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sabato 27 agosto 2022

I tre mesi di vacanze dei docenti spesso ci sono (e sono anche di più) e se continuiamo a negarlo facciamo il gioco dei detrattori

 Davvero non se ne può più: alcune pagine Facebook riproducono continuamente post e articoli sui tre mesi di vacanze dei docenti, che sarebbero troppi e che corrisponderebbero ad una interruzione dal lavoro che gli altri mestieri neppure si sognano. Dall'altra parte abbiamo la miriade di commenti indignati, di docenti che a gran voce rispondo: "Ma quali tre mesi?", "E gli esami?", "Io ho avuto il collegio il 30 di giungo!", "Sono stata con la preside fino al 26 luglio!" (tutti commenti reali, copiati e incollati qui).

Forse, davvero, è ora di finirla con questa nenia, sia perché non ci porta da nessuna parte, sia perché negare l'evidenza non giova affatto a chi lo fa, e men che meno accresce la stima di chi guarda dall'esterno.

Chiariamo subito il punto in questione: i tre mesi di vacanza, nella maggior parte dei casi, ci sono, eccome. Anzi, se aggiungiamo le interruzioni di Pasqua e Natale, li superiamo abbondantemente.

Se il CCNL prevede un numero di ferie effettive pari a 32+4 giorni, di fatto, nella prassi, le cose stanno diversamente, perché non si lavora neppure nei giorni non coperti dal periodo delle ferie: non ci sono lezioni (se non i corsi di recupero per alcuni), non ci sono, spesso, iniziative di formazione serie. Insomma, in teoria si sta in servizio, in pratica si sta a casa. E negarlo è senz'altro poco onesto.

Non serve tirare in ballo gli Esami di Maturità, o quelli a conclusione del I ciclo di istruzione, perché sappiamo benissimo (ma facciamo finta di non saperlo) che riguardano una percentuale modesta di docenti. Vuol dire che per gli insegnanti della primaria e per quelli della secondaria che non sono coinvolti negli esami, la scuola (nella stragrande maggioranza dei casi) può dirsi conclusa al termine degli scrutini. Con le lezioni che terminano entro il 10 giungo, e con gli scrutini subito a seguire, per molti già dal 12 giugno iniziano le vacanze. Chi scrive conosce amici e colleghi che sono al mare dal 15 giungo.

Evitiamo pure la ridicolezza di nasconderci dietro il collegio, o massimo i due collegi, che dividono l'ultimo scrutinio dal 30 di giugno. Si tratta di 4-6 ore di presenza e non credo possa definirsi lavorare il presentarsi a scuola il 28 giugno dopo 15 giorni dall'ultimo consiglio di classe.

Il collegio di riapertura, poi, c'è in genere all'inizio di settembre. A me quest'anno toccherà il primo, ad un mio amico il 5 settembre. Nella secondaria di II grado possono esserci gli esami di recupero, circa due-tre mattinate, ma questo non accade nella primaria e nella secondaria di I grado. Le lezioni ricominciano il 12, o il 15.

Si tratta dunque di tre mesi di vacanza? Spesso sì, quindi, e si arriva a tre mesi e mezzo con le interruzioni di Natale (tra 10 e 15 gg) e di Pasqua (tra 5 e 7).

Tuttavia, restare fossilizzati su una simile questione svilisce il dibattito sulla scuola e sulla professione docente, che dovrebbe essere altro e più elevato.
Finché noi docenti asseconderemo questa questione, persino negando ciò che è evidente a tutti, non solo faremo i giochi dei detrattori del nostro mestiere, ma eviteremo anche di affrontare temi di gran lunga più importanti e decisivi.

Ad esempio, non diciamo quasi mai che i giorni di interruzione delle lezioni sono meno della media europea: i francesi, ad esempio (ma vale lo stesso per molti altri), non interrompono le lezioni per tre mesi di fila, ma lo fanno più volte nel corso dell'anno scolastico. Insomma, i giorni sono gli stessi, ma distribuiti diversamente all'interno dell'anno solare.

