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martedì 14 luglio 2020

Adolf Hitler a scuola: cosa pensava dei suoi insegnanti ... e cosa loro pensavano di lui


Ce lo immaginiamo difficilmente tra i banchi di scuola, seduto a lezione mentre prende appunti; la nostra immaginazione, difatti, si proietta più facilmente verso altre rappresentazioni, ad esempio quella del Fuhrer sanguinario che infiamma la folla con occhi spiritati, oppure in divisa durante le parate militari. 

Eppure anche il dittatore tedesco, tra le persone più infime che il Novecento abbia partorito, è stato, ovviamente, uno scolaro, e le informazioni riguardo quella sua fase della vita le prendiamo soprattutto da tre fonti: il famigerato Mein Kampf, letteralmente "La mia battaglia", che lo stesso Hitler scrisse in carcere dopo il fallimento del Putch di Monaco, un colpo di Stato mal riuscito del 1923; dall'opera Adolf Hitler, main Jugendfreund, di  August Kubizek, del 1953, e infine da Conversazioni segrete di Hitler, Richter 1954.

Per il prof. Karl Mittelmaier Adolf era "un ragazzo distratto ma saggio. Aveva spesso uno specchio con sé, che usava per giocare col sole".

Il prof. Aduard Humer, invece, insegnante di francese a Linz, lo descrive come un ragazzo "senz'altro ben dotato, anche se solo in alcune materie. Ma non sapeva controllarsi: era ritenuto a dir poco un attaccabrighe, un testardo, un presuntuoso sempre di cattivo umore, incapace di sottomettersi a qualsiasi tipo di disciplina". Strano se pensiamo che della disciplina fece un caposaldo della sua organizzazione politica.
 
Theodor Gissinger, il prof di scienze naturali, sosteneva: "La mia impressione su Hitler a Linz non è né favorevole né sfavorevole. Certo non era il primo della classe. Lo ricordo snello ed eretto, con una faccia pallida e affilata, come quella di un tisico, gli occhi splendenti e lo sguardo particolarmente fisso".

Hitler, dal canto suo, fu molto meno indulgente con i suoi insegnanti, eccetto che con uno di loro, il dottor Leopold Potsch, insegnante di storia, di cui dice: "Lo ricordo ancora con una certa commozione, quel vecchio grigio, che con le sue parole di fuoco ci faceva dimenticare il presente riportando in vita le meravigliose storie del passato... Il nostro giovane fanatismo nazionale era per lui un mezzo per plasmare la nostra educazione... È stato lui che mi ha fatto amare la storia, e che ha contribuito a farmi diventare, pur senza volerlo, un giovane rivoluzionario".
Che responsabilità grava sulle spalle di questo povero dottor Leopold Potsch. 

Per tutti gli altri insegnanti provava solo disprezzo: "Ho il ricordo più sgradevole dei miei maestri ... almeno a metà di loro erano anormali e non pochi finirono la loro esistenza come veri dementi... Erano dei tiranni assoluti [e detto da lui... ndr] ... Il loro unico obiettivo era l'imbottirci il cervello allo scopo di trasformarci in scimmie erudite come loro".

Sempre a proposito di scuola, forse una buona attività di orientamento, come la chiameremmo oggi, avrebbe giovato sia al dittatore tedesco sia alle sorti dell'intero pianeta. In effetti, egli scrive nel Mein Kumpf: "Non avevo ancora 11 anni quando per la prima volta nella mia vita mi ribellai... non volevo diventare un impiegato, no e poi no! [...] Un giorno, all'improvviso, mi apparve chiara qual era la mia vera aspirazione: fare il pittore, l'artista. Il mio talento per il disegno era indubitabile. [...]
Quel che risultò subito certo fu comunque il mio evidente fallimento a scuola. Studiavo solo le materie che mi piacevano. I miei voti toccavano gli estremi, secondo l'importanza che assegnavo alle diverse materie: dall'ottimo, al buono ai molti insufficienti. Le mie materie preferite erano la geografia e la storia, nelle quali ero il primo della classe
".

E di pagine di storia, e di geografia, ne scrisse parecchie qualche anno dopo. Purtroppo tristissime.  





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