA FACEBOOK DI ALBERTO PELLAI
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