E vogliamo parlare una buona volta di aspetti qualitativi legati alla professione docente, e non solo di quelli quantitativi? Vogliamo parlare di risultati, evidenti e misurabili, oltre al semplice tempo impiegato in classe? Il mondo del lavoro va in questa direzione, non a caso in molti Paesi (persino in Giappone!) si è disponibili a decurtare la questione "tempo" a vantaggio del risultato (si pensi alla settimana di 4 giorni lavorativi proposta in molte aziende nipponiche).

Il discorso produttività, invece, riguarda la nostra scuola solo di striscio. Ci fa paura la valutazione, a vari livelli (si veda la repulsione, spesso solo pretestuosa, per le prove INVALSI, certo migliorabili ma indispensabili nella scuola dell'autonomia), e ci dà fastidio quando ci viene chiesto conto di ciò che facciamo. 
Si tratta di una tendenza tipicamente italiana e di pochi altri (forse anche greca, ma certo mediterranea), che tende alla retorica idealista e accantona la prassi, il risultato, l'efficacia e l'efficienza (sebbene si tratti di principi richiamati di continuo nelle leggi e nei documenti).

I problemi dei docenti sono altri: la mortificazione stipendiale, l'orario di lavoro sommerso, l'importanza misconosciuta del ruolo sociale che ricopre, la sua preparazione, il controllo sui risultati, l'efficacia nella selezione e nel reclutamento.

Eppure, ma questo lo dicono ormai quasi tutti, in Italia abbiamo preferito la peggiore delle formule possibili: lo Stato dice ai docenti: "Io non vi rompo le scatole. Non vi controllo, non misuro la vostra efficienza, non vi valuto una volta assunti, non controllo se in classe lavorate o oziate; non faccio serie selezioni, ma di tanto in tanto vi faccio entrare a scaglioni con imbarazzanti sanatorie. In cambio, però, vi relego agli ultimi posti nella scala del prestigio sociale legato alla vostra professione, e vi pago da fame".

Basti pensare che una banconista del CONAD (con tutto il dovuto rispetto), che ha a che fare con prosciutti e formaggi, percepisce più di una maestra della scuola dell'infanzia che ha a che fare con bambini!

E i docenti (capaci di indignarsi solo sui social) vissero tutti malpagati, scontenti, e impegnati a negare i tre mesi di vacanza sotto i post di Orizzonte Scuola.

18 commenti:

  1. Vorrei i riferimenti di chi scrive e pubblica certe idiozie, merita una risposta. Grazie.

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  2. Che almeno abbia la decenza di firmarsi, invece che pubblicare in forma anonima...

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    1. Parla lei che risulta "anonimo"? I riferimenti sono nella sezione "contatti"

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  3. A mio parere non bisogna paragonare il lavoro dell’insegnante con gli altri dipendenti (uffici, aziende, ecc.). È un lavoro a sè stante, non paragonabile (ferie, ore giornaliere, responsabilità, lavoro a casa) a tutti gli altri dipendenti (pubblici o privati). Stop.

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    1. Beh, quando nell'articolo si parla di aspetti qualitativi e quantitativi si intende proprio questo :)

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  4. Il lavoro dei docenti non è paragonabile a quello di un impiegato comunale, o simili. Staranno pure in servizio nei mesi estivi ma spesso tranquilli, a sbrigare qualche pratica, o a gestire il proprio tempo come credono. Noi arriviamo a fine anno più stanchi perché lavoriamo con bambini e ragazzi

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    1. Beh, quando nell'articolo si parla di aspetti qualitativi e quantitativi si intende proprio questo :)

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  5. Ti do pienamente ragione.

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  6. Mi piacerebbe conoscere l' identità di chi ha scritto questo articolo...poi posso anche confrontarmi ...

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    1. Ma parla lei che risulta anonimo? L’identità di chi scrive la legge nei contatti

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  7. Alla primaria si fanno riunioni fino a fine giugno. Chi ha scritto l'articolo non ne é a conoscenza. Diciamo anche che i prezzi per le vacanze di luglio ed agosto sono proibitivi per noi docenti ed io preferirei lavorare a luglio, ma solo con aria condizionata si potrebbe fare questo discorso per evitare di svenire dal caldo insopportabile con tante persone in una piccola aula e andare in ferie a settembre per i costi minori ed abbastanza accessibili.

