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domenica 1 novembre 2020

L’ultima frontiera Radical Chic: denigrano Halloween, ma campano di Mac, cinese e Black Friday

 

La festa di Halloween rientra in una generalissima colonizzazione culturale che da quando esiste l’uomo e le civiltà si verifica in tutto il pianeta. 2000 anni fa, del resto, i colonizzatori eravamo noi, e Orazio racconta che ancora prima i colonizzatori di quel tempo  (i Romani) erano stati colonizzati dai Greci (Graecia capta ferum victorem cepit). C’è qualcuno, in genere il più forte, che esporta la propria cultura ai danni del più debole e, in misura minore, ne resta a sua volta influenzato. È una legge naturale.

Se Halloween non piace, ed è legittimo, perché non appartiene alla nostra cultura, allora non dovrebbero piacere il Mc Donald’s, il Black Friday, il linguaggio dell’informatica, lo yoga, il Judo, il Karate, l’Aikido, i ristoranti cinesi, giapponesi, tailandesi, il commercio per corrispondenza (che nasce negli USA), lo studio delle lingue straniere, la camicia con il collo alla coreana e, udite udite, persino Babbo Natale; allo stesso modo, dovremmo smettere di esportare pizza, spaghetti, vestiti e musica con il mandolino nel resto del pianeta, perché il “valore della cultura autoctona”, se è tale, deve valere anche per gli altri. 

Poiché chi denigra Halloween mangia tranquillamente al cinese, compra le azioni della Apple, il figlio da scheletro o da strega ce lo veste lo stesso, ma a Carnevale, e poi segue lezioni di yoga o di karate, e magari all’estero per rifarsi la bocca va in un ristorante italiano, è legittimo pensare che costoro sono l’ultima frontiera di un bigottismo radical chic che sostituisce quello più manifesto del “sincretismo culturale” a tutti i costi. Due facce della stessa medaglia, tra cui questa seconda pare molto più incoerente e infondata della prima.

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