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lunedì 24 gennaio 2022

Il Giorno della Memoria per i più piccoli: "LA BAMBINA DELLE ARANCE", una storia illustrata (gratuita) sulla Shoah

Riportiamo di seguito un cartone animato, destinato ai più piccoli, per affrontare con loro le delicate tematiche del Giorno della Memoria. Anche con i bambini piccoli, con gli opportuni adattamenti e con gli spunti che ci offre questo video, si possono affrontare riflessioni su argomenti importanti: la violenza, i diritti umani, la morte, il sopruso arbitrario. 

In fondo trovate i contenuti della storia illustrata di cui stiamo parlando, che potete vedere gratuitamente al link seguente o direttamente qui sul sito, poco più in basso. 

VAI ALLA STORIA ILLUSTRATA:

Un altro cartone animato per i più piccoli sulla shoah lo trovi di seguito:

La stella di Andra e Tati, un cartone bellissimo sulla Shoah per tutte le età, tratto da una storia vera

Nel mezzo, segnaliamo altri link che rimandano ad una nutrita raccolta di film e cartoni gratuiti per il Giorno della Memoria e ad una enorme raccolta di film per la scuola su varie tematiche e contenuti educativi.

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Se ti interessano altri film sulla Shoah per il 

GIORNO DELLA MEMORIA 

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 MEGA RACCOLTA di film gratuiti per la scuola

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La storia illustrata per bambini sul Giorno della Memoria puoi vederla anche qui:

Davide era un bambino felice e spensierato. Alla mattina andava a scuola e nel pomeriggio giocava con tanti altri bambini nella piazzetta del suo quartiere.

Un giorno, però, furono proclamate delle leggi che impedivano ai bambini ebrei di frequentare la scuola, di entrare nei negozi, di andare in biblioteca...insomma, se eri ebreo non potevi fare più niente! Anche Davide era ebreo ed era molto dispiaciuto di non poter più rivedere i suoi compagni di classe. Una mattina, la mamma gli cucì sulla giacca una stella gialla, a 6 punte. Perché mi stai cucendo questa stella su tutti i vestiti? – chiese Davide alla mamma La legge dice che noi ebrei dobbiamo farci riconoscere dagli altri – rispose la mamma con un filo di voce – Tutti devono sapere che siamo ebrei. Sulle prime, questa cosa sembrò molto strana a Davide. Poi, un giorno arrivarono a casa loro degli uomini in uniforme nera e lo portarono via insieme ai suoi genitori. A quel punto, Davide capì che la stella era un segno di riconoscimento, con cui i nazisti potevano individuare più facilmente gli ebrei da deportare. Insieme a tanti altri ebrei, Davide e i suoi genitori furono fatti salire su un treno e furono portati in un campo di concentramento: al campo si doveva lavorare tanto, non si mangiava praticamente niente e c’era talmente tanto freddo, che tante persone morirono di fame e malattia. Davide fu separato da mamma e papà e non li rivide mai più. Lui era forte e sano, ma la fame era tanta e il cibo che gli davano le guardie era poco, troppo poco. Una mattina si alzò dal suo duro letto di legno con così tanta fame che non riusciva quasi più a camminare. Si avvicinò al filo spinato che recintava il campo e vide dall’altra parte una bambina bionda molto bella. Lei era libera e non aveva nessuna stella cucita sui vestiti. Senza dire una parola, la bambina tirò fuori dalla tasca del suo cappotto un’arancia e, con la mano guantata, la porse a Davide. A Davide parve un miraggio; si avvicinò al filo spinato e allungò la mano quasi scheletrica verso l’arancia, poi tornò a letto, dove la divorò a morsi, mangiando anche la buccia. Il giorno dopo, più o meno alla stessa ora, Davide tornò nello stesso posto in cui aveva incontrato la bambina. Lei era là, di nuovo. E questa volta aveva ben due arance da regalare a Davide. Erano arance di serra, piccole ma succose, che crescevano su due alberelli importati dall’Andalusia prima della guerra. Come ti chiami? - chiese la bambina Davide. E tu? Io mi chiamo Greta. Perché non vieni a giocare con me? - chiese la bimba Sono imprigionato – rispose Davide. Ci sono dei soldati cattivi che mi tengono chiuso qui dentro. Non mi danno da mangiare, mi trattano male e devo lavorare per loro. Greta promise a Davide che sarebbe venuta tutti i giorni e che gli avrebbe portato anche gli avanzi della sua colazione. E così fu. Poi, un freddissimo giorno di gennaio, arrivarono nel campo dei soldati buoni. Parlavano una lingua diversa da quella che conosceva Davide. Liberarono tutti i prigionieri e li portarono in salvo. Davide si era salvato. I suoi genitori e tante altre persone, invece, erano morte nel campo di concentramento. Davide ricominciò la scuola, diventò grande, si sposò e ebbe tre bambini. Poi diventò nonno e raccontò ai suoi nipoti l’orrore della guerra e la tragedia dei deportati. Raccontò loro anche della bella bambina che gli aveva salvato la vita portandogli tutti i giorni gli avanzi della sua colazione e delle buonissime arance. Senza quel cibo, probabilmente, sarebbe morto anche a lui. E invece, grazie a quella bambina, aveva ormai 75 anni: una mattina andò a fare le spesa e comprò come tutte le settimane le arance, che da allora erano diventate il suo frutto preferito. Erano disposte a piramide e mentre le metteva nel carrello gliene cadde una, che rotolò giù e continuò a rotolare come un gomitolo. Davide la inseguì per qualche metro poi si chinò per raccoglierla. L’arancia birichina era arrivata ai piedi di un’anziana signora. Davide afferrò l’arancia e poi si rialzò. I suoi occhi incrociarono quelli della signora e tutto attorno a lui si fermò. Nonostante fossero trascorsi decenni, Davide non avrebbe mai dimenticato quello sguardo buono e gentile. E anche l’anziana signora capì immediatamente chi fosse quell’uomo. Ancora una volta, un’arancia li aveva fatti incontrare. Davide e Greta si abbracciarono con le lacrime agli occhi.

1 commento:

  1. Salve. Questa è una occasione per farvi sapere anche di questo. Longarone, Maggio 2004: https://www.facebook.com/vajont2003/posts/10221584265824159
    "O la Memoria insegna, o le parole non valgono". Buona giornata.

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