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    1. Anche io preferirei. Sono anni che non vado in ferie.

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  8. Io insegno nella secondaria di primo grado e mi dispiace smentirla ma tutti siamo impegnati fino alla fine di giugno, chi negli esami e chi in commissioni varie. Inoltre durante gli esami lavoriamo praticamente senza limiti d'orario, mattina e pomeriggio, ben oltre il nostro orario di cattedra. Formalmente abbiamo 32 più 4 giorni di ferie e se ci chiamassero per qualsiasi necessità dovremmo esserci. Si dà il caso che sia difficile insegnare senza alunni e in ogni caso facciamo gli stessi giorni di scuola o più di altri Paesi. Chi pensa che noi siamo dei privilegiati si accomodi...dopo 20 anni di precariato potrà godersi i 3 mesi di ferie.

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    1. Le riporto un commento di un lettore preso dai social:
      “Finalmente qualcuno che lo dice! Mi fanno rabbia tutti i colleghi che continuano a indignarsi quando qualcuno ci dice che abbiamo 3 mesi di ferie: è indiscutibilmente vero, non capisco perché negarlo. Ed è vero per ogni ordine di scuola. Io quest'anno (alle superiori) non ho avuto la maturità: quindi dal 16 giugno non ho più lavorato. Non posso considerare "giornata di lavoro" quella in cui la mia DS mi ha fatto andare a fare sorveglianza a uno degli scritti d'esame. Il 29 agosto (dopodomani) si comincia con gli esami di riparazione, ma io ad esempio devo essere a scuola il 29, ma non il 30 e il 31, poi di nuovo il 1°... fino al 15 settembre insomma l'impegno è molto saltuario. Fatta eccezione per i vicepresidi, che però scelgono loro di accettare quell'incarico, non conosco NESSUN collega che abbia delle ferie così corte come molti (anche nei commenti sotto questo post) affermano. La maturità può capitare, ma non tutti gli anni. E in ogni caso, un mio collega che quest'anno ha fatto la maturità è riuscito comunque a partire per le vacanze già il 3 luglio. Alle medie dopo il 30 giugno non hanno più niente da fare e certamente non tornano a scuola fino al 1° settembre.
      Via, non ridicolizziamoci raccontando (e raccontandoci) cose palesemente non vere.”

      Simone C.

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  9. Direi di ricominciare dalle basi. Dopo avere scritto, si rilegge. Non si scrive giungo per giugno, ridicolezza non esiste, si dice ridicolaggine. Io che sono sopra i 50 quando leggo queste cose smetto, perché ogni credibilità svanisce.

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    1. Mio caro lettore, quanto è bello trovare persone così innamorate della forma. Dico davvero, perché la condivido. E quando vuole sono disposto a darle qualche ripetizione di italiano. Eh sì, perché se è vero che “giugno” si scrive “giugno” e non “giungo” è anche vero che i refusi esistono sia da quando Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili, sia da quando, ancora prima, gli amanuensi ricopiavano pagine e pagine di manoscritti.
      Oggi, refusi dello stesso tipo li trova in tutte le testate giornalistiche del mondo, italiane e non, e su libri editi dalle migliori case editrici. Non credo che lei, dunque, abbia problema a perdonare qualcosa di simile che si verifica nel mio modestissimo blog.
      Quanto a “ridicolezza”, mio caro lettore, in lingua italiana esistono entrambi i sostantivi, con diversa sfumatura di significato, che sono de-aggettivali, derivano cioè dall’aggettivo “ridicolo”.
      Certo di farle cosa gradita, le allego il link da cui può documentarsi: https://www.treccani.it/vocabolario/ridicolezza/

      Bene, c’è altro?

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    2. Manca un punto interrogativo dopo “forma” ed è “lo condivido” e non “la condivido”. Non mi è facile scrivere dal cellulare.

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    3. “Esclamativo” non “interrogativo”